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	<title>lavoro &#8211; News Italy News | Agenzia di stampa internazionale</title>
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	<description>Le ultime notizie in Italia ed Estero</description>
	<lastBuildDate>Fri, 22 May 2026 08:56:17 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Italia, 6,6 milioni rinunciano ai figli desiderati</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2026 06:05:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Secondo l’Istat pesano soprattutto difficoltà economiche, lavoro incerto e carichi familiari. Solo una minoranza esclude i figli per scelta personale. La rinuncia ad avere figli riguarda 6,6 milioni di persone in Italia. Non si tratta, nella maggior parte dei casi, di una scelta legata al rifiuto della genitorialità, ma di un desiderio rimasto fermo davanti [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="99" data-end="267"><strong>Secondo l’Istat pesano soprattutto difficoltà economiche, lavoro incerto e carichi familiari. Solo una minoranza esclude i figli per scelta personale.</strong></p>
<p data-start="283" data-end="603">La <strong data-start="286" data-end="313">rinuncia ad avere figli</strong> riguarda 6,6 milioni di persone in Italia. Non si tratta, nella maggior parte dei casi, di una scelta legata al rifiuto della genitorialità, ma di un desiderio rimasto fermo davanti a ostacoli concreti: redditi insufficienti, lavoro instabile, prospettive incerte e responsabilità di cura.</p>
<p data-start="605" data-end="1004">Il dato emerge dal Rapporto Istat 2026, che fotografa un Paese alle prese con una natalità ai minimi storici. Tra i 9,8 milioni di persone tra 18 e 49 anni che dichiarano di non voler avere figli in futuro, il 62,2% afferma di aver rinunciato a bambini che avrebbe desiderato. Solo il 5,5% sostiene invece che i figli non rientrano nel proprio progetto di vita.</p>
<h2 data-section-id="1aczay1" data-start="1006" data-end="1060">Rinuncia ad avere figli: il peso di lavoro e denaro</h2>
<p data-start="1062" data-end="1371">Per quasi 2,8 milioni di persone, cioè oltre quattro su dieci tra chi non intende diventare genitore o avere altri figli, il nodo principale è economico o lavorativo. Il 32,7% indica le difficoltà economiche, mentre il 9,4% richiama la mancanza di certezze occupazionali.</p>
<p data-start="1373" data-end="1700">Le motivazioni cambiano anche tra uomini e donne. Gli uomini segnalano più spesso il problema dei soldi, mentre le donne indicano con maggiore frequenza l’incertezza del lavoro. Un elemento che conferma quanto la maternità continui a essere percepita come un possibile freno nella carriera, soprattutto nelle fasce più giovani.</p>
<p data-start="1702" data-end="1933">Il quadro non riguarda solo chi non ha figli. Una parte degli intervistati dichiara di avere già raggiunto il numero di figli desiderato, ma resta ampia la quota di chi avrebbe voluto allargare la famiglia e ha scelto di non farlo.</p>
<h2 data-section-id="zkyde0" data-start="1935" data-end="1974">Una scelta condizionata dal contesto</h2>
<p data-start="1976" data-end="2212">La denatalità italiana non si spiega quindi soltanto con il cambiamento dei modelli familiari. Il rapporto Istat segnala una distanza crescente tra desiderio e possibilità reale. Casa, lavoro, reddito e servizi restano fattori decisivi.</p>
<p data-start="2214" data-end="2459">A pesare ci sono anche i carichi di cura verso i genitori anziani, un aspetto sempre più rilevante in un Paese che invecchia. La scelta di avere un figlio si inserisce così dentro equilibri familiari complessi, spesso privi di sostegni adeguati.</p>
<p data-start="2461" data-end="2758">Il risultato è un’Italia in cui molte persone non escludono i figli per convinzione, ma perché non vedono le condizioni per affrontare una nascita. È questo il punto più netto del rapporto: la natalità non dipende solo dal desiderio individuale, ma dalla stabilità che il Paese riesce a garantire.</p>
