Il ministro della Salute lancia un nuovo allarme sulla sanità pubblica: “Agende chiuse, liste gonfiate, accesso ostacolato. È inaccettabile”.
Il problema delle liste d’attesa torna al centro del dibattito nazionale. In una dura lettera inviata alla Conferenza delle Regioni, il ministro della Salute Orazio Schillaci denuncia che il 27% delle strutture sanitarie italiane presenta gravi irregolarità nella gestione degli appuntamenti.
“Persistono agende chiuse arbitrariamente, sistemi di prenotazione frammentati e pratiche opache”, scrive Schillaci, che accusa apertamente alcune realtà di favorire l’attività privata in intramoenia a discapito di quella pubblica.
Il silenzio delle Regioni è accompagnato, secondo fonti interne, da un crescente malumore per quella che viene definita “l’inerzia del Ministero” su riforme strutturali come il nuovo ruolo dei medici di base, ritenuto essenziale per ridurre i tempi d’attesa e migliorare la presa in carico dei pazienti.
Schillaci cita il caso del Lazio come esempio di buona pratica: “Applicando correttamente le norme, i tempi sono passati da 42 a 9 giorni. Si può fare”. Intanto, i Nas continuano a riscontrare anomalie in diverse regioni, come prenotazioni gestite ancora con elenchi cartacei e assenza di controlli da parte dei dirigenti sanitari.
Il ministro torna infine a sollecitare la discussione sui poteri sostitutivi per le Regioni inadempienti, lamentando il blocco dell’iter normativo: “La vigilanza deve restare regionale, ma la negligenza non è più tollerabile”.