Terremoto elettorale negli USA, i Democratici prendono il controllo del Congresso

Le elezioni di metà mandato cambiano gli equilibri a Washington. I Democratici conquistano seggi anche negli Stati tradizionalmente repubblicani. Per la Casa Bianca si apre una fase di confronto con un Congresso guidato dall’opposizione.

WASHINGTON, 4 novembre 2026 – I Democratici conquistano il Congresso americano e sottraggono ai Repubblicani il controllo della Camera e del Senato. Le elezioni di metà mandato del 3 novembre segnano una svolta nella presidenza di Donald Trump, che dovrà affrontare gli ultimi due anni del suo mandato senza una maggioranza parlamentare favorevole.

Il risultato emerge dalle proiezioni delle principali agenzie e reti televisive americane. Lo spoglio prosegue in alcune circoscrizioni, ma il passaggio di entrambe le camere ai Democratici è già stato annunciato dall’Associated Press.

Dal Texas al Kansas, i Democratici avanzano negli Stati repubblicani

Il cambiamento più significativo arriva dal Senato, dove i Democratici conquistano almeno sette seggi precedentemente occupati dai Repubblicani.

Tra gli Stati interessati figurano Texas, Kansas, Iowa, Ohio, Maine, North Carolina e South Carolina. In Kansas non veniva eletto un senatore democratico da quasi un secolo. In Texas, invece, James Talarico supera il repubblicano Ken Paxton, mentre Gina Hinojosa conquista la carica di governatrice, interrompendo una lunga stagione di amministrazioni repubblicane.

Anche alla Camera i Democratici avanzano, conquistando oltre venti collegi precedentemente controllati dagli avversari. Alcune vittorie arrivano in territori che appena due anni fa avevano sostenuto Trump con ampi margini.

Il costo della vita e la guerra con l’Iran pesano sul voto

L’economia è stata uno dei temi centrali della campagna elettorale. Il costo della vita, le difficoltà delle famiglie e la guerra con l’Iran hanno alimentato il malcontento nei confronti dell’amministrazione.

Secondo gli exit poll riportati da Reuters, circa la metà degli elettori intervistati ha considerato queste elezioni un’occasione per esprimere il proprio dissenso verso Trump. Il 70% ha dichiarato di volere un Congresso capace di esercitare maggiori controlli sul presidente.

Il voto ha coinvolto anche aree nelle quali i Repubblicani avevano consolidato il proprio consenso nel 2024, comprese alcune comunità a forte presenza ispanica.

Cosa cambia per Donald Trump

La conseguenza politica più importante riguarda i rapporti tra la Casa Bianca e il Congresso.

Dal gennaio 2027 i Democratici potranno controllare l’agenda parlamentare, guidare le commissioni e avviare indagini sull’operato dell’amministrazione. La nuova maggioranza al Senato avrà inoltre la possibilità di bloccare o respingere le nomine presidenziali sottoposte alla sua approvazione.

Trump conserverà i poteri della presidenza, compreso il diritto di veto sulle leggi approvate dal Congresso. Per portare avanti nuovi provvedimenti sarà però necessario trovare accordi con l’opposizione oppure affrontare uno scontro istituzionale.

Alla Camera, Hakeem Jeffries potrebbe diventare il primo afroamericano a ricoprire la carica di Speaker, subordinatamente al voto previsto all’insediamento del nuovo Congresso.

Trump riconosce il risultato, ma non cambia linea

Nelle prime dichiarazioni successive al voto, Trump si è congratulato con i Democratici, riconoscendo l’efficacia della loro campagna elettorale.

Intervistato da Fox News, il presidente ha manifestato disponibilità a collaborare con la nuova maggioranza, senza però attribuire direttamente alla propria amministrazione la responsabilità della sconfitta repubblicana. Ha inoltre richiamato la possibilità di utilizzare il veto presidenziale sui provvedimenti non condivisi.

Il prossimo passaggio sarà l’insediamento del Congresso, previsto per il 3 gennaio 2027. Da quel momento i Democratici potranno esercitare concretamente i poteri ottenuti alle urne.

Per Trump, il voto non interrompe il mandato presidenziale, che terminerà nel gennaio 2029. Cambia però il quadro politico nel quale dovrà governare: dopo due anni con Camera e Senato a maggioranza repubblicana, la Casa Bianca si troverà di fronte un Parlamento controllato dall’opposizione.

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