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		<title>ITS Academy, oltre 77 milioni per nuovi corsi, laboratori e borse di studio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 May 2026 06:02:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Formazione]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
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		<category><![CDATA[Giuseppe Valditara]]></category>
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		<category><![CDATA[ministero istruzione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Firmato il decreto di riparto del Fondo nazionale 2026. Risorse anche per percorsi all’estero e campus della filiera tecnologico-professionale. Il Governo destina oltre 77 milioni di euro agli ITS Academy per il 2026. Il decreto di riparto del Fondo nazionale per l’Istruzione Tecnica Superiore è stato adottato e trasmesso agli organi di controllo. Le risorse [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="109" data-end="256"><strong data-start="109" data-end="256">Firmato il decreto di riparto del Fondo nazionale 2026. Risorse anche per percorsi all’estero e campus della filiera tecnologico-professionale.</strong></p>
<p data-start="258" data-end="613">Il Governo destina <strong data-start="277" data-end="322">oltre 77 milioni di euro agli ITS Academy</strong> per il 2026. Il decreto di riparto del Fondo nazionale per l’Istruzione Tecnica Superiore è stato adottato e trasmesso agli organi di controllo. Le risorse complessive ammontano a <strong data-start="503" data-end="522">77.243.380 euro</strong> e serviranno a finanziare i percorsi formativi delle Fondazioni ITS nelle diverse regioni.</p>
<p data-start="615" data-end="934">Il provvedimento punta ad ampliare l’offerta formativa, rafforzare i laboratori e sostenere gli studenti durante stage e tirocini. Una parte delle risorse sarà utilizzata anche per l’avvio di nuovi percorsi, compresi quelli all’estero, con l’obiettivo di rendere più competitivo il sistema dell’alta formazione tecnica.</p>
<h2 data-section-id="wibvuj" data-start="936" data-end="1003">Oltre 77 milioni agli ITS Academy: come saranno usate le risorse</h2>
<p data-start="1005" data-end="1290">Il Fondo nazionale finanzierà interventi su più fronti. Tra le misure previste ci sono il potenziamento delle infrastrutture tecnologiche, l’aggiornamento dei laboratori e l’erogazione di borse di studio per favorire la partecipazione degli studenti alle attività formative in azienda.</p>
<p data-start="1292" data-end="1502">Il decreto introduce anche una quota di premialità pari al <strong data-start="1351" data-end="1358">30%</strong>. Questa parte del finanziamento sarà destinata alle Fondazioni ITS che hanno ottenuto i migliori risultati in termini di performance formative.</p>
<p data-start="1504" data-end="1770">Il Ministero dell’Istruzione e del Merito evidenzia inoltre l’incremento delle risorse previsto dalla Legge di bilancio 2026. L’aumento consente di destinare agli ITS Academy un importo aggiuntivo superiore a <strong data-start="1713" data-end="1735">30 milioni di euro</strong> rispetto alla dotazione ordinaria.</p>
<h2 data-section-id="1naah0o" data-start="1772" data-end="1842">Campus tecnologico-professionali, altri 19,5 milioni per le Regioni</h2>
<p data-start="1844" data-end="2139">Accanto al Fondo nazionale, per il 2026 sono previsti ulteriori finanziamenti destinati all’attivazione dei campus della filiera tecnologico-professionale. Si tratta di interventi infrastrutturali che saranno assegnati alle Regioni dopo l’approvazione dei piani di fattibilità tecnico-economica.</p>
<p data-start="2141" data-end="2396">L’importo complessivo previsto per questi interventi è di circa <strong data-start="2205" data-end="2229">19,5 milioni di euro</strong>. I campus dovranno favorire un collegamento più stretto tra formazione, imprese e territori, rafforzando il ruolo degli ITS Academy nei settori produttivi strategici.</p>
<p data-start="2398" data-end="2597">Il ministro Giuseppe Valditara ha spiegato che l’intervento punta a consolidare un modello formativo collegato ai bisogni del lavoro, con più laboratori, borse di studio e opportunità internazionali.</p>
