La sperimentazione della Regione Emilia-Romagna riguarda le primarie in 41 Comuni. Balneari e albergatori temono ricadute sulla fine della stagione estiva.
La proposta di tenere le scuole aperte dal 31 agosto in Emilia-Romagna apre un confronto diretto con il mondo del turismo. La sperimentazione, annunciata dalla Regione, riguarda le scuole primarie di 41 Comuni e prevede attività sportive, culturali ed educative prima dell’avvio ufficiale delle lezioni.
Non si tratta di un anticipo del programma scolastico ordinario. Nelle prime due settimane di settembre gli istituti coinvolti potranno accogliere gli alunni con iniziative gestite da educatori. La partecipazione sarà facoltativa. L’obiettivo dichiarato è aiutare le famiglie nella gestione dei figli nei giorni che precedono la ripresa della scuola.
La misura, però, ha provocato la reazione di balneari e albergatori, soprattutto sulla Riviera romagnola. Il timore è che l’apertura degli edifici scolastici a fine agosto venga percepita come una vera ripartenza della scuola, con effetti immediati sulle prenotazioni e sulla presenza delle famiglie nelle località di mare.
Scuole aperte dal 31 agosto, le critiche del turismo
Secondo gli operatori balneari, il calendario scolastico incide ancora in modo decisivo sulla durata della stagione estiva. La fine delle vacanze, per molte famiglie, coincide con il rientro scolastico. Per questo l’idea di anticipare le attività al 31 agosto viene giudicata rischiosa.
I gestori degli stabilimenti temono una riduzione del lavoro proprio in una fase in cui si chiede al settore di allungare la stagione e puntare sulla destagionalizzazione. Anche gli albergatori hanno espresso contrarietà, sostenendo che il calendario scolastico non dovrebbe essere modificato in modo da penalizzare il turismo.
La Regione: adesione facoltativa e nessun danno alla stagione
Dalla Regione arriva una lettura diversa. L’assessorato al Turismo ha precisato che la misura è facoltativa e non dovrebbe incidere sulla stagione balneare. La Regione sostiene inoltre che le abitudini dei viaggiatori stanno cambiando, con vacanze distribuite in più periodi dell’anno e una domanda crescente anche fuori dai mesi centrali dell’estate.
La sperimentazione partirà quest’anno nei Comuni più grandi. Solo dopo la prima fase sarà possibile valutare se estendere il modello ad altre scuole. Il punto politico resta aperto: da una parte le esigenze delle famiglie, dall’altra la preoccupazione di un comparto che considera settembre una parte sempre più importante della stagione turistica.
La discussione continuerà nelle prossime settimane, quando Comuni, scuole e operatori economici dovranno capire come tradurre la proposta in pratica senza trasformarla in un segnale negativo per il turismo.

