Feste di laurea, giro di vite nelle città universitarie: stop a uova, farina e fuochi d’artificio

Da Padova a Bari aumentano divieti e regole per i festeggiamenti dei neolaureati. Comuni e atenei puntano su decoro urbano, meno rifiuti e celebrazioni a basso impatto.

Le feste di laurea cambiano volto nelle principali città universitarie italiane. Sempre più Comuni e atenei stanno introducendo regole precise per limitare gli eccessi che da anni accompagnano i festeggiamenti dei neodottori: niente lanci di uova e farina, stop ai fuochi d’artificio, divieti su spray, fumogeni, bottiglie di vetro e altri materiali che possono sporcare o creare disagi negli spazi pubblici.

La linea è chiara: festeggiare sì, ma senza trasformare piazze, cortili universitari e strade del centro in aree da ripulire per ore. Il tema non riguarda solo l’ordine pubblico, ma anche il decoro urbano e la sostenibilità ambientale. Per questo motivo molte amministrazioni stanno scegliendo la strada delle ordinanze comunali o di regolamenti condivisi con le università.

Padova è tra le città che stanno spingendo di più su questa impostazione. Il messaggio è semplice: celebrare il traguardo accademico con moderazione e rispetto per la città. Un’impostazione che si ritrova anche in altri centri universitari, dal Nord al Sud, dove i festeggiamenti vengono sempre più incanalati dentro regole precise.

Feste di laurea senza eccessi, le regole nelle città universitarie

A Venezia il fenomeno è particolarmente visibile, anche per il numero di laureati che si ritrovano in piazza San Marco. Qui Ca’ Foscari ha vietato bombolette spray, trombette da stadio, fumogeni, bottiglie di vetro, coriandoli e perfino alcuni comportamenti ritenuti incompatibili con la tutela del centro storico. Alle indicazioni dell’università si è aggiunto anche un decalogo promosso dai commercianti della piazza, con l’obiettivo di ridurre rumore, rifiuti e danni in un’area delicata e ad alta presenza turistica.

A Bari si lavora invece a un regolamento plastic free condiviso tra Comune e università, con l’obiettivo di ridurre l’impatto ambientale delle celebrazioni. Nella zona di piazza Battisti, tra l’ateneo e la facoltà di Giurisprudenza, i controlli sarebbero già stati rafforzati, anche per contrastare l’uso di materiali vietati durante i festeggiamenti.

A Varese l’Università dell’Insubria ha scelto una linea ancora più rigida, vietando non solo il materiale pirotecnico ma anche cori e canzoni. A Torino, invece, il Politecnico ha cercato una soluzione diversa: sostituire i tradizionali coriandoli con bolle di sapone in contenitori di bioplastica e promuovere feste più sobrie, con iniziative semplici e meno impattanti.

Provvedimenti simili si registrano anche nelle Marche, dove sono state eliminate le trombette, e a Verona, dove l’attenzione si concentra soprattutto sulla gestione dei rifiuti e sulla mobilità sostenibile: cartoni da smaltire separatamente, uso di borracce e stoviglie riciclabili, invito a preferire car pooling e mezzi pubblici. A Parma, come in altre città, resta il divieto di appendere volantini e manifesti su muri e alberi.

Decoro e sostenibilità al centro della stretta

Dietro queste decisioni c’è una tendenza ormai evidente. Le amministrazioni locali e gli atenei stanno cercando di conciliare il diritto alla festa con la tutela degli spazi pubblici. Le scene abituali di residui di farina, bottiglie, plastica e cartelli lasciati in strada dopo i brindisi non vengono più considerate un effetto inevitabile delle celebrazioni.

Il cambiamento riguarda anche il linguaggio. In diverse città i divieti sono accompagnati da campagne che invitano a festeggiare con misura, evitando schiamazzi e comportamenti fuori luogo. L’obiettivo è spostare il senso della festa: meno eccessi, meno rifiuti, più attenzione al contesto urbano.

Il risultato è una nuova stagione per i festeggiamenti di laurea. Le corone d’alloro e i brindisi restano, ma dentro un quadro più controllato. Per i neolaureati il messaggio è ormai netto: la festa è legittima, purché non pesi sulla città.

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