<p data-start="2599" data-end="2914">La misura conferma la centralità degli ITS Academy nelle politiche nazionali per la formazione tecnica superiore. Ora l’attuazione passerà dalla ripartizione delle risorse e dalla capacità delle Fondazioni e delle Regioni di trasformare i finanziamenti in nuovi percorsi, servizi agli studenti e strutture adeguate.</p>
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		<title>Varese, licenziata dopo il riposo in azienda: il giudice annulla tutto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2026 08:56:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
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		<category><![CDATA[varese]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una impiegata neomamma era stata sorpresa addormentata su un divano durante la pausa. Il tribunale ha dichiarato nullo il licenziamento e disposto un risarcimento da 35mila euro. Una impiegata neomamma licenziata a Varese dopo essersi addormentata su un divano aziendale ha ottenuto l’annullamento del provvedimento davanti al tribunale. La donna, 35 anni, lavorava come amministrativa [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="106" data-end="288"><strong data-start="106" data-end="288">Una impiegata neomamma era stata sorpresa addormentata su un divano durante la pausa. Il tribunale ha dichiarato nullo il licenziamento e disposto un risarcimento da 35mila euro.</strong></p>
<p data-start="290" data-end="554">Una <strong data-start="294" data-end="336">impiegata neomamma licenziata a Varese</strong> dopo essersi addormentata su un divano aziendale ha ottenuto l’annullamento del provvedimento davanti al tribunale. La donna, 35 anni, lavorava come amministrativa e nel 2023 era rientrata al lavoro dopo la maternità.</p>
<p data-start="556" data-end="878">Secondo quanto ricostruito in giudizio, durante la pausa pranzo aveva anticipato il rientro in azienda per riposare prima di riprendere servizio. La notte, a causa della recente nascita del figlio, dormiva poco. Per questo si era recata nell’infermeria della ditta, dove si era stesa su un divanetto e si era addormentata.</p>
<p data-start="880" data-end="1055">L’episodio era stato notato dai superiori. L’azienda aveva quindi deciso di procedere con il licenziamento, ritenendo il comportamento incompatibile con il rapporto di lavoro.</p>
<h2 data-section-id="gys65" data-start="1057" data-end="1126">Impiegata neomamma licenziata a Varese, la decisione del tribunale</h2>
<p data-start="1128" data-end="1402">A distanza di tre anni, il giudice del lavoro ha dato ragione alla dipendente. Il licenziamento è stato dichiarato nullo perché disposto quando il figlio della lavoratrice non aveva ancora compiuto l’età prevista dalla legge per rendere valido un provvedimento di quel tipo.</p>
<p data-start="1404" data-end="1669">Nella sentenza, il tribunale ha anche chiarito che la condotta contestata non poteva essere considerata una giusta causa di licenziamento. Secondo il giudice, il comportamento avrebbe potuto semmai portare a una sanzione conservativa, ma non alla perdita del posto.</p>
<h2 data-section-id="1qa729l" data-start="1671" data-end="1714">Risarcimento, Tfr e contributi arretrati</h2>
<p data-start="1716" data-end="1899">La lavoratrice aveva inizialmente chiesto il reintegro. In seguito ha rinunciato, avendo trovato una nuova occupazione. Resta però il riconoscimento economico stabilito dal tribunale.</p>
<p data-start="1901" data-end="2132">Alla donna spettano 35mila euro di indennizzo, oltre al Tfr e ai contributi arretrati. La decisione chiude una vicenda iniziata in azienda e arrivata fino in aula, con un punto fermo: il licenziamento è stato giudicato illegittimo.</p>
<p data-start="2134" data-end="2355">Il caso richiama l’attenzione sui limiti dei provvedimenti disciplinari nei confronti delle lavoratrici madri e sulla necessità, per le aziende, di valutare proporzionalità e tempi prima di arrivare alla misura più grave.</p>
