A Milano si chiude il capitolo giudiziario legato ai casi del Pandoro Pink Christmas e delle uova di Pasqua promosse da Chiara Ferragni. Il giudice ha disposto il non luogo a procedere al termine del rito abbreviato: il procedimento non prosegue perché, per come si è configurata la procedibilità, il reato contestato risulta estinto.
Al centro dell’indagine c’era l’ipotesi di truffa aggravata, collegata a comunicazioni pubblicate sui social che, secondo l’accusa, potevano indurre i consumatori a credere che una parte degli acquisti fosse destinata a progetti benefici. In aula, però, hanno pesato i risarcimenti già effettuati dall’influencer e il venir meno di condizioni che rendevano il reato perseguibile anche senza querela.
All’uscita, Ferragni ha parlato di un sollievo personale dopo due anni difficili, ringraziando i suoi legali e chi l’ha sostenuta. Il provvedimento riguarda anche gli altri imputati coinvolti nella vicenda, mentre sul fronte delle associazioni dei consumatori il quadro si è ridotto nel tempo, con alcune posizioni che non hanno proseguito l’azione in giudizio.
La vicenda, al di là dell’esito processuale, lascia una traccia evidente: quando la beneficenza entra nella comunicazione commerciale, trasparenza e messaggi verificabili non sono un dettaglio, ma la sostanza.

