Dalle rotte bloccate al blackout di internet, le tensioni frenano gli scambi con Teheran. Scorte limitate e prezzi in salita per due ingredienti chiave.
La guerra in Iran comincia a farsi sentire anche nei mercati alimentari italiani. Dopo energia e trasporti, le difficoltà legate al conflitto stanno colpendo due prodotti molto usati in cucina e pasticceria: zafferano e pistacchi.
Il problema non riguarda solo i prezzi. Il blocco dei collegamenti aerei, le rotte marittime più difficili e le comunicazioni interrotte con molti esportatori iraniani stanno rallentando ordini, documenti e spedizioni. Per ora gli importatori parlano di scorte disponibili, ma non illimitate.
Guerra in Iran, zafferano sotto pressione
Lo zafferano è il caso più delicato. L’Iran è il principale produttore mondiale e copre circa il 90% della produzione globale. L’Italia, tra i maggiori importatori, dipende in larga parte dalle forniture iraniane.
Secondo le stime citate dagli operatori del settore, le scorte oggi disponibili potrebbero bastare per circa sei o sette mesi. Il rischio maggiore riguarda l’autunno, periodo cruciale per il raccolto e per la programmazione delle nuove forniture.
Se il conflitto dovesse proseguire, gli importatori potrebbero avere difficoltà a partecipare alle aste, chiudere contratti e organizzare spedizioni. A pesare è anche il blackout di internet imposto in Iran, che rende complicato confermare ordini, tracciare la merce e gestire la documentazione commerciale.
La produzione italiana di zafferano esiste ed è in crescita, ma resta troppo piccola per coprire il fabbisogno interno. Le varietà pregiate, come quelle dell’Aquila, di San Gimignano e della Sardegna, hanno volumi limitati e prezzi elevati.
Pistacchi più cari tra guerra, siccità e domanda record
Anche il mercato dei pistacchi è sotto pressione. L’Iran è uno dei principali produttori mondiali e pesa in modo significativo sull’export globale. La guerra ha complicato le spedizioni, mentre i prezzi sono già saliti ai livelli più alti dal 2018.
La situazione era fragile già prima del conflitto. La siccità ha ridotto i raccolti in diversi Paesi produttori, mentre la domanda internazionale è aumentata, spinta anche dal successo di prodotti dolciari a base di crema di pistacchio.
Le conseguenze potrebbero arrivare presto su gelaterie, pasticcerie e industria alimentare. Creme, dolci da forno, gelati e semilavorati rischiano rincari, soprattutto se la disponibilità di prodotto dovesse ridursi nei prossimi mesi.
Per ora non si parla di scaffali vuoti. Ma gli operatori seguono con attenzione l’evoluzione dei collegamenti commerciali con l’Iran. Zafferano e pistacchi restano disponibili, ma il loro costo potrebbe salire ancora se la crisi non si sbloccherà.

