Lo scontro tra Donald Trump e Papa Leone si è aggravato nel giro di poche ore, con un botta e risposta che ha spostato il confronto dal piano diplomatico a quello politico. Il presidente degli Stati Uniti ha detto di non avere alcuna intenzione di chiedere scusa al Pontefice, sostenendo che il Papa avrebbe espresso posizioni sbagliate sull’Iran. Una linea ribadita dopo le prime polemiche, in un quadro già segnato dalla crisi in Medio Oriente e dal confronto aperto con Teheran.
La rottura nasce dalle critiche rivolte da Papa Leone alla guerra e alla strategia americana nell’area. Nei giorni scorsi il Pontefice aveva richiamato i leader mondiali alla pace, condannando la logica della forza e chiedendo una via negoziale. Davanti ai giornalisti, dopo gli attacchi ricevuti, ha risposto di non avere paura di Trump e di parlare “del Vangelo e della pace”, segnando una distanza netta dalla Casa Bianca.
Trump, però, ha scelto di rilanciare. Secondo quanto riferito dall’Associated Press, ha definito Leone “debole sulla criminalità” e inadeguato in politica estera, arrivando anche a sostenere che il Pontefice dovrebbe essergli riconoscente. Il presidente americano ha poi collegato lo scontro con il Papa al dossier iraniano, spiegando di non voler accettare posizioni che, a suo giudizio, finirebbero per tollerare un Iran dotato di arma nucleare.
Papa Leone e Trump, rottura aperta
Il caso ha avuto subito riflessi anche in Italia. Giorgia Meloni ha definito inaccettabili le parole di Trump contro il Papa, prendendo posizione in modo netto su una vicenda che coinvolge non solo il Vaticano ma anche l’equilibrio tra alleati occidentali. La presa di distanza della premier arriva mentre il rapporto con Washington resta centrale su più fronti, dall’energia alla sicurezza internazionale. La critica di Meloni aggiunge quindi un elemento politico ulteriore a una giornata già segnata da forti tensioni. La notizia del giudizio espresso dalla presidente del Consiglio è stata ripresa in diversi aggiornamenti sul caso.
Nel frattempo è arrivata anche la reazione iraniana. Il presidente Masoud Pezeshkian ha condannato l’insulto rivolto al Pontefice, inserendosi in uno scontro che ormai supera la dimensione simbolica. Teheran prova così a usare il terreno politico e religioso per isolare Trump sul piano internazionale, mentre resta aperto il negoziato sulla crisi regionale.
Iran, Hormuz e nuovi colloqui possibili
Sul fronte mediorientale, la Casa Bianca continua a muoversi tra pressione militare e aperture negoziali. Trump ha sostenuto che gli iraniani avrebbero riallacciato i contatti e ha lasciato intendere che un nuovo round di colloqui potrebbe tenersi giovedì, con il Pakistan che resta tra le sedi possibili del confronto dopo i primi tentativi diplomatici a Islamabad. AP riferisce che l’amministrazione americana considera ancora praticabile una ripresa dei negoziati, nonostante il blocco resti fragile e il cessate il fuoco abbia scadenze molto ravvicinate.
Resta poi il nodo dello Stretto di Hormuz. Trump ha rivendicato la linea dura spiegando che gli Stati Uniti stanno agendo per riaprire e mettere in sicurezza il passaggio marittimo, considerato decisivo per il traffico energetico globale. Nelle ultime ore ha insistito sul fatto che Washington non avrebbe bisogno di Hormuz nello stesso modo in cui ne hanno bisogno altri Paesi, ma intende impedire che l’Iran usi quello snodo come leva strategica. AP e ANSA hanno riferito del blocco dei porti iraniani annunciato dagli Usa e delle operazioni legate alla riapertura del corridoio marittimo.
Il risultato è una crisi che si allarga: da una parte lo scontro tra Trump e Papa Leone, dall’altra la partita con Teheran, che resta appesa a negoziati incerti e a un equilibrio militare sempre più instabile. Nelle prossime ore si capirà se prevarrà la linea del confronto o se i contatti annunciati potranno riaprire uno spazio diplomatico.

