Made in Italy, protesta al Brennero: agricoltori contro il codice doganale

Diecimila in presidio alla frontiera, anche dalla Puglia. Coldiretti: “Norma da cambiare, sottrae 20 miliardi al settore”


La protesta sul Made in Italy al Brennero porta in strada diecimila agricoltori arrivati da tutta Italia. Tra loro anche molti pugliesi, partiti da campi e allevamenti per raggiungere il valico simbolo dei flussi agroalimentari europei. Al centro della mobilitazione, promossa da Coldiretti, c’è la richiesta di modificare il codice doganale europeo, in particolare la norma sull’“ultima trasformazione sostanziale”.

Secondo l’organizzazione agricola, questa regola consente di attribuire l’origine italiana a prodotti che in realtà utilizzano materie prime straniere, purché trasformati nel nostro Paese. Un meccanismo che, per Coldiretti, penalizza gli agricoltori e altera la concorrenza, con una perdita stimata in circa 20 miliardi di euro.

La manifestazione si inserisce in un percorso più ampio che, nelle ultime settimane, ha coinvolto quasi 100mila agricoltori in tutta Italia. Al Brennero erano presenti anche il presidente Ettore Prandini e il segretario generale Vincenzo Gesmundo, che hanno ribadito la necessità di un intervento urgente a livello europeo.

Codice doganale e Made in Italy: cosa chiedono gli agricoltori

La richiesta è chiara: rivedere le regole sull’origine dei prodotti per garantire trasparenza ai consumatori e tutela del reddito agricolo. Secondo Coldiretti, l’attuale sistema favorisce pratiche che rischiano di confondere il mercato, permettendo di vendere come italiani prodotti che non lo sono nella sostanza.

“La revisione della normativa è una priorità non più rinviabile”, ha spiegato Gesmundo, sottolineando come il tema dell’origine sia centrale non solo per il settore agricolo, ma per l’intero sistema economico. Il riferimento è anche alla recente approvazione della legge sui reati agroalimentari, considerata un passo avanti nella lotta alle frodi.

Costi in aumento e filiere sotto pressione

La mobilitazione arriva in un momento delicato per il comparto. I costi di produzione continuano a salire, spinti dall’aumento di energia, carburanti e fertilizzanti. Le tensioni internazionali complicano anche l’approvvigionamento delle materie prime, con ricadute dirette sulle semine e sulla produzione.

In questo contesto, Coldiretti avverte il rischio di una maggiore diffusione di alimenti ultra-trasformati e di una riduzione della qualità complessiva dell’offerta. A pagare, secondo l’organizzazione, sono sia gli agricoltori sia i consumatori, stretti tra margini ridotti e prezzi più alti.

Il peso dell’agroalimentare resta comunque centrale per l’economia italiana: la filiera vale 707 miliardi di euro e garantisce circa 4 milioni di posti di lavoro. “Difendere questo patrimonio significa proteggere territori, occupazione e identità produttiva”, ha dichiarato Prandini.

Pressione su Bruxelles

La protesta non si fermerà al Brennero. Le richieste saranno portate nei prossimi giorni a Roma, dove è previsto un confronto con il Commissario europeo alla Salute, Olivér Várhelyi. L’obiettivo è ottenere una revisione delle regole comunitarie che consenta di definire l’origine dei prodotti partendo dalla materia prima agricola.

Coldiretti insiste anche sul rafforzamento dei contratti di filiera, ritenuti uno strumento utile per garantire una distribuzione più equa del valore lungo la catena produttiva.

Intanto la mobilitazione prosegue anche sui social con la campagna #nofakeinitaly, a sostegno di una battaglia che punta a ridefinire le regole del mercato agroalimentare europeo.

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