La crisi in Iran entra al centro del confronto politico italiano e Giorgia Meloni, intervenendo a Palazzo Madama in vista del Consiglio europeo, fissa la linea del governo: l’attacco contro il regime iraniano è avvenuto fuori dal diritto internazionale, ma l’Italia non è in guerra e non vuole esserlo. Un passaggio che pesa sul piano politico e diplomatico, perché arriva in una fase segnata da forte tensione internazionale e da un dibattito interno sempre più acceso.
Nel suo intervento in Senato, la premier ha definito quella in Medio Oriente una delle crisi più complesse del quadro globale. Ha parlato di minacce sempre più gravi e di interventi unilaterali che si muovono fuori dalle regole condivise. In questo contesto, Meloni ha collocato anche l’azione americana e israeliana contro l’Iran, ribadendo la necessità di affrontare la fase con serietà e senza semplificazioni politiche. Ha inoltre condannato la strage delle bambine, richiamando il valore umano e civile di una crisi che continua ad allargare le sue conseguenze.
Sul fronte operativo, la presidente del Consiglio ha chiarito che non ci sono richieste per l’uso delle basi Usa in Italia e che, qualora dovessero arrivare, la decisione passerebbe dal Parlamento. Il messaggio politico è netto: il governo non intende sottrarsi al confronto con le Camere e chiede una discussione meno polarizzata, capace di leggere con profondità la portata della crisi.
Dopo il dibattito al Senato e il voto sulle risoluzioni, la giornata prosegue alla Camera, dove Meloni è attesa nel pomeriggio per un nuovo passaggio parlamentare. Per i cittadini, il punto centrale resta uno: l’Italia conferma di non voler entrare in guerra, mentre prova a tenere insieme prudenza istituzionale, ruolo europeo e tenuta internazionale.

