La Bce lascia i tassi al 2%, ma il messaggio che arriva da Francoforte è tutt’altro che rassicurante. La Banca centrale europea sceglie per ora di non intervenire, però avverte che resterà pronta a reagire se lo shock energetico legato all’escalation in Iran dovesse spingere ancora più in alto l’inflazione. È questo il punto che conta per famiglie, imprese e mercati: i tassi non si muovono oggi, ma una stretta ad aprile non è più esclusa.
Christine Lagarde ha spiegato che la Bce è “determinata” a riportare i prezzi verso il target del 2%, pur senza impegnarsi su un percorso già scritto dei tassi. Il tono resta prudente, ma per gli operatori il segnale è chiaro: nel 2026 potrebbero arrivare almeno due rialzi da 25 punti base, con il primo già nel prossimo meeting.
Bce tassi al 2%: pesa lo shock energia
Le nuove stime sono il dato più pesante. Nello scenario base, la crescita dell’Eurozona nel 2026 scende allo 0,9%, mentre l’inflazione sale al 2,6%. Ma se la guerra dovesse provocare un’interruzione prolungata di petrolio e gas, il quadro peggiorerebbe bruscamente: Pil dell’area euro fermo allo 0,4% e inflazione media al 4,4%, con picchi mensili fino al 6,3%.
Per l’Italia, come per la Germania, il rischio è evidente perché le economie più esposte ai costi energetici potrebbero subire contraccolpi più forti. I mercati già si stanno muovendo su questa ipotesi: l’euro è risalito, mentre i rendimenti dei titoli di Stato restano elevati rispetto ai livelli di fine febbraio. Per i cittadini significa una prospettiva ancora incerta su mutui, prestiti e costo della vita.