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		<title>Modena, l’ossessione per il lavoro dietro la rabbia di El Koudri</title>
		<link>https://newsitalynews.it/cronaca/2026/05/21/modena-lossessione-per-il-lavoro-dietro-la-rabbia-di-el-koudri/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 May 2026 08:28:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Emilia Romagna]]></category>
		<category><![CDATA[auto sulla folla]]></category>
		<category><![CDATA[cronaca Modena]]></category>
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		<category><![CDATA[rabbia di El Koudri]]></category>
		<category><![CDATA[Salim El Koudri]]></category>
		<category><![CDATA[via Emilia Centro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli investigatori analizzano telefoni, computer e appunti del 31enne. Dalle prime ricostruzioni emergono isolamento, disagio psichico e frustrazione per i continui rifiuti. La rabbia di El Koudri sarebbe cresciuta attorno a un pensiero fisso: trovare un lavoro. Salim El Koudri, 31 anni, l’uomo accusato di essersi lanciato con un’auto contro i passanti in via Emilia [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="104" data-end="280"><strong data-start="104" data-end="280">Gli investigatori analizzano telefoni, computer e appunti del 31enne. Dalle prime ricostruzioni emergono isolamento, disagio psichico e frustrazione per i continui rifiuti.</strong></p>
<p data-start="282" data-end="582">La <strong data-start="285" data-end="308">rabbia di El Koudri</strong> sarebbe cresciuta attorno a un pensiero fisso: trovare un lavoro. Salim El Koudri, 31 anni, l’uomo accusato di essersi lanciato con un’auto contro i passanti in via Emilia Centro a Modena, avrebbe vissuto per mesi una forte frustrazione legata alla mancanza di occupazione.</p>
<p data-start="584" data-end="922">Secondo le prime ricostruzioni, il 31enne contattava spesso agenzie interinali e conoscenti, chiedendo aggiornamenti sulle candidature e lamentando continui rifiuti. Agli interlocutori avrebbe ripetuto più volte di sentirsi escluso perché straniero. Una convinzione che, con il passare del tempo, avrebbe alimentato tensione e isolamento.</p>
<h2 data-section-id="1trchnp" data-start="924" data-end="982"><span role="text"><strong data-start="927" data-end="982">La rabbia di El Koudri e le telefonate alle agenzie</strong></span></h2>
<p data-start="984" data-end="1320">Gli investigatori stanno esaminando cellulari, computer e appunti personali per capire cosa possa aver preceduto l’episodio. Le telefonate alle agenzie per il lavoro sarebbero state frequenti, anche più volte al giorno. Quando non arrivavano risposte o le candidature venivano respinte, il tono delle conversazioni diventava più acceso.</p>
<p data-start="1322" data-end="1555">Alcuni residenti lo avrebbero notato mentre parlava animatamente al telefono per strada. Nelle conversazioni, secondo quanto emerso, contestava un presunto trattamento discriminatorio e collegava i rifiuti alla sua origine straniera.</p>
<h2 data-section-id="v7a8vz" data-start="1557" data-end="1596"><span role="text"><strong data-start="1560" data-end="1596">Il quadro personale e il disagio</strong></span></h2>
<p data-start="1598" data-end="1945">A fornire altri elementi sono state le psichiatre del Centro di Salute Mentale di Castelfranco Emilia, sentite dagli investigatori. Le specialiste avrebbero riferito che El Koudri non aveva mostrato in passato comportamenti violenti o aggressivi. Le terapie farmacologiche, secondo quanto ricostruito, sembravano aver portato alcuni miglioramenti.</p>
<p data-start="1947" data-end="2201">Il tema del lavoro, però, sarebbe rimasto centrale nei suoi pensieri. Una preoccupazione costante, poi diventata sempre più rigida. Anche l’ultimo datore di lavoro lo avrebbe descritto come una persona isolata, con difficoltà nei rapporti con i colleghi.</p>
<p data-start="2203" data-end="2506">Gli inquirenti valutano anche il contesto familiare. Il padre di El Koudri, laureato in letteratura, avrebbe vissuto anni prima una difficoltà simile: dopo non essere riuscito a trovare un impiego adeguato ai propri studi, era rientrato in Marocco, per poi tornare in Emilia come operaio metalmeccanico.</p>
