Il Comune della provincia di Bergamo prepara l’installazione di altri 41 impianti di videosorveglianza. Il sindaco Massimo Bandera punta sulla sicurezza, mentre tra i residenti cresce il confronto sulla tutela della privacy.
Almè ha installato una telecamera di videosorveglianza ogni 28 abitanti e prepara un nuovo potenziamento della rete entro la fine del 2026.
Nel Comune bergamasco, che conta circa 5.460 residenti, sono attivi 150 impianti. Altri 31 hanno ottenuto il via libera della Prefettura di Bergamo e dieci dovrebbero entrare in funzione durante l’autunno.
Il sistema potrebbe quindi avvicinarsi rapidamente alle 200 telecamere, trasformando Almè in uno dei territori comunali più videosorvegliati d’Italia.
Almè potenzia la videosorveglianza
La crescita della rete è stata portata avanti durante le amministrazioni guidate dal sindaco Massimo Bandera. Nell’arco di circa dieci anni, il numero degli impianti presenti sul territorio è passato da 46 a 150.
Il nuovo programma di installazioni prevede l’arrivo di altri 41 dispositivi. Una volta completato il piano, Almè potrebbe raggiungere quota 191 telecamere, con un rapporto vicino a un apparecchio ogni 29 residenti.
La proporzione potrebbe cambiare ulteriormente nel caso in cui il Comune decidesse di acquistare nuovi sistemi o di sostituire parte degli apparati esistenti con tecnologie più avanzate.
Tra le possibilità valutate figura anche l’impiego dell’intelligenza artificiale per migliorare l’analisi delle immagini, il riconoscimento di situazioni anomale e il controllo dei punti maggiormente esposti a problemi di sicurezza.
Dove sono installate le telecamere
Gli impianti controllano incroci, varchi di accesso, parchi pubblici e aree considerate sensibili sotto il profilo della microcriminalità.
La rete permette all’amministrazione comunale e alle forze dell’ordine di ricostruire spostamenti, verificare episodi segnalati e acquisire immagini utili durante le indagini.
La videosorveglianza viene utilizzata anche come strumento preventivo. La presenza visibile delle telecamere, segnalata attraverso gli appositi cartelli, dovrebbe scoraggiare comportamenti illeciti, danneggiamenti e violazioni delle regole.
Il confronto tra sicurezza e privacy
Il potenziamento del sistema divide una parte della popolazione. Alcuni residenti chiedono una copertura ancora più capillare, soprattutto nelle zone periferiche e nei punti ritenuti meno controllati.
Altri cittadini temono invece che una presenza così estesa di telecamere possa ridurre gli spazi di riservatezza e generare una sensazione di controllo permanente.
Il tema riguarda non soltanto il numero degli apparecchi, ma anche la gestione delle registrazioni, i tempi di conservazione delle immagini, le persone autorizzate ad accedervi e l’eventuale utilizzo di sistemi automatizzati.
L’impiego della videosorveglianza deve infatti rispettare la normativa sulla protezione dei dati personali, garantendo che le riprese siano proporzionate alle finalità di sicurezza e limitate alle aree realmente necessarie.
Il sindaco: «I cittadini danno priorità alla sicurezza»
Massimo Bandera considera la rete uno strumento utile sia per il monitoraggio quotidiano sia per le attività investigative.
Il sindaco, che in passato ha maturato esperienza nel settore della sicurezza come assessore a Bergamo, sostiene che le telecamere abbiano anche una funzione deterrente.
«C’è chi pensa che le telecamere non diano i risultati che si aspetta. Ma oggi il cittadino dà la priorità alla sicurezza. Da questo punto di vista credo che Almè sia un bel laboratorio», ha dichiarato Bandera, secondo quanto riportato dal Corriere della Sera.
Il caso di Almè riapre così una questione destinata a diventare sempre più centrale nei Comuni italiani: trovare un equilibrio tra la richiesta di maggiore sicurezza, l’evoluzione tecnologica dei controlli e il diritto dei cittadini alla protezione della propria vita privata.

