Intervento del responsabile del Dipartimento Sanità UDC Puglia, Emiliano Messina
Il 30 settembre 2026 la Giunta regionale pugliese ha deliberato il Piano assunzionale 2026 delle Aziende e degli Enti del Servizio sanitario regionale, prevedendo 753 assunzioni finanziate a valere sul Fondo sanitario nazionale, per oltre 66,3 milioni di euro.
È un provvedimento strategicamente rilevante, ma assolutamente insufficiente a soddisfare il fabbisogno delle strutture e a rispondere alle priorità assistenziali.
Il principale nodo riguarda la distribuzione dei profili professionali, che evidenzia un forte squilibrio tra medici e personale del comparto. Infatti, dei 753 posti previsti dal Piano, 480 sono destinati a medici, 10 posti per dirigenti sanitari, 5 posti per dirigenti tecnici professionali, 6 posti per dirigenti veterinari e 2 posti per dirigenti amministrativi. Mentre sono previsti soltanto 42 posti per infermieri, 19 posti per OSS, 57 posti per tecnici di laboratorio e radiologia, 129 unità di personale sanitario e 3 posti per amministrativi.
Sia chiaro: non contestiamo la necessità di reclutare nuovi medici. Il loro apporto è indispensabile, ma questa composizione degli organici non permette di affrontare le difficoltà quotidiane dei reparti, dei pronto soccorso e dei servizi territoriali. La carenza di figure dedicate alla cura e al supporto dei pazienti compromette la qualità dei ricoveri e la continuità delle prestazioni.
D’altra parte, la stessa Regione sta imponendo una riduzione delle prestazioni aggiuntive, con un monitoraggio mensile delle ore effettuate e dei relativi costi, anche per verificare le scoperture in organico. Da qui nasce il nostro interrogativo: se infermieri, OSS e altri operatori del comparto sono essenziali per il funzionamento dei servizi, perché il loro peso nella programmazione è così esiguo? Aumentare la componente medica, peraltro difficile da reperire, non basterà se continueranno a mancare le professionalità che assicurano l’assistenza continuativa.
La questione investe anche le condizioni di lavoro: organici ridotti comportano una pressione crescente sugli addetti, un rischio più elevato di errori e patologie correlate allo stress, un maggiore ricorso alle ore aggiuntive e difficoltà nel garantire turni adeguati.
Riteniamo quindi che queste scelte meritino un confronto politico e tecnico approfondito. La distanza tra le previsioni approvate e la situazione vissuta quotidianamente nelle strutture pugliesi dimostra quanto sia necessario partire dalle esigenze effettive dei lavoratori e dell’utenza.
Da cittadino sono profondamente preoccupato: da esponente politico ritengo doveroso chiedere soluzioni concrete. Per questo, in qualità di responsabile del Dipartimento Sanità dell’UDC Puglia, ho scritto una lettera aperta al presidente della Regione, Antonio Decaro.
I pugliesi hanno diritto di sapere come saranno distribuite le nuove risorse, quali presìdi e unità operative ne beneficeranno e a quali carenze si intenda porre rimedio. Ho pertanto chiesto al presidente di rendere pubblici, in modo chiaro e facilmente consultabile:
- il dettaglio delle assunzioni per ciascuna Azienda sanitaria;
- la ripartizione dei posti tra medici, infermieri, OSS, altre professioni sanitarie e amministrativi, distinta per singola ASL;
- le scoperture che hanno determinato le scelte;
- l’impatto previsto sulla riduzione delle liste d’attesa.
Sono informazioni indispensabili per valutare l’efficacia del piano e comprendere se ogni professionista sarà assegnato dove il suo contributo è realmente necessario alla tutela del diritto alla salute.
Come UDC Puglia riteniamo che la sanità non possa essere programmata sulla sola base del totale delle assunzioni. Occorre considerare la composizione degli organici, le necessità dei territori, le condizioni degli operatori e la qualità delle cure offerte alla popolazione.
Il provvedimento della Giunta Decaro rappresenta l’ennesima occasione sprecata, destinata a penalizzare negli anni a venire tutte le province pugliesi, a partire da quelle che già soffrono le conseguenze di una pianificazione insufficiente e di logiche ragionieristiche lontane dai bisogni delle persone.