<p data-start="2508" data-end="2708">Secondo gli investigatori, il figlio potrebbe aver assorbito quella sensazione di marginalità e fallimento sociale, trasformandola in una crescente ostilità verso il mondo del lavoro e le istituzioni.</p>
<p data-start="2710" data-end="3021">Resta ora da chiarire il peso di questi elementi nella decisione di colpire la folla. Gli accertamenti proseguono per ricostruire le ore precedenti all’attacco e verificare se nei dispositivi sequestrati ci siano messaggi, ricerche o appunti utili a spiegare il passaggio dalla frustrazione all’azione violenta.</p>
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		<title>Caso detersivo da 2,90 euro: dipendente licenziata, poi risarcita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Mar 2026 11:26:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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		<category><![CDATA[detersivo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si chiude con un accordo il caso della lavoratrice licenziata per un detersivo da 2,90 euro, una vicenda che nelle ultime ore ha acceso il dibattito sul rapporto tra regole aziendali, buon senso e tutela dei dipendenti. La storia arriva dalla Toscana e riguarda una dipendente di una nota catena della grande distribuzione, in servizio [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="723" data-end="1079">Si chiude con un accordo il caso della lavoratrice licenziata per un detersivo da 2,90 euro, una vicenda che nelle ultime ore ha acceso il dibattito sul rapporto tra regole aziendali, buon senso e tutela dei dipendenti. La storia arriva dalla Toscana e riguarda una dipendente di una nota catena della grande distribuzione, in servizio da circa trent’anni.</p>
<p data-start="1081" data-end="1394">Secondo quanto ricostruito, la donna aveva terminato il turno e stava facendo la propria spesa come una normale cliente. Tra i prodotti acquistati c’era anche un flacone di detersivo, regolarmente pagato alla cassa. Poco prima dell’uscita, però, una busta si è rotta e il prodotto è caduto a terra, rovesciandosi.</p>
<p data-start="1396" data-end="1797">A quel punto, sempre secondo il racconto della lavoratrice, la dipendente avrebbe avvisato subito i colleghi e il direttore del punto vendita, ricevendo l’assenso a sostituire il flacone danneggiato con un altro dello stesso valore preso dallo scaffale. Proprio quel gesto, però, avrebbe poi portato al licenziamento, provocando una vertenza di lavoro che ha attirato anche l’attenzione dei sindacati.</p>
<p data-start="1799" data-end="1869"><strong data-start="1799" data-end="1869">Il caso del detersivo da 2,90 euro si chiude con una conciliazione</strong></p>
<p data-start="1871" data-end="2158">La vicenda si è conclusa durante la prima udienza con una conciliazione tra le parti. La lavoratrice ha scelto di evitare una lunga battaglia giudiziaria e di rinunciare anche alla possibilità di un reintegro, accettando invece un risarcimento economico. L’importo non è stato reso noto.</p>
<p data-start="2160" data-end="2605">Resta però il peso pubblico di una storia che continua a far discutere. Per molti, il caso del detersivo da 2,90 euro pone una domanda precisa: fino a che punto un episodio minimo può giustificare una misura così grave come il licenziamento? È questo il punto che rende la vicenda rilevante anche per chi legge: dietro un gesto da pochi euro si apre un tema più ampio, quello dell’equilibrio tra responsabilità, proporzione e diritti sul lavoro.</p>
