Lo Stretto di Hormuz resta bloccato e il prezzo del petrolio continua a salire. È questo il punto che pesa di più sull’Italia e sull’Europa, mentre il governo prova a muoversi su più fronti per evitare contraccolpi sull’approvvigionamento energetico e sui costi per famiglie e imprese.
Intervenendo in tv, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha spiegato che l’Italia sta attivando canali alternativi con Venezuela, Indonesia e diversi Paesi africani per coprire eventuali mancanze di greggio. In questo lavoro, ha precisato, un ruolo importante sarebbe affidato anche alle grandi aziende nazionali, a partire da Eni. Il nodo, però, non sarebbe tanto trovare il petrolio, quanto fermare la corsa dei prezzi, già aumentati in modo sensibile.
Secondo Crosetto, l’impatto diretto del blocco di Hormuz sul petrolio destinato all’Italia sarebbe limitato, perché attraverso quello snodo passa circa il 5% del fabbisogno nazionale. Più delicata, invece, la partita del gas liquefatto in arrivo dal Qatar, che copre una quota ben più rilevante dei consumi italiani. È su questo equilibrio che si gioca una parte della tenuta energetica delle prossime settimane.
Sul piano politico e militare, il ministro ha ribadito che l’Italia non parteciperà alla guerra contro l’Iran. Ha escluso l’invio di navi italiane in operazioni che potrebbero essere lette come un coinvolgimento diretto nel conflitto. La proposta indicata dal governo è un’altra: una missione internazionale sotto l’egida dell’Onu per proteggere il traffico commerciale nello Stretto di Hormuz e riportare stabilità. Per i cittadini, la posta in gioco è chiara: energia più sicura e prezzi meno pesanti.

