La Corte d’assise d’appello di Firenze ha confermato la condanna di Amanda Knox a tre anni (pena già scontata) per aver calunniato Patrick Lumumba nelle prime fasi delle indagini sull’omicidio di Meredith Kercher. “Non me lo aspettavo, sono molto delusa”, ha detto in lacrime la Knox dopo la lettura della sentenza. I suoi legali hanno dichiarato che dovranno leggere le motivazioni della sentenza prima di presentare un probabile ricorso in Cassazione. Patrick Lumumba, assente in aula, si trova in Polonia per impegni lavorativi, come riferito dal suo avvocato Carlo Pacelli.
Knox, presente in aula con il marito Christopher, ha dichiarato: “Patrick era mio amico e non l’ho calunniato”. Ha ricordato come Lumumba l’abbia sostenuta dopo la perdita della sua amica Meredith e ha espresso il suo rammarico per non aver resistito alle pressioni. “Chiedo umilmente di dichiararmi innocente“, ha concluso Knox, descrivendosi come una ventenne “spaventata e ingannata” nelle ore passate in questura. La Corte ha respinto una memoria depositata dall’avvocato Pacelli.
Durante l’udienza, Knox ha ribadito di non sapere chi fosse l’assassino: “Non potevo essere il testimone che volevano contro Patrick. Non sapevo chi fosse l’assassino“, ha detto, parlando in italiano. Ha ripercorso le ore in questura, quando fu arrestata per l’omicidio di Meredith Kercher, per il quale è stata poi assolta. “Ero esausta, confusa, costretta a sottomettermi“, ha aggiunto, spiegando di aver scritto un memoriale per chiarire le immagini confuse nella sua mente. Ha definito la notte precedente al suo arresto “la peggiore della mia vita“, descrivendo il trauma di aver trovato l’amica uccisa, lo shock e la vulnerabilità che ne sono seguiti. “Mi hanno dato della bugiarda e si sono rifiutati di credermi”, ha affermato, sottolineando le difficoltà di ricordare con chiarezza gli eventi di quelle ore.

