Dopo oltre due settimane di guerra, di attacchi a civili inermi, di palesate violazioni al diritto internazionale umanitario, mentre la diplomazia non riesce ad ottenere almeno il cessate il fuoco da parte della Federazione Russa, milioni di profughi hanno già lasciato l’UCRAINA.

Tetiana (40 anni), Luka (11 anni), Zoia (9 anni) e due gatti che il 9 marzo, dopo tre giorni di viaggio in treno e 6 cambi, finalmente, raggiungono alle 20:40 la Stazione di Roma Termini e proseguono il loro viaggio fino a Ciampino, meta del loro lungo e travagliato viaggio.

E’ fuggita da Kiev per mettere in salvo i suoi due figli e i suoi gatti, portava con se solo un trolley con un solo cambio a testa e i due trasportini  per i suoi felini. In una sola notte, la vita di questa famiglia è cambiata radicalmente. Sono stati accompagnati in macchina dal marito (47 anni che è rimasto in Patria), al confine con l’Ungheria per metterli in salvo e per poter poi proseguire verso l’Italia.

Tetiana è una donna che ha perso la cognizione del tempo, il suo sguardo è smarrito, parla pochissimo ed è stanca. Trascina con sé il peso di chi non ha avuto alternativa. E’ alla ricerca di una normalità che le è stata strappata via da una guerra che mai avrebbe voluto.

Lei è una madre, una moglie e anche un architetto a cui è stata negata la sua quotidianità e che ha perso le sue abitudini. La differenza linguistica e la perdita dei suoi punti di riferimento, accentuano ancora di più il suo dramma.

Si è ritrovata a subire gli effetti della guerra e a prendere una decisione inaspettata e non voluta: lasciare tutto e scappare via. Ha lasciato suo marito, la sua casa, il suo lavoro, il suo Paese.

Insieme ai suoi figli fortunatamente è stata accolta per una notte da una sua connazionale che vive a Ciampino, ma accanto al dramma di chi fugge si è presentato, il giorno successivo, la tragedia dell’accoglienza.

Innanzitutto bisognava denunciare la loro presenza in Italia. Qui è iniziata l’odissea della farraginosa macchina burocratica italiana. La direttiva prevede che entro 48 ore dall’ingresso nel territorio nazionale i cittadini ucraini devono effettuare un test molecolare o antigenico per Covid.

Per effettuare il tampone occorre il codice regionale STP (Stranieri Temporaneamente Presenti) che viene rilasciato agli stranieri in Italia non in regola con la normativa di ingresso nello Stato Italiano, con validità di 6 mesi rinnovabili, perché non appartenenti alla Comunità Europea.

Una volta ottenuto il codice presso la ASL, potevano essere sottoposti a tampone che fortunatamente è risultato negativo. Rivolgendosi all’Ufficio Servizi Sociali del Municipio per chiedere una sistemazione logistica per la famiglia, non hanno ottenuto alcun supporto, se non il consiglio di farsi ospitare e di tornare la settimana prossima per cercare una soluzione al problema.

Solo il Comando della Polizia Municipale, seppur non interessato direttamente dalla direttiva della Protezione Civile, e soprattutto grazie all’interessamento e alla piena ed efficace disponibilità del Vice Comandante del Corpo, è riuscito, prendendo accordi con la Protezione Civile, a trovare una degna sistemazione per tutta la famiglia ucraina. E’ bastata una telefonata!

Nonostante gli Enti interpellati,  seppur tutti interessati e in possesso della direttiva e delle norme dell’accoglienza degli sfollati, si è palesato un mancato coordinamento tra le varie istituzioni, confusione e rimpallo delle competenze tra un Ente e l’altro e poca professionalità.

La famiglia è stata accompagnata dalla Protezione Civile della regione Lazio presso la struttura Fraterna Domus a Roma che attualmente accoglie 150 profughi ucraini. Grazie, inoltre, alla generosità dei cittadini di Ciampino, è stata organizzata una raccolta di beni di prima necessità che sono stati destinati alla struttura di accoglienza. La straordinaria umanità e generosità della cittadinanza allieverà almeno per un po’ le paure e le incertezze che in questo momento vivono questi nostri fratelli.

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