Dai piccoli Comuni alle candidature mediatiche, il voto locale restituisce risultati inattesi: Cuffaro domina a Raffadali, Lovati si ferma sotto l’1%, Casalino resta fuori a Ceglie Messapica.
Le elezioni amministrative 2026 hanno consegnato non solo vincitori e nuovi sindaci, ma anche storie politiche molto diverse tra loro. Accanto ai risultati delle città più grandi, il voto nei piccoli Comuni ha messo in evidenza dinastie locali, ritorni in municipio e candidature molto note al pubblico che non hanno trovato spazio nelle urne.
A Raffadali, in provincia di Agrigento, il nome Cuffaro resta centrale nella vita politica del paese. Ida Cuffaro, 27 anni, candidata con la Democrazia Cristiana, si è avviata verso una vittoria netta, superando l’80% delle preferenze a metà scrutinio. Laureata in giurisprudenza, madre di tre figli e impiegata al Centro per l’impiego, negli ultimi anni ha seguito la comunicazione istituzionale del Comune.
La sua elezione prosegue una lunga presenza familiare nell’amministrazione locale. Lo zio Silvio Cuffaro ha guidato Raffadali per più mandati, mentre Totò Cuffaro è stato presidente della Regione Siciliana. La nuova sindaca ha impostato la campagna sul rapporto tra continuità amministrativa e ricambio generazionale.
Elezioni amministrative 2026, i volti noti non sfondano
Il voto ha dato un segnale chiaro anche a chi arrivava da una forte esposizione mediatica. Massimo Lovati, avvocato noto per il caso Garlasco, si è candidato sindaco a Vigevano con Democrazia Sovrana Popolare. Il risultato è stato molto basso: 0,98% dei voti.
A Ceglie Messapica, in provincia di Brindisi, Rocco Casalino era candidato al consiglio comunale. L’ex portavoce del governo Conte ha raccolto 246 preferenze, ma non è riuscito a entrare in Consiglio. Il centrodestra ha mantenuto la guida del Comune, confermando una continuità politica che dura da sedici anni.
Per Casalino resta però un dato politico: il Movimento 5 Stelle ha presentato per la prima volta una propria lista alle comunali di Ceglie Messapica, risultando tra le forze più votate del campo progressista secondo i dati parziali.
Il caso Pedesina, tre liste per 44 elettori
Tra le storie più singolari c’è quella di Pedesina, piccolo Comune della Val Gerola, in provincia di Sondrio. Gli elettori sono appena 44, ma le liste in campo erano tre, con ventiquattro candidati consiglieri.
Niente comizi, niente grandi manifesti, nessuna campagna elettorale tradizionale. La sfida si è giocata tra figure conosciute dalla comunità: Valentino Maxenti, già sindaco dal 2009 al 2019; Giorgio Tarabini, figlio di un ex primo cittadino rimasto a lungo alla guida del paese; e Mirko Gusmeroli, imprenditore edile alla prima esperienza politica.
A vincere è stato Maxenti, con il 54,55% dei voti. Per lui si tratta di un ritorno in municipio dopo sei anni.
Il quadro che emerge dalle amministrative è concreto: nei piccoli centri il consenso resta spesso legato alla presenza sul territorio, ai rapporti personali e alla storia amministrativa locale. La notorietà nazionale può aiutare a farsi conoscere, ma non basta a convincere gli elettori quando la scelta riguarda il governo quotidiano di un Comune.