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		<title>Marghera, 37 licenziamenti nel settore tech: lavoratori sostituiti dall’intelligenza artificiale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Mar 2026 10:19:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Marghera torna al centro dell’attenzione per una vicenda che riapre il confronto tra innovazione e lavoro. Nella sede veneziana di una multinazionale americana del settore dei servizi finanziari digitali è stata avviata una procedura di licenziamento collettivo che riguarda 37 dipendenti, tra ingegneri e informatici. Alla base della scelta ci sarebbe un nuovo modello organizzativo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="228" data-end="700"><strong data-start="255" data-end="267">Marghera</strong> torna al centro dell’attenzione per una vicenda che riapre il confronto tra innovazione e lavoro. Nella sede veneziana di una multinazionale americana del settore dei servizi finanziari digitali è stata avviata una procedura di licenziamento collettivo che riguarda 37 dipendenti, tra ingegneri e informatici. Alla base della scelta ci sarebbe un nuovo modello organizzativo fondato sull’uso crescente dell’intelligenza artificiale.</p>
<p data-start="702" data-end="1092">La comunicazione è arrivata ai sindacati e alle istituzioni nei giorni scorsi. Secondo quanto emerso, l’azienda considera superato il sistema costruito su team locali e soluzioni adattate ai diversi mercati nazionali. L’obiettivo sarebbe ora concentrare le attività in pochi poli globali, puntando su processi più standardizzati, replicabili e scalabili grazie all’intelligenza artificiale.</p>
<p data-start="1094" data-end="1502">I lavoratori coinvolti sono un dirigente, sette quadri e ventinove impiegati con profili altamente specializzati. La decisione, però, non viene letta soltanto come una riorganizzazione interna. Il caso di Marghera viene osservato con attenzione perché potrebbe rappresentare un segnale per tutto il comparto Ict, dove l’automazione sta assumendo un peso sempre più rilevante anche nelle mansioni qualificate.</p>
<p data-start="1504" data-end="2087">Sul territorio cresce la preoccupazione. I sindacati chiedono un confronto con l’azienda e sollecitano un tavolo istituzionale per affrontare una questione che tocca occupazione, sviluppo e regole del mercato del lavoro. I dipendenti, dal canto loro, mettono in guardia da una sostituzione totale del fattore umano: l’intelligenza artificiale accelera molti processi, ma non elimina la necessità di competenze tecniche e intervento diretto quando i sistemi si inceppano. È questo il punto che rende la vicenda di Marghera un caso destinato a far discutere ben oltre i confini locali.</p>
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		<title>Morti sul lavoro: nel 2025 oltre mille vittime in undici mesi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Jan 2026 15:42:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Da gennaio a novembre 2025 le vittime complessive legate al lavoro in Italia sono 1.010, con un aumento di 10 casi rispetto allo stesso periodo del 2024. I decessi avvenuti durante l’attività lavorativa sono 735, mentre 275 si sono verificati nel tragitto casa-lavoro. La distribuzione territoriale mostra un quadro preoccupante: più di metà delle regioni [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="75" data-end="343">Da gennaio a novembre 2025 le vittime complessive legate al lavoro in Italia sono 1.010, con un aumento di 10 casi rispetto allo stesso periodo del 2024. I decessi avvenuti durante l’attività lavorativa sono 735, mentre 275 si sono verificati nel tragitto casa-lavoro.</p>
<p data-start="345" data-end="718">La distribuzione territoriale mostra un quadro preoccupante: più di metà delle regioni rientra nelle fasce di rischio più alte. In “zona rossa” figurano Basilicata, Umbria, Puglia, Sicilia e Campania, con un’incidenza di mortalità superiore del 25% rispetto alla media nazionale. In “zona arancione” si collocano, tra le altre, Marche, Calabria, Liguria, Piemonte e Veneto.</p>
<p data-start="720" data-end="1109">Le regioni con il maggior numero di vittime in valore assoluto restano Lombardia, Veneto, Campania, Emilia-Romagna, Piemonte e Sicilia. Il settore più colpito continua a essere quello delle costruzioni, seguito da attività manifatturiere e comparto trasporti e magazzinaggio: ambiti nei quali la combinazione tra ritmi intensi, cantieri e mansioni operative espone maggiormente al rischio.</p>
