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venerdì, 13 Febbraio 2026

Competitività Ue, Meloni dal Consiglio in Belgio: “L’Europa torni a pensare in grande”

La competitività Ue torna al centro dell’agenda europea. Dal Consiglio informale in Belgio, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha lanciato un messaggio netto: “L’Ue torni a pensare in grande, non c’è tempo da perdere”. È il segnale politico di una giornata dedicata al rilancio dell’economia dei 27, con i leader chiamati a trasformare le analisi in scelte operative.

Il confronto si è aperto con una riunione di coordinamento informale sui temi della competitività, promossa da Italia, Germania e Belgio. Attorno allo stesso tavolo, oltre a Meloni, anche Friedrich Merz e il primo ministro belga Bart De Wever, insieme ad altri rappresentanti di 19 Paesi. Sullo sfondo, filtrano segnali di disgelo tra Merz e il presidente francese Emmanuel Macron, un elemento che potrebbe incidere sugli equilibri e sulle prossime intese europee.

Nel corso della giornata è previsto il Consiglio informale in formato “Leaders retreat”, convocato dal presidente Antonio Costa. L’obiettivo è rilanciare la discussione sul futuro economico dell’Unione e stimolare un’accelerazione sui dossier rimasti in sospeso, anche alla luce dei rapporti presentati due anni fa per rafforzare la capacità competitiva europea. Alla riunione partecipano anche Mario Draghi ed Enrico Letta, chiamati a dare impulso al confronto e a riaprire il ragionamento sulle misure necessarie per recuperare terreno su crescita, produttività e investimenti.

Costa ha fissato la cornice politica con un messaggio diretto: “Il 2026 sarà l’anno della competitività, priorità è crescita”. Un’indicazione che punta a mettere i governi davanti a una scelta: passare dai documenti alle decisioni, con un’agenda chiara per la Commissione europea e un mandato più esplicito sul percorso da seguire