Ghiacciai polari, persi oltre 11mila miliardi di tonnellate di ghiaccio: il mare è salito di più di 3 centimetri

Il nuovo studio internazionale ricostruisce oltre mezzo secolo di cambiamenti in Groenlandia e Antartide. L’INGV tra gli enti coinvolti. La perdita accelera dagli anni Novanta, mentre il rallentamento osservato tra il 2020 e il 2023 non indica un’inversione della tendenza.

Groenlandia e Antartide hanno perso complessivamente oltre 11mila miliardi di tonnellate di ghiaccio, contribuendo ad aumentare di 31,4 millimetri il livello medio globale del mare. Il dato emerge da una nuova ricostruzione scientifica che estende l’osservazione delle calotte polari fino agli anni Settanta e mostra soprattutto un fenomeno: la perdita di ghiaccio ha accelerato nettamente a partire dagli anni Novanta.

Lo studio, Mass balance of the Greenland and Antarctic ice sheets from the 1970s to 2023, è stato pubblicato nel 2026 su Scientific Data ed è frutto della collaborazione internazionale dell’Ice Sheet Mass Balance Inter-comparison Exercise (IMBIE). Tra gli autori figura anche Daniele Melini dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV). La pubblicazione scientifica e il relativo dataset risultano verificabili attraverso Northumbria University e il British Antarctic Survey.

Oltre 11mila miliardi di tonnellate di ghiaccio perdute

La ricostruzione copre la Groenlandia a partire dal 1972 e l’Antartide dal 1979, utilizzando differenti tecniche satellitari per stimare le variazioni della massa glaciale. Il dataset ufficiale IMBIE riporta misure ottenute attraverso altimetria, gravimetria e metodo input-output, combinate per produrre una stima riconciliata del bilancio di massa delle calotte.

Tra il 1979 e il 2023, secondo i dati diffusi con lo studio, le due grandi calotte hanno perso complessivamente 11.309 miliardi di tonnellate di ghiaccio, equivalenti a un contributo di 31,4 millimetri all’innalzamento medio globale del livello marino.

Non si tratta però di una perdita avvenuta a ritmo costante. È proprio l’evoluzione nel tempo uno degli elementi più significativi della ricerca.

In Groenlandia la calotta era ancora vicina all’equilibrio negli anni Settanta, mentre nei decenni successivi la perdita è cresciuta fortemente. Anche i dati climatici europei più recenti confermano la tendenza di lungo periodo: Copernicus indica che la Groenlandia è passata da condizioni prossime all’equilibrio all’inizio della serie satellitare a perdite molto più consistenti nei decenni successivi.

Antartide, il peso dei ghiacciai occidentali

Anche in Antartide il ritmo della perdita è aumentato nel corso dei decenni. Un ruolo particolarmente importante è svolto dall’Antartide occidentale, dove si trovano ghiacciai come Thwaites e Pine Island.

I dati Copernicus mostrano che proprio dall’Antartide occidentale proviene la grande maggioranza della perdita di massa registrata nel continente, associata all’accelerazione dell’assottigliamento, del flusso dei ghiacciai e dell’arretramento delle loro linee di ancoraggio.

Il punto centrale è quindi non soltanto quanto ghiaccio è scomparso, ma attraverso quali meccanismi le calotte stanno perdendo massa e come questi siano cambiati nel tempo.

Il rallentamento degli ultimi anni non cambia la tendenza

Tra il 2020 e il 2023 la perdita complessiva ha registrato un rallentamento temporaneo. Le abbondanti nevicate sull’Antartide orientale hanno compensato parte delle perdite verificatesi in altre aree, mentre estati meno estreme hanno limitato la fusione superficiale in Groenlandia.

Gli scienziati invitano però a non interpretare questa oscillazione come un’inversione della tendenza climatica di lungo periodo. I dati aggiornati successivamente al periodo coperto dallo studio mostrano inoltre che il bilancio dell’Antartide è tornato negativo: Copernicus stima una perdita di 82 miliardi di tonnellate nel 2024, dopo il temporaneo aumento di massa osservato nel 2022.

La questione va ben oltre le regioni polari. Groenlandia e Antartide custodiscono quantità di ghiaccio sufficienti a influenzare profondamente il livello degli oceani e la loro evoluzione resta una delle maggiori fonti di incertezza nelle proiezioni sull’innalzamento futuro dei mari.

Per le aree costiere, comprese quelle del Mediterraneo, conoscere con maggiore precisione la velocità con cui le calotte perdono massa significa migliorare le proiezioni utilizzate per valutare l’esposizione futura all’innalzamento del mare. È questo il valore concreto di una serie di osservazioni che ormai copre oltre mezzo secolo di storia delle calotte polari.

Potrebbe interessarti

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Rimani connesso

890FansLike
- Advertisement -spot_img

Ultimissime