Confermato il voto per il referendum sulla giustizia nelle giornate del 22 e 23 marzo. I 15 giuristi promotori della raccolta firme — che ha raggiunto le 500mila sottoscrizioni — hanno annunciato che non presenteranno ricorso contro la scelta del governo di non modificare le date.
Secondo i promotori, la decisione dell’esecutivo non rispetterebbe in modo corretto la sequenza temporale prevista dall’articolo 15 della legge sul referendum. Una contestazione in sede giudiziaria, spiegano, sarebbe stata possibile e persino fondata. Tuttavia la linea scelta è diversa: niente nuova battaglia nelle aule dei tribunali e concentrazione totale sulla campagna referendaria.
Il gruppo sottolinea inoltre che, con un’ordinanza della Cassazione, è stata già definita una nuova formulazione del quesito. A questo punto, quindi, l’obiettivo diventa informare e mobilitare gli elettori in vista dell’appuntamento di fine marzo. Il referendum sulla giustizia entra così nella fase decisiva, quella in cui la partita si sposta dal confronto procedurale alla comunicazione pubblica e alla partecipazione al voto.

