Gli investigatori analizzano telefoni, computer e appunti del 31enne. Dalle prime ricostruzioni emergono isolamento, disagio psichico e frustrazione per i continui rifiuti.
La rabbia di El Koudri sarebbe cresciuta attorno a un pensiero fisso: trovare un lavoro. Salim El Koudri, 31 anni, l’uomo accusato di essersi lanciato con un’auto contro i passanti in via Emilia Centro a Modena, avrebbe vissuto per mesi una forte frustrazione legata alla mancanza di occupazione.
Secondo le prime ricostruzioni, il 31enne contattava spesso agenzie interinali e conoscenti, chiedendo aggiornamenti sulle candidature e lamentando continui rifiuti. Agli interlocutori avrebbe ripetuto più volte di sentirsi escluso perché straniero. Una convinzione che, con il passare del tempo, avrebbe alimentato tensione e isolamento.
La rabbia di El Koudri e le telefonate alle agenzie
Gli investigatori stanno esaminando cellulari, computer e appunti personali per capire cosa possa aver preceduto l’episodio. Le telefonate alle agenzie per il lavoro sarebbero state frequenti, anche più volte al giorno. Quando non arrivavano risposte o le candidature venivano respinte, il tono delle conversazioni diventava più acceso.
Alcuni residenti lo avrebbero notato mentre parlava animatamente al telefono per strada. Nelle conversazioni, secondo quanto emerso, contestava un presunto trattamento discriminatorio e collegava i rifiuti alla sua origine straniera.
Il quadro personale e il disagio
A fornire altri elementi sono state le psichiatre del Centro di Salute Mentale di Castelfranco Emilia, sentite dagli investigatori. Le specialiste avrebbero riferito che El Koudri non aveva mostrato in passato comportamenti violenti o aggressivi. Le terapie farmacologiche, secondo quanto ricostruito, sembravano aver portato alcuni miglioramenti.
Il tema del lavoro, però, sarebbe rimasto centrale nei suoi pensieri. Una preoccupazione costante, poi diventata sempre più rigida. Anche l’ultimo datore di lavoro lo avrebbe descritto come una persona isolata, con difficoltà nei rapporti con i colleghi.
Gli inquirenti valutano anche il contesto familiare. Il padre di El Koudri, laureato in letteratura, avrebbe vissuto anni prima una difficoltà simile: dopo non essere riuscito a trovare un impiego adeguato ai propri studi, era rientrato in Marocco, per poi tornare in Emilia come operaio metalmeccanico.
Secondo gli investigatori, il figlio potrebbe aver assorbito quella sensazione di marginalità e fallimento sociale, trasformandola in una crescente ostilità verso il mondo del lavoro e le istituzioni.
Resta ora da chiarire il peso di questi elementi nella decisione di colpire la folla. Gli accertamenti proseguono per ricostruire le ore precedenti all’attacco e verificare se nei dispositivi sequestrati ci siano messaggi, ricerche o appunti utili a spiegare il passaggio dalla frustrazione all’azione violenta.

