Italia verso il picco del caldo: 45 gradi sulle Isole, poi cambia tutto nel weekend

L’Italia si avvicina all’apice della nuova ondata di caldo, con temperature che nelle aree interne di Sardegna e Sicilia potranno raggiungere i 43-45°C.

Tra mercoledì 15 e venerdì 17 luglio 2026 l’anticiclone africano farà aumentare ulteriormente le temperature soprattutto al Centro-Sud. Nel weekend del 18 e 19 luglio, invece, l’arrivo di correnti più fresche dal Nord Europa dovrebbe ridimensionare gradualmente la calura, ma potrà provocare temporali localmente intensi.

Il cambiamento interesserà inizialmente il Nord, per poi estendersi alle regioni centrali e meridionali, in particolare lungo il versante adriatico. Le previsioni confermano quindi una fase ancora molto calda, seguita da un’attenuazione delle temperature che non sarà priva di fenomeni atmosferici potenzialmente violenti.

Caldo estremo in Italia: punte di 45 gradi sulle Isole

L’anticiclone africano intensificherà la propria azione nei prossimi giorni, provocando l’ennesima ondata di calore dell’estate 2026. Questa volta gli effetti più significativi saranno avvertiti soprattutto al Centro-Sud e sulle due Isole maggiori.

Secondo Edoardo Ferrara, meteorologo di 3Bmeteo, nelle zone interne della Sardegna e successivamente della Sicilia si potranno raggiungere picchi compresi tra 43 e 45°C.

Le temperature massime potranno arrivare a 38-40°C nelle regioni meridionali della Penisola e a 36-39°C al Centro. Al Nord i valori saranno generalmente inferiori, ma l’elevata umidità aumenterà la sensazione di disagio fisico.

L’afa risulterà particolarmente opprimente nelle pianure e lungo le coste, dove le temperature rimarranno elevate anche durante la notte. La limitata dispersione del calore potrà quindi favorire notti tropicali, con minime che in numerose località potrebbero non scendere sotto i 20°C.

Forti temporali al Nord con rischio di grandine e nubifragi

Al Nord l’anticiclone africano sarà meno compatto. Questa debolezza permetterà a infiltrazioni di aria instabile di raggiungere le regioni settentrionali e di innescare temporali anche di forte intensità.

I fenomeni potranno interessare soprattutto la Pianura Padana, le Alpi e le Prealpi. Localmente saranno possibili grandinate, nubifragi e raffiche di vento improvvise e violente.

Si tratterà prevalentemente di episodi circoscritti: alcune aree potranno essere colpite da precipitazioni intense in poco tempo, mentre territori vicini potrebbero rimanere completamente asciutti.

Nuovi temporali potranno svilupparsi tra giovedì 16 e venerdì 17 luglio, inizialmente sui rilievi alpini e prealpini e, occasionalmente, anche sulle zone pianeggianti. In corrispondenza dei fenomeni più intensi si potranno verificare temporanee diminuzioni delle temperature.

Nel weekend arrivano venti da Nord e temperature più basse

Il cambiamento più significativo è previsto a partire dal fine settimana del 18 e 19 luglio. L’anticiclone africano dovrebbe ritirarsi parzialmente verso Sud, incalzato da correnti più fresche provenienti dal Nord Europa.

Il calo termico inizierà nelle regioni settentrionali e raggiungerà successivamente il Centro-Sud. L’attenuazione del caldo sarà probabilmente più evidente lungo il versante adriatico.

Le temperature resteranno comunque estive e localmente elevate, ma la calura dovrebbe diventare meno intensa e più sopportabile. Una diminuzione più consistente è possibile nel corso della settimana successiva, anche se l’evoluzione dovrà essere confermata dai prossimi aggiornamenti meteorologici. Le tendenze a medio termine di 3Bmeteo indicano infatti un possibile indebolimento del blocco anticiclonico e il ritorno di condizioni atmosferiche più dinamiche.

Il prezzo della rinfrescata potrà essere rappresentato da temporali localmente forti. Il contrasto tra l’aria molto calda presente sull’Italia e le correnti più fresche settentrionali potrà fornire energia allo sviluppo di celle temporalesche accompagnate da grandine, nubifragi e colpi di vento.

Perché le estati italiane stanno diventando più calde

L’ondata di calore si inserisce in un contesto climatico profondamente cambiato rispetto alla seconda metà del Novecento.

Francesco Nucera di 3Bmeteo spiega che non sono aumentate soltanto le temperature rilevate al suolo. Sono cambiate anche le caratteristiche delle masse d’aria che raggiungono l’Italia e il Mediterraneo durante l’estate.

Un’analisi preliminare condotta da 3Bmeteo ha confrontato le stagioni estive comprese tra il 1948 e il 2025, esaminando la temperatura dell’aria a circa 1.500 metri di quota.

Questo livello atmosferico, corrispondente indicativamente alla superficie di 850 ettopascal, viene utilizzato dai meteorologi per studiare le masse d’aria limitando l’influenza diretta esercitata dal terreno.

Dal confronto emerge che le masse d’aria estremamente calde sono oggi molto più frequenti rispetto alla metà del secolo scorso. In particolare, secondo l’analisi, la frequenza delle temperature superiori a 25°C a circa 1.500 metri di quota è più che raddoppiata tra il periodo 1948-1977 e quello compreso tra il 1996 e il 2025.

Il cambiamento non riguarda esclusivamente gli episodi estremi. Le masse d’aria estive presenti sul Mediterraneo risultano mediamente più calde, mentre quelle relativamente fresche sono diventate meno frequenti.

Quando la circolazione atmosferica favorisce la risalita di aria calda verso l’Italia, quindi, aumenta la probabilità di registrare temperature più elevate rispetto a quanto sarebbe avvenuto cinquant’anni fa.

Dal caldo ai temporali, una fase da seguire con attenzione

Nei prossimi giorni l’Italia dovrà affrontare due condizioni meteorologiche differenti ma collegate: il caldo intenso al Centro-Sud e sulle Isole e il rischio di forti temporali nelle regioni settentrionali.

Il successivo ingresso delle correnti settentrionali renderà le temperature più sopportabili, ma potrà aumentare l’instabilità atmosferica anche in altre zone del Paese.

Per conoscere con precisione le aree coinvolte sarà necessario seguire gli aggiornamenti previsionali e le eventuali comunicazioni della Protezione civile. La localizzazione dei temporali più violenti, infatti, può essere definita con maggiore affidabilità soltanto a breve distanza dall’evento.

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