Gli attacchi informatici prendono di mira i sistemi che regolano la temperatura di frigoriferi e congelatori. Il governo interviene, mentre aumentano le preoccupazioni per la sicurezza della catena del freddo.
Gli hacker non si sono limitati a rubare dati o bloccare computer. Hanno preso di mira i sistemi che controllano la temperatura dei frigoriferi e dei congelatori dei supermercati. Gli attacchi, segnalati in diversi Paesi europei e anche in Italia, hanno portato la questione all’attenzione del governo. Il 3 novembre si è svolta una riunione a Palazzo Chigi per valutare la situazione e le possibili conseguenze sulla filiera alimentare.
Come gli hacker possono compromettere i frigoriferi
Gli attacchi hanno interessato sistemi di refrigerazione collegati a Internet e gestibili a distanza. Attraverso accessi informatici vulnerabili, gli aggressori possono modificare i parametri di funzionamento degli impianti, alterando le temperature necessarie alla conservazione degli alimenti.
Il rischio non riguarda soltanto il funzionamento delle apparecchiature. Un congelatore che non mantiene la temperatura prevista può compromettere la conservazione di carne, pesce, latticini e surgelati, rendendo necessari controlli sui prodotti ed eventuali ritiri dalla vendita.
È questo l’aspetto più delicato della vicenda: un attacco informatico può provocare conseguenze fisiche, danneggiando le merci e interrompendo le attività commerciali.
La riunione a Palazzo Chigi
Il 3 novembre la questione è stata affrontata durante una riunione a Palazzo Chigi, coordinata dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, alla presenza del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida e dei rappresentanti degli organismi di sicurezza nazionale.
Secondo quanto comunicato dopo gli accertamenti, in Italia gli attacchi avrebbero interessato un numero limitato di attività commerciali, soprattutto attraverso sistemi informatici non adeguatamente protetti.
Non sarebbero emerse situazioni di rischio per la salute dei cittadini legate allo scongelamento degli alimenti.
La Polizia postale ha avviato le indagini per individuare i responsabili e ricostruire le modalità degli attacchi.
L’allerta dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale
L’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale ha richiamato l’attenzione delle aziende della grande distribuzione, della logistica alimentare e degli operatori che gestiscono impianti frigoriferi industriali.
Il problema riguarda soprattutto i sistemi collegati alla rete e accessibili da remoto, spesso utilizzati per controllare le temperature, rilevare anomalie e programmare interventi di manutenzione.
Tra le precauzioni indicate figurano l’aggiornamento dei dispositivi, la protezione degli accessi remoti, la separazione delle reti informatiche e il monitoraggio dei sistemi di refrigerazione.
La vulnerabilità di un singolo impianto può avere ripercussioni sull’intera attività, soprattutto quando la conservazione dei prodotti dipende dal mantenimento costante della temperatura.
Il rischio per la filiera alimentare
La vicenda pone una questione che va oltre i supermercati.
Magazzini frigoriferi, piattaforme logistiche, stabilimenti alimentari e centri di distribuzione utilizzano sistemi automatizzati per conservare e movimentare prodotti deperibili.
Se un attacco informatico altera il funzionamento di questi impianti, le conseguenze possono riguardare la sicurezza dei prodotti, la continuità delle forniture e i costi sostenuti dalle aziende.
Non ogni variazione di temperatura determina automaticamente un pericolo per i consumatori. Occorre verificare quanto sia durata l’anomalia, quali temperature siano state raggiunte e quali alimenti siano stati coinvolti.
Resta però un dato: la sicurezza informatica è diventata anche una componente della sicurezza alimentare.
Le indagini dovranno chiarire chi abbia organizzato gli attacchi e se gli episodi registrati nei diversi Paesi siano collegati. Per le aziende, intanto, la priorità è verificare che gli impianti di refrigerazione non possano essere controllati dall’esterno attraverso accessi non autorizzati.

