La difficoltà nel riconoscere o distinguere gli odori potrebbe rappresentare uno dei segnali da osservare per individuare precocemente alcuni cambiamenti cognitivi legati all’invecchiamento.
È il campo di ricerca della professoressa Carla Masala, dell’Università di Cagliari, che studia il rapporto tra olfatto, gusto e funzioni cerebrali, con particolare attenzione a patologie neurodegenerative come Alzheimer e Parkinson.
Diversi studi internazionali hanno evidenziato un’associazione tra deficit olfattivi e maggiore rischio di declino cognitivo. Questo, però, non significa che perdere l’olfatto equivalga a una diagnosi: le alterazioni possono avere molte cause e devono essere valutate insieme ad altri elementi clinici.
L’obiettivo della ricerca è capire se semplici test olfattivi possano diventare, in futuro, uno strumento utile per individuare prima le persone che necessitano di ulteriori approfondimenti neurologici.
La strada è promettente, ma la prudenza resta fondamentale: l’olfatto può offrire un indizio sullo stato di salute del cervello, non una diagnosi certa di Alzheimer o Parkinson.

