Pescara, 14enne fermato: progettava un attentato contro un ufficio pubblico

L’inchiesta della Digos di Pescara e L’Aquila ha ricostruito un piano ritenuto molto grave: nella cameretta del ragazzo trovati materiali esplosivi e tracce di lavorazioni.

Un ragazzo di 14 anni avrebbe progettato un attentato contro un ufficio pubblico a Pescara. Secondo quanto emerso dall’indagine condotta dalla Digos di Pescara e L’Aquila, il minorenne avrebbe preparato un ordigno artigianale con l’obiettivo di colpire un edificio frequentato da decine di persone.

La vicenda, rimasta riservata per mesi, è stata ricostruita dagli investigatori come un caso di particolare gravità. Non si sarebbe trattato, secondo l’accusa, di semplici prove o di curiosità adolescenziali, ma di un progetto concreto, accompagnato dalla raccolta di materiali e da ricerche mirate.

Quando gli agenti sono arrivati nell’abitazione della famiglia, i genitori sarebbero rimasti sconvolti da quanto trovato nella stanza del figlio. Nella cameretta erano presenti sostanze e componenti ritenuti pericolosi, oltre a residui di lavorazioni che hanno reso necessario l’intervento degli artificieri. Parte delle attività sarebbe stata svolta anche sul terrazzo di casa, usato come spazio operativo improvvisato.

Pescara, 14enne progettava un attentato: cosa hanno trovato gli investigatori

L’indagine ha preso in esame anche i dispositivi elettronici del ragazzo. Da telefoni e computer sarebbe emerso un livello di preparazione più avanzato rispetto a quanto inizialmente ipotizzato. Gli investigatori avrebbero trovato ricerche su materiali esplosivi e documenti che delineavano un piano dettagliato, con riferimenti anche al possibile numero di vittime.

Un altro elemento considerato centrale riguarda l’attività online del minorenne. Il 14enne avrebbe frequentato ambienti virtuali radicali, utilizzando chat criptate e canali di contatto con interlocutori stranieri. In questi spazi, secondo l’inchiesta, avrebbe cercato indicazioni tecniche e materiale di propaganda legato a diverse aree estremiste.

Gli inquirenti parlano di una radicalizzazione maturata soprattutto sul web, senza un unico riferimento ideologico stabile ma con un accumulo di contenuti violenti e modelli estremisti differenti. Un quadro che rende il caso ancora più delicato, anche per l’età del ragazzo e per la capacità dimostrata nel muoversi in contesti digitali difficili da intercettare.

Il caso del 14enne di Pescara e l’intervento anticipato delle forze dell’ordine

Il timore che il ragazzo potesse passare in tempi brevi all’azione ha spinto le forze dell’ordine a intervenire con anticipo. L’operazione, scattata già lo scorso anno, ha bloccato quello che gli investigatori ritengono un percorso ormai avanzato. Il minorenne è stato quindi affidato a una struttura specializzata.

Secondo chi ha seguito l’indagine, a preoccupare non è soltanto il materiale sequestrato, ma anche il livello di consapevolezza mostrato dal 14enne. Nei suoi scambi e nei contenuti analizzati comparirebbero termini tecnici e riferimenti specifici che farebbero pensare a uno studio approfondito, incompatibile con un comportamento improvvisato.

La vicenda riporta l’attenzione sul tema della radicalizzazione giovanile online e sulla difficoltà, per famiglie e istituzioni, di cogliere in tempo segnali che spesso restano nascosti. In questo caso, almeno secondo la ricostruzione investigativa, non erano emersi all’esterno elementi tali da far immaginare una minaccia di questo livello.

L’inchiesta ora consegna un quadro pesante, che apre interrogativi sulla prevenzione e sul controllo dei percorsi di estremismo digitale tra i più giovani. Il dato che resta, al momento, è l’intervento prima che il piano potesse tradursi in un attacco.

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