Farmaci, costi in aumento con la guerra: imprese sotto pressione e rischio carenze

Il conflitto in Medio Oriente spinge in alto i costi di produzione del settore farmaceutico. Pesano energia, materie prime e imballaggi. L’allarme riguarda soprattutto la tenuta delle forniture nei prossimi mesi.  

La guerra e le tensioni sulle rotte energetiche tornano a colpire anche il settore farmaceutico. Questa volta l’allarme riguarda i costi di produzione, saliti in modo sensibile, e la possibilità che nei prossimi mesi si registrino difficoltà nelle forniture di alcuni medicinali. Il nodo è legato soprattutto alla crisi in Medio Oriente e ai suoi effetti sul prezzo del greggio, sui trasporti e sulla disponibilità delle materie prime necessarie alla produzione.

Secondo Farmindustria, per le aziende il costo di produrre farmaci è aumentato di oltre il 20%. Un rincaro che si aggiunge a quelli accumulati negli ultimi anni, già segnati dalla guerra in Ucraina e dalla crisi del Mar Rosso. Per l’industria si tratta del terzo shock in quattro anni, con effetti diretti sulla sostenibilità delle attività produttive.

A pesare non è solo l’energia. I rincari toccano anche componenti essenziali della filiera: alluminio, principi attivi, vetro, carta e materiali per il confezionamento. La conseguenza è una pressione crescente sulle imprese, che devono continuare a produrre in un contesto di prezzi regolati, senza poter scaricare facilmente gli aumenti sul mercato. In pratica, il maggior costo resta quasi interamente a carico delle aziende.

Farmaci costi di produzione, l’allarme dell’industria

Il rischio, spiegano i rappresentanti del settore, non è immediato ma potrebbe diventare concreto a partire dall’estate o subito dopo. L’ipotesi è quella di una riduzione delle forniture, soprattutto se la crisi dovesse prolungarsi e se l’Europa non dovesse intervenire con misure rapide sul fronte industriale e degli approvvigionamenti.

Il punto più fragile resta la dipendenza dall’estero. L’Italia, come gran parte dell’Europa, continua a importare una quota molto rilevante di principi attivi e materie prime dall’Asia, in particolare da Cina e India. Questa esposizione rende l’intero sistema più vulnerabile nei momenti di instabilità internazionale. È una criticità emersa già durante la pandemia e che ora torna al centro con forza.

Il ministro delle Imprese Adolfo Urso ha richiamato la necessità di rafforzare l’autonomia strategica europea nella produzione dei principi attivi. L’obiettivo è ridurre una dipendenza considerata eccessiva, soprattutto quando le crisi geopolitiche mettono sotto stress logistica, prezzi e continuità degli approvvigionamenti.

Produzione farmaceutica italiana, un settore che regge ma chiede risposte

Nonostante il quadro difficile, la farmaceutica resta uno dei comparti più solidi dell’economia italiana. Nel 2025 la produzione ha raggiunto 74 miliardi di euro, mentre l’export si è attestato a 69 miliardi. Numeri che confermano il peso del settore nel sistema industriale nazionale e il suo ruolo nell’attrarre investimenti.

Gli investimenti complessivi hanno superato i 4 miliardi di euro, con una quota importante destinata alla ricerca clinica nelle strutture del Servizio sanitario nazionale. Anche l’occupazione resta su livelli alti, con oltre 72mila addetti e una dinamica ancora positiva. Sono dati che mostrano la capacità del comparto di reggere anche in una fase complessa.

Resta però aperto il tema delle politiche europee. Secondo le imprese, alcune scelte regolatorie rischiano di penalizzare la competitività del settore proprio mentre altri Paesi stanno rafforzando ricerca, innovazione e attrazione di capitali. Il confronto riguarda non solo i costi industriali, ma anche brevetti, investimenti e sviluppo di nuove molecole.

Il settore farmaceutico italiano si conferma quindi forte nei numeri, ma più esposto sul piano produttivo. La tenuta nei prossimi mesi dipenderà dalla durata della crisi e dalle decisioni che verranno prese a livello europeo. Per le aziende il punto è chiaro: senza una risposta rapida, l’aumento dei costi potrebbe trasformarsi in un problema concreto per la produzione e, di riflesso, per la disponibilità dei farmaci.

Potrebbe interessarti

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Rimani connesso

890FansLike
- Advertisement -spot_img

Ultimissime