Voto per appello nominale martedì 31 marzo. Nel provvedimento aiuti alle famiglie con Isee basso, sostegno al teleriscaldamento e rinvio dell’uscita dal carbone al 2038.
Il governo accelera sul decreto bollette e sceglie la strada della fiducia alla Camera. A porla in Aula è stato il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin. Il voto per appello nominale è previsto per martedì 31 marzo, dopo le dichiarazioni di voto programmate a partire dalle 12.20.
Il passaggio parlamentare conferma la volontà dell’esecutivo di chiudere rapidamente l’esame del provvedimento, considerato centrale per contenere il peso delle spese energetiche su famiglie e imprese. Il decreto bollette interviene infatti su uno dei temi più sensibili di queste settimane: il costo dell’energia elettrica e del gas, tornato al centro del confronto politico e sociale.
Tra le misure principali c’è il rafforzamento del sostegno alle famiglie più fragili. Per chi già rientra nel bonus sociale elettrico è previsto per il 2026 un contributo straordinario da 115 euro. L’obiettivo è alleggerire almeno in parte una spesa che continua a pesare sui bilanci domestici, soprattutto nei nuclei con redditi più bassi.
Il provvedimento prova ad allargare la platea degli aiuti anche oltre i beneficiari del bonus sociale. Le famiglie con Isee fino a 25 mila euro, pur non avendo accesso al bonus ordinario, potranno contare su un contributo volontario a carico dei venditori, attivo nel 2026 e nel 2027. Una misura che punta a intercettare una fascia ampia di utenti esclusi dai sostegni tradizionali ma comunque esposti all’aumento dei costi energetici.
Decreto bollette, aiuti anche a chi usa il teleriscaldamento
Un’altra novità riguarda il teleriscaldamento, tema finora rimasto ai margini dei principali strumenti di sostegno. Il decreto prevede infatti un intervento dedicato alle famiglie, sempre in base all’Isee, che utilizzano questo sistema. Secondo le stime richiamate durante l’esame parlamentare, la misura interessa circa 1,36 milioni di abitazioni e oltre 2,5 milioni di cittadini.
Si tratta di un punto che amplia il perimetro degli aiuti e prova a colmare una disparità segnalata da tempo. Finora molte utenze collegate al teleriscaldamento non avevano beneficiato di strumenti paragonabili a quelli previsti per altre forme di fornitura energetica.
Il nodo carbone e la scelta del rinvio
Nel decreto trova spazio anche una decisione destinata a far discutere: il rinvio dell’uscita dell’Italia dal carbone al 2038. La scelta viene motivata con il quadro internazionale ancora instabile, segnato dalle tensioni geopolitiche e dalle ricadute sui mercati energetici.
Per i sostenitori della norma il rinvio serve a garantire sicurezza energetica, continuità produttiva e tutela dei consumatori in una fase ancora delicata. Resta però un punto politicamente sensibile, perché tocca il rapporto tra emergenza energetica e obiettivi ambientali di medio periodo.
Il voto di fiducia diventa quindi un passaggio decisivo non solo per l’iter del decreto, ma anche per la linea del governo su caro energia e transizione. Se il testo otterrà il via libera della Camera, il confronto si sposterà sugli effetti concreti delle misure: quanto incideranno davvero sulle bollette e quanto riusciranno a sostenere famiglie e imprese nei prossimi due anni.

