Ebola in Congo, oltre 130 morti: l’Oms dichiara l’emergenza globale

Il focolaio legato al ceppo Bundibugyo si estende nell’est del Paese. Casi confermati anche in Uganda, controlli rafforzati ai confini.

L’Ebola in Congo torna a preoccupare la sanità internazionale. L’Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato l’emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale dopo il rapido aumento dei casi nella Repubblica Democratica del Congo e la conferma di contagi anche in Uganda.

Secondo gli ultimi dati diffusi dalle autorità sanitarie congolesi e riportati dalle agenzie internazionali, i decessi sono almeno 131, mentre i casi sospetti hanno superato quota 500. Il focolaio riguarda in particolare l’area orientale del Paese, già segnata da difficoltà logistiche, instabilità e spostamenti continui della popolazione.

Ebola in Congo, perché preoccupa il ceppo Bundibugyo

A rendere più complessa la risposta sanitaria è il ceppo individuato: Bundibugyo. Si tratta di una variante rara del virus Ebola, per la quale non risultano disponibili vaccini o terapie specifiche approvate. Questo limita gli strumenti di contenimento rispetto ad altri ceppi già affrontati in passato.

L’Oms ha espresso preoccupazione per la velocità con cui l’epidemia si è estesa e per il rischio di sottostima dei casi reali. Le autorità locali stanno lavorando sul tracciamento dei contatti, sull’isolamento dei pazienti sospetti e sul rafforzamento dei laboratori.

Le aree interessate includono zone della provincia di Ituri e del Nord Kivu. La presenza di casi in centri urbani e lungo assi di collegamento rende più difficile interrompere la catena dei contagi.

Controlli rafforzati in Uganda e nei Paesi vicini

L’Uganda ha confermato casi collegati al focolaio, spingendo le autorità sanitarie regionali ad aumentare la sorveglianza alle frontiere. Anche altri Paesi dell’area hanno avviato controlli preventivi, soprattutto nei punti di passaggio più frequentati.

L’emergenza dichiarata dall’Oms non equivale a una pandemia, ma indica che il focolaio richiede un coordinamento internazionale immediato. Servono personale sanitario, dispositivi di protezione, capacità diagnostica e strutture adeguate per isolare i casi.

La situazione resta delicata perché l’epidemia si sviluppa in territori dove l’accesso alle cure è spesso irregolare. La priorità, ora, è contenere la diffusione prima che il virus raggiunga nuove aree densamente popolate.

La risposta delle prossime settimane sarà decisiva per capire se l’allarme resterà circoscritto alla regione o se richiederà misure più ampie sul piano internazionale.

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