Superbonus, anche la Puglia paga il conto: truffe, crediti falsi e cantieri fantasma

Dalle inchieste di Lecce e Trani ai sequestri anche nel Tarantino: il fallimento del modello voluto dal governo Conte e sostenuto da M5S e centrosinistra lascia macerie economiche, giudiziarie e sociali

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Giuseppe Conte

Il Superbonus in Puglia non è stata soltanto una voragine nazionale nei conti pubblici. È anche una ferita aperta nei territori. E la Puglia, come dimostrano le inchieste degli ultimi mesi, non è rimasta ai margini di questo gigantesco pasticcio politico, economico e giudiziario.

La misura simbolo del governo Conte, sostenuta dal Movimento 5 Stelle e dal centrosinistra come modello di rilancio, oggi mostra il suo volto più amaro: crediti fiscali sospetti, lavori mai eseguiti, cantieri fantasma, sequestri milionari e indagini ancora aperte.

A livello nazionale, il conto del Superbonus continua a pesare sul deficit e sui conti dello Stato. Il Sole 24 Ore, in un’analisi del 22 aprile 2026, ha parlato dell’incognita dei crediti bloccati che restano nel deficit, richiamando le “numerosissime anomalie” segnalate dal ministro Giorgetti sugli sconti fiscali edilizi.

In Puglia, però, quei numeri diventano volti, fascicoli, cantieri, società e procedimenti giudiziari.

Lecce, lavori fantasma e sequestri per oltre 1,2 milioni

Nel Salento, la Guardia di Finanza di Maglie, su disposizione del GIP del Tribunale di Lecce e nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura salentina, ha eseguito un sequestro preventivo di crediti e liquidità per oltre 1,2 milioni di euro.

L’inchiesta riguarda presunte frodi legate a Superbonus 110%, Ecobonus e Bonus facciate. Secondo quanto emerso, in sei cantieri della provincia di Lecce sarebbero stati dichiarati lavori di ristrutturazione e riqualificazione energetica mai realizzati o eseguiti solo in parte.

Nel mirino degli investigatori sono finiti soggetti e professionisti accusati, a vario titolo, di aver contribuito alla creazione di crediti fiscali non spettanti attraverso attestazioni e documenti ritenuti irregolari. È la fotografia di un sistema che ha trasformato una misura pubblica in un terreno minato per lo Stato e per i contribuenti.

Trani, Bari, BAT e Foggia: 25 indagati e immobili inesistenti

Un altro filone pesante arriva dall’area barese, dalla BAT e dal Foggiano. La Procura di Trani ha coordinato un’indagine eseguita dalla Guardia di Finanza di Bari che ha portato al sequestro di beni per oltre 5 milioni di euro nei confronti di 25 persone.

Secondo l’accusa, sarebbero stati creati crediti fiscali fittizi per lavori edilizi mai eseguiti su immobili inesistenti nelle province di Foggia e Barletta-Andria-Trani. I crediti sarebbero poi stati ceduti a un istituto finanziario inconsapevole.

Qui il problema non è soltanto giudiziario. È politico. Perché quando una norma consente di generare denaro fiscale su immobili che, secondo gli investigatori, non esistono nemmeno, vuol dire che il meccanismo è nato fragile, permeabile, pericoloso.

Taranto, i sequestri nella maxi indagine partita da Nola

C’è poi il caso del Tarantino, da trattare con precisione. Non si tratta di un’indagine nata a Taranto, ma di una maxi inchiesta nazionale coordinata dalla Procura della Repubblica di Nola e condotta dalla Guardia di Finanza di Napoli, che ha coinvolto più regioni, tra cui la Puglia.

Secondo le ricostruzioni pubblicate, il provvedimento riguarda 7 indagati e 3 società, con sequestri per oltre 10 milioni di euro. Tra i beni colpiti risultano anche immobili nel Tarantino.

È una distinzione importante: la Puglia non è il centro esclusivo di quella indagine, ma ne è comunque toccata. E questo conferma quanto la rete dei bonus edilizi abbia prodotto ramificazioni diffuse, difficili da controllare e spesso estese ben oltre i confini di una singola provincia.

Il punto politico: chi ha voluto questo sistema?

Il Superbonus è stato raccontato per anni come una grande misura sociale. Ma oggi la narrazione si scontra con la realtà dei fatti. A beneficiarne sono stati spesso proprietari di immobili, operatori del settore, società e soggetti in grado di entrare nel meccanismo della cessione del credito. A pagare, invece, sono tutti gli italiani.

In Puglia, come nel resto del Paese, il danno non si misura soltanto in milioni sequestrati. Si misura nei cantieri bloccati, nei condomìni lasciati nell’incertezza, nelle imprese finite in difficoltà, nei cittadini che non sanno più a chi rivolgersi e nei conti pubblici appesantiti da una misura nata senza argini adeguati.

La responsabilità politica resta enorme. Il Superbonus fu voluto dal governo Conte e difeso dal Movimento 5 Stelle e dal centrosinistra come una bandiera. Oggi quella bandiera è diventata il simbolo di un modello sbagliato: spesa facile, controlli insufficienti, promesse irrealistiche e un conto scaricato sulla collettività.

La Puglia non può far finta di nulla

Le inchieste di Lecce, Trani e quelle con ramificazioni nel Tarantino dimostrano che anche la Puglia è dentro questa vicenda nazionale. Non come semplice spettatrice, ma come territorio colpito da crediti falsi, lavori fantasma e sequestri milionari.

Va riconosciuto il lavoro della Guardia di Finanza, delle Procure e dell’Agenzia delle Entrate, che stanno cercando di ricostruire la rete delle frodi e bloccare crediti sospetti prima che diventino altro debito pubblico.

Ma resta una domanda politica pesantissima: come è stato possibile costruire un sistema così costoso e così esposto alle truffe?

Il Superbonus doveva rilanciare l’Italia. In troppi casi ha rilanciato furbi, speculatori e professionisti del credito facile. E ora anche la Puglia, come tutto il Paese, ne paga il prezzo.

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