Giovanni Malagò ha vinto l’elezione per la presidenza della FIGC lunedì 22 giugno 2026.
L’Assemblea federale lo ha scelto con il 68,58% dei voti, superando Giancarlo Abete.
Il calcio italiano riparte da lui dopo le dimissioni di Gabriele Gravina e l’esclusione dell’Italia dai Mondiali 2026.
La sua elezione arriva in uno dei momenti più delicati per il movimento nazionale.
La mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali 2026 ha aperto una crisi profonda, culminata con le dimissioni di Gabriele Gravina. Da oggi la Federazione Italiana Giuoco Calcio riparte da Malagò, chiamato a ricostruire fiducia, rapporti istituzionali e prospettive sportive.
Malagò ha superato Giancarlo Abete, che ha raccolto il 29,17% dei voti. Il risultato assegna all’ex numero uno dello sport italiano una maggioranza ampia, ma anche una responsabilità pesante.
Subito dopo l’elezione, Malagò ha parlato all’Assemblea con toni misurati: «È veramente molto profondo ed emozionante questo senso di responsabilità. Da solo non posso fare nulla, ma con voi posso fare tutto».
Le prime priorità riguardano la compattezza interna della Federazione, la scelta del nuovo commissario tecnico e il rapporto con la politica. Malagò ha chiarito di non aver ancora parlato con nessuno per la panchina della Nazionale, ma ha confermato che il tema tecnico sarà affrontato subito.
Il nuovo presidente eredita una FIGC segnata da tensioni, risultati negativi e problemi strutturali. Il calcio italiano deve affrontare il nodo dei giovani, la sostenibilità dei club, il rapporto tra professionismo e dilettantismo, la competitività internazionale e la credibilità della Nazionale.
Il voto consegna però un mandato netto.
Malagò non parte da una posizione di semplice gestione ordinaria. La sua elezione indica la volontà di aprire una fase nuova, dopo anni difficili e dopo una ferita sportiva che pesa sull’intero Paese.
La sfida comincia adesso: trasformare il consenso dell’Assemblea in riforme concrete, decisioni rapide e una nuova identità per il calcio italiano.

