È iniziato ad Abu Dhabi il primo confronto trilaterale tra Russia, Ucraina e Stati Uniti, con l’obiettivo di discutere garanzie di sicurezza e possibili intese economiche legate a un percorso negoziale per la fine della guerra. Il formato dell’incontro è stato definito dopo colloqui al Cremlino tra Vladimir Putin e una delegazione americana, che ha incluso figure con competenze diplomatiche ed economiche.
L’avvio, però, è subito condizionato dal nodo più delicato: il Donbass. Da Mosca arriva la richiesta che Kiev abbandoni la regione come condizione per un accordo di pace, posizione respinta dall’Ucraina, che ribadisce la centralità dei territori orientali e la loro non negoziabilità in termini di sovranità. Il confronto, quindi, procede su un equilibrio fragile: da una parte l’esigenza di definire “garanzie” credibili, dall’altra la questione territoriale che rischia di bloccare ogni progresso.
Sul fronte europeo, intanto, aumentano le tensioni politiche: Viktor Orbán sostiene che alcuni Paesi dell’Unione non sarebbero realmente interessati a una rapida conclusione del conflitto, alimentando ulteriori divisioni interne. Il Trilaterale ad Abu Dhabi si apre così con un obiettivo ambizioso, ma con ostacoli immediati che rendono il percorso negoziale tutt’altro che lineare.

