Basta cassetti pieni di ricevute sbiadite. Con un nuovo decreto Pnrr approvato dal governo, dal 2026 cambia una regola che ha pesato a lungo su negozi, locali e professionisti: le ricevute POS dei pagamenti elettronici non dovranno più essere conservate in formato cartaceo per dieci anni. Una semplificazione che arriva mentre l’Italia spinge sui pagamenti digitali, con i Pos attivi saliti nel 2025 a 3,87 milioni, in crescita rispetto ai 3,75 milioni del 2024.
La misura incide soprattutto sulla quotidianità di chi incassa con carte di credito, debito o prepagate. Meno carta da archiviare, meno tempo perso in conservazioni che spesso non aggiungevano nulla ai controlli, perché quelle ricevute erano già replicabili nei flussi bancari.
Ricevute POS, cosa prevede il decreto Pnrr
La novità principale è l’eliminazione dell’obbligo di conservazione delle ricevute cartacee emesse dai terminali per i pagamenti elettronici. In concreto, la ricevuta POS non sarà più un documento da tenere per dieci anni.
Resta però un punto fermo: non cambiano gli obblighi su scontrini, fatture e ricevute fiscali, che continuano a essere i documenti rilevanti dal punto di vista contabile e tributario. La prova del pagamento, quando serve dimostrare la tracciabilità, potrà arrivare attraverso la documentazione bancaria, anche in formato digitale. Il decreto stabilisce infatti che le comunicazioni inviate da banche e intermediari finanziari possono sostituire la carta, purché riportino tutte le informazioni della singola operazione e siano pienamente consultabili.
Perché la conservazione delle ricevute POS era considerata superflua
Le ricevute POS non sono documenti contabili: attestano l’avvenuto pagamento, ma non sono necessarie per redigere il bilancio o per la dichiarazione fiscale. L’obbligo di conservarle per dieci anni era collegato alle regole sulla conservazione delle scritture contabili previste dal Codice civile, ma applicarlo alle ricevute dei terminali è stato a lungo visto dalle associazioni di categoria come un aggravio burocratico senza reale utilità.
La direzione ora è chiara: la tracciabilità non passa più dalla carta stampata, ma dai dati. E gli estratti conto, insieme alla documentazione fiscale, diventano sufficienti a ricostruire l’operazione.
Cosa cambia per il 730 e per i pagamenti alla Pubblica amministrazione
Sul fronte detrazioni, il principio è che basterà conservare lo scontrino o la fattura, che già riportano le indicazioni utili sulla modalità di pagamento tracciabile. Se l’operazione è rintracciabile tra corrispettivo e movimento bancario, non sarà più necessario conservare anche la ricevuta del Pos.
Novità importante anche per i pagamenti verso la Pubblica amministrazione effettuati tramite piattaforme elettroniche come pagoPA: l’amministrazione dovrà verificare l’avvenuto pagamento consultando i flussi informatici propri o quelli della piattaforma nazionale. Non potrà chiedere al cittadino l’esibizione della ricevuta cartacea, nemmeno ai fini fiscali.
Dal 1° gennaio 2026 parte l’obbligo di collegare Pos e registratori telematici
La vera rivoluzione, però, è già partita dal 1° gennaio 2026: è scattato l’obbligo di collegare i Pos ai registratori telematici che trasmettono i corrispettivi all’Agenzia delle Entrate. L’obiettivo è far dialogare pagamenti elettronici e vendite certificate, riducendo le discrepanze tra incassi e dichiarazioni.
Il collegamento sarà gestito online tramite l’area riservata del sito dell’Agenzia. Non servirà un collegamento fisico tra dispositivi e potrà essere effettuato direttamente dall’esercente o da un intermediario, come il commercialista. Per i Pos già installati, l’abbinamento dovrà avvenire entro 45 giorni dall’attivazione del servizio online, mentre per i nuovi dispositivi saranno previste finestre temporali dedicate.
Chi deve adeguarsi e dove porta la digitalizzazione degli scontrini
L’obbligo riguarda chi certifica i corrispettivi con registratore telematico e accetta pagamenti elettronici. Rientrano i terminali da banco e mobili, i dispositivi collegati a tablet o smartphone, i sistemi virtuali integrati nei gestionali e anche le piattaforme e-commerce collegate alla certificazione dei corrispettivi.
Il percorso verso lo scontrino sempre più digitale non si ferma alle ricevute Pos. La tabella di marcia indicata dal Parlamento prevede un adeguamento progressivo: nel 2027 la grande distribuzione, nel 2028 l’estensione a operatori sopra una soglia di volume d’affari, nel 2029 il coinvolgimento degli altri esercenti. L’obiettivo è una dematerializzazione dei corrispettivi sempre più completa e controlli fiscali più automatizzati e incrociati.
Per chi lavora nel commercio e nella ristorazione, il cambiamento si traduce in una cosa semplice: meno carta da gestire e più importanza ai flussi digitali, che diventano la prova “ufficiale” del pagamento. Per i cittadini, significa una richiesta in meno quando si deve dimostrare la tracciabilità: contano i documenti fiscali e i movimenti bancari, non lo scontrino Pos nel cassetto.