<p data-start="1111" data-end="1477">Sul piano anagrafico, le fasce più vulnerabili sono quelle più mature: l’incidenza più alta riguarda gli over 65, mentre il numero maggiore di decessi si concentra tra i 55 e i 64 anni. Crescono anche le denunce di infortunio, in aumento dell’1,5% rispetto al 2024, con un volume significativo nei comparti manifatturiero, costruzioni, sanità, trasporti e commercio.</p>
<p data-start="1479" data-end="1891">Tra le donne aumenta soprattutto la quota di decessi in itinere. Resta inoltre marcato il divario che riguarda i lavoratori stranieri, per i quali il rischio di morte risulta più che doppio rispetto agli italiani. Anche l’andamento settimanale evidenzia una concentrazione maggiore di eventi mortali il lunedì e il venerdì, giorni spesso legati a ripartenze, chiusure di consegne e carichi di lavoro più elevati.</p>
<p data-start="1893" data-end="2082" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Il dato complessivo, al netto di classifiche e percentuali, conferma un’emergenza che continua a riproporsi e che richiede controlli, prevenzione e investimenti strutturali sulla sicurezza.</p>
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		<title>Italia, stipendi lontani: Nord e Sud divisi da un solco profondo</title>
		<link>https://newsitalynews.it/regioni/2025/11/27/italia-stipendi-lontani-nord-e-sud-divisi-da-un-solco-profondo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Nov 2025 10:09:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L’Italia continua a muoversi a ritmi diversi quando si parla di retribuzioni. Al Nord gli stipendi restano sensibilmente più alti, con la Lombardia che guida la classifica e supera i 30mila euro lordi l’anno. All’estremo opposto, regioni come Calabria, Sicilia e Campania faticano a raggiungere valori che sfiorano appena la metà. Una disparità che non [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="82" data-end="559">L’Italia continua a muoversi a ritmi diversi quando si parla di retribuzioni. Al Nord gli stipendi restano sensibilmente più alti, con la Lombardia che guida la classifica e supera i 30mila euro lordi l’anno. All’estremo opposto, regioni come Calabria, Sicilia e Campania faticano a raggiungere valori che sfiorano appena la metà. Una disparità che non riguarda soltanto l’economia locale, ma incide sulle reali possibilità di crescita professionale e sulla qualità della vita.</p>
<p data-start="561" data-end="913">A complicare ulteriormente lo scenario interviene il divario di genere: le lavoratrici percepiscono mediamente molto meno dei loro colleghi uomini, complice la diffusione del part-time che rallenta percorsi di carriera e contributi. Il risultato è una forbice che si allarga non solo tra territori, ma anche all’interno degli stessi ambienti di lavoro.</p>
<p data-start="915" data-end="1189">Segnali incoraggianti arrivano dai contratti a tempo indeterminato, in aumento soprattutto nei settori più strutturati. Tuttavia, nel Mezzogiorno il lavoro stabile resta ancora minoritario, sostituito da forme contrattuali più fragili che alimentano precarietà e incertezza.</p>
<p data-start="1191" data-end="1582" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Il quadro complessivo racconta un Paese che cresce, ma non in modo uniforme. Per colmare il divario salariale servono interventi concreti: incentivi alla formazione, sostegno ai territori più deboli e politiche in grado di rendere il mercato del lavoro più equo e competitivo. Perché senza un riequilibrio reale, l’Italia continuerà a procedere con una parte del Paese costretta a inseguire.</p>
