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lunedì, 23 Febbraio 2026

Contrassegno unico disabili europeo (Cude) a casa: Ztl più semplici, ecco cosa cambia

Muoversi tra città diverse senza l’incubo della multa potrebbe diventare più semplice. Il governo ha annunciato un nuovo sistema nazionale per richiedere e gestire il contrassegno unico disabili europeo (Cude), con la possibilità di riceverlo direttamente a domicilio e di accedere alle Ztl con meno burocrazia. L’obiettivo dichiarato è superare le procedure disomogenee che oggi costringono molte persone con disabilità a comunicare la targa prima, o persino dopo, l’ingresso in una zona a traffico limitato.

Il punto di partenza è un problema noto: il contrassegno unico disabili europeo (Cude) è valido in tutta Italia e nell’Unione europea, ma viene rilasciato dal singolo Comune. Quando ci si sposta in un’altra città, spesso bisogna avvisare l’amministrazione locale per evitare sanzioni automatiche legate ai varchi elettronici. In pratica, un diritto riconosciuto “sulla carta” rischia di diventare un percorso a ostacoli, con regole e tempi che cambiano da territorio a territorio.

Dal 2021 esiste già una piattaforma informatica nazionale che permette di associare le targhe al Cude. L’idea è semplice: i Comuni che aderiscono condividono un database unico, così il riconoscimento avviene automaticamente quando un cittadino si sposta tra due città dentro lo stesso sistema. Il limite, però, è nell’adesione: non è obbligatoria e, secondo quanto riferito dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, finora ha coinvolto solo una parte dei Comuni italiani. Resterebbero fuori anche grandi città come Torino, Bologna, Firenze e Napoli, con un risultato “a macchia di leopardo” che non garantisce uniformità.

Negli ultimi anni si è discusso più volte dell’ipotesi di rendere obbligatoria l’iscrizione alla piattaforma per tutti i Comuni. Il Senato aveva impegnato il governo a intervenire entro la fine del 2025, ma non sono arrivate modifiche definitive. La questione è tornata al centro del confronto durante un question time, quando la senatrice ed ex atleta paralimpica Giusy Versace ha chiesto chiarimenti al ministro Salvini. Tra le ipotesi considerate c’era l’inserimento dell’obbligo in un decreto collegato al Pnrr, ma al momento il testo pubblicato non contiene disposizioni specifiche sul Cude.

Parallelamente, il ministro ha annunciato una nuova piattaforma nazionale dedicata alla richiesta e alla gestione del contrassegno. L’obiettivo è permettere ai cittadini di presentare domanda online, associare il Cude alle proprie targhe e ricevere il documento direttamente a casa. Il cuore della riforma sarebbe una “whitelist” nazionale, cioè una banca dati unica che consentirebbe ai veicoli registrati di accedere alle Ztl senza comunicazioni preventive ai singoli Comuni. Se pienamente operativa e condivisa su scala nazionale, la novità potrebbe ridurre in modo significativo gli adempimenti che oggi ricadono sugli utenti.

Resta però una parte decisiva ancora da chiarire. Non sono state indicate tempistiche precise né dettagli tecnici sul funzionamento del nuovo sistema. Non è chiaro, per esempio, se la piattaforma potrà garantire piena efficacia anche nei Comuni che non hanno aderito al database attuale. L’indirizzo politico sembra puntare a più uniformità e semplificazione, ma finché non arriveranno norme definitive e un’adesione estesa, per molti automobilisti con disabilità la prudenza continuerà a essere necessaria.

Per i lettori, il cambiamento potenziale è concreto: meno comunicazioni, meno sportelli, meno rischio di sanzioni quando ci si sposta da una città all’altra. La svolta, però, dipenderà dall’attuazione: regole chiare, tempi certi e un sistema davvero nazionale sono la condizione perché il contrassegno unico disabili europeo (Cude) diventi uno strumento semplice anche nella vita di tutti i giorni

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