La scuola italiana fatica a fare da ascensore sociale. Il Rapporto AlmaDiploma 2026 sul profilo dei diplomati racconta una dinamica sempre più netta: il successo formativo dei figli dipende in larga parte dal livello di istruzione dei genitori. Dove in casa c’è una laurea, il percorso appare più lineare. Altrove, le scelte e gli esiti scolastici cambiano direzione molto prima del diploma.
Il divario, secondo i dati, emerge già alle medie. All’esame di terza media ottiene il massimo dei voti (“10” o “10 e lode”) il 24,9% degli studenti con almeno un genitore laureato. La quota scende al 14,1% tra i figli di genitori con al più il diploma superiore e cala fino al 7,9% tra chi ha genitori con licenza media o elementare. È un segnale iniziale, ma spesso decisivo, perché anticipa il primo grande bivio: la scelta delle superiori.
Rapporto AlmaDiploma 2026: la scelta del liceo premia chi parte avvantaggiato
La spaccatura diventa evidente quando si guarda all’iscrizione alle scuole superiori. Tra i ragazzi con genitori laureati, il 73,4% sceglie un liceo. La percentuale scende al 47,0% tra i figli di diplomati e si riduce ulteriormente al 32,5% tra chi proviene da famiglie con titoli inferiori al diploma. In mezzo, pesa anche l’influenza del contesto familiare: il parere dei genitori viene indicato come decisivo nel 71,3% dei casi quando in famiglia c’è una laurea, contro il 59,3% tra chi ha genitori con titoli più bassi.
Non si tratta soltanto di indirizzi diversi. Il report descrive anche una differenza nella “regolarità” del percorso: arriva al diploma senza bocciature il 95,8% dei figli di laureati, mentre la quota scende all’88,6% tra gli studenti con background meno istruito. Anche il voto finale segue una traiettoria simile: supera il 90/100 il 23,8% dei diplomati con genitori laureati, contro il 14,8% tra chi ha genitori senza diploma.
A contare, però, non sono solo le pagelle. Nel curriculum scolastico entrano sempre più esperienze che fanno la differenza, e che non sono distribuite allo stesso modo. Uno studio all’estero riguarda il 27,8% dei diplomati con genitori laureati, mentre si ferma al 16,5% tra chi proviene da contesti meno scolarizzati. Il divario si allarga sulle certificazioni linguistiche internazionali: le ottiene il 46,8% dei figli di laureati, contro il 20,1% dei ragazzi con genitori con titoli più bassi.
Nello stesso periodo cresce anche l’ingresso precoce nel mondo del lavoro, spesso legato al percorso tecnico-professionale o a necessità familiari. Qui la differenza si ribalta: durante le superiori lavora il 62,6% degli studenti figli di non diplomati, contro il 56,8% dei figli di laureati.
Alla vigilia della Maturità, l’ultimo passaggio consolida il divario. Il Rapporto AlmaDiploma 2026 indica che il 73,7% dei figli di laureati intende dedicarsi esclusivamente all’università, mentre la stessa scelta riguarda il 44,4% dei ragazzi provenienti da famiglie meno istruite, più spesso orientati a cercare subito un impiego.
Il quadro che emerge è quello di un sistema in cui l’origine familiare continua a pesare sulle opportunità, sulla qualità delle esperienze e sulle scelte finali. Per molte famiglie, la scuola resta un investimento e una promessa. Ma i dati raccontano che, troppo spesso, quella promessa si realizza con maggiore facilità per chi parte già da un capitale culturale più alto.