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		<title>Verso il 2050: pensione a 69 anni e un’Italia sempre più anziana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Oct 2025 13:55:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Secondo le ultime stime dell’Istat e della Ragioneria Generale dello Stato, il requisito per la pensione di vecchiaia nel 2050 salirà a 68 anni e 11 mesi, avvicinandosi rapidamente alla soglia dei 70 anni. In parallelo, la partecipazione degli over 55 al mercato del lavoro continuerà a crescere, segno di un Paese dove l’età anagrafica [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="365" data-end="768">Secondo le ultime stime dell’Istat e della Ragioneria Generale dello Stato, il requisito per la pensione di vecchiaia nel 2050 salirà a <strong data-start="501" data-end="522">68 anni e 11 mesi</strong>, avvicinandosi rapidamente alla soglia dei 70 anni. In parallelo, la partecipazione degli over 55 al mercato del lavoro continuerà a crescere, segno di un Paese dove l’età anagrafica non coincide più con il ritiro dalle attività professionali.</p>
<p data-start="770" data-end="1070">L’Italia, dunque, si prepara a una rivoluzione demografica: nel 2050 <strong data-start="839" data-end="875">un cittadino su tre sarà over 65</strong>, mentre la popolazione in età lavorativa (15-64 anni) scenderà sotto il 55%. Le culle sempre più vuote e le carriere sempre più lunghe ridisegneranno il tessuto sociale ed economico del Paese.</p>
<p data-start="1072" data-end="1425">La speranza di vita, intanto, continua a salire: <strong data-start="1121" data-end="1169">84,3 anni per gli uomini e 87,8 per le donne</strong>, secondo le proiezioni. Ma vivere di più non significa necessariamente vivere meglio. La vera sfida sarà garantire condizioni di salute e lavoro sostenibili, evitando che l’allungamento della vita si traduca in un’estensione forzata dell’età lavorativa.</p>
<p data-start="1427" data-end="1715">L’Italia del 2050 rischia così di essere un Paese dove l’esperienza sarà un valore, ma anche un peso per un sistema previdenziale già sotto pressione. <strong data-start="1578" data-end="1600">Pensione a 69 anni</strong> non sarà solo un numero, ma il simbolo di un equilibrio difficile tra longevità, produttività e diritti sociali.</p>
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		<title>Morti sul lavoro, un bilancio che l’Italia non può più ignorare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Oct 2025 05:57:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In Italia, nei primi otto mesi del 2025, si contano 681 morti sul lavoro. Di queste, 493 sono avvenute durante l’attività lavorativa e 188 in itinere, ossia nel tragitto casa-lavoro. Le regioni più colpite restano Lombardia, Veneto, Campania e Sicilia, con i cantieri edili in testa tra i settori più pericolosi, seguiti da manifattura, trasporti [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="79" data-end="444">In Italia, nei primi otto mesi del 2025, si contano <strong data-start="131" data-end="155">681 morti sul lavoro</strong>. Di queste, 493 sono avvenute durante l’attività lavorativa e 188 in itinere, ossia nel tragitto casa-lavoro. Le regioni più colpite restano Lombardia, Veneto, Campania e Sicilia, con i cantieri edili in testa tra i settori più pericolosi, seguiti da manifattura, trasporti e commercio.</p>
<p data-start="446" data-end="799">I dati rivelano un fenomeno che colpisce in particolare i lavoratori over 65 e gli stranieri, esposti a un rischio mortale più che doppio rispetto agli italiani. Le donne non sono escluse: 58 le vittime dall’inizio dell’anno. Preoccupante anche la distribuzione settimanale: il lunedì si conferma il giorno più a rischio, seguito da venerdì e giovedì.</p>
<p data-start="801" data-end="1085">Alcune aree del Paese, come Basilicata, Umbria, Campania, Sicilia e Calabria, finiscono in “zona rossa” per l’elevata incidenza degli incidenti. Eppure, nonostante la gravità della situazione, il numero complessivo delle denunce di infortunio risulta in lieve calo rispetto al 2024.</p>
<p data-start="1087" data-end="1376" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Il quadro è chiaro: la stabilità dei numeri non è un segnale positivo, ma l’ennesima conferma che la sicurezza continua a essere sottovalutata. Finché la prevenzione resterà un costo e non un investimento, l’Italia sarà costretta a fare i conti con un bilancio che non dovrebbe esistere.</p>
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