A Palermo una lunga disputa tra residenti e parrocchia si è chiusa con una condanna al risarcimento: al centro della vicenda, il rumore provocato dalle attività ricreative nell’oratorio, soprattutto partite a pallone e giochi nel cortile, giudicati incompatibili con la quiete degli appartamenti che si affacciano sull’area.
Il contenzioso, iniziato diversi anni fa, ha attraversato tentativi di mediazione senza esito e si è alimentato di perizie tecniche e testimonianze. I condomini hanno sostenuto che la rumorosità non fosse occasionale, ma ripetuta e prolungata nel tempo, con attività concentrate nel tardo pomeriggio e, nei fine settimana, anche in orari serali. La parrocchia, dal canto suo, ha rivendicato il ruolo sociale dell’oratorio come spazio di aggregazione.
Nel corso della vicenda erano stati indicati anche limiti e accorgimenti per contenere i rumori: fasce orarie più ristrette, regole sull’organizzazione dei giochi e interventi per attenuare l’impatto acustico sulle abitazioni. Secondo i residenti, tuttavia, le misure non sarebbero state sufficienti a riportare la situazione entro livelli tollerabili.
La decisione finale ha riconosciuto un risarcimento complessivo di 45mila euro. Il giudice ha considerato sia gli aspetti economici legati al deprezzamento degli immobili e ai lavori necessari per ridurre l’ingresso del rumore, sia il disagio personale denunciato dai condomini. La pronuncia chiude una vicenda che mette in evidenza la difficoltà, nelle aree urbane dense, di bilanciare esigenze diverse: la socialità degli spazi comunitari e il diritto alla tranquillità in casa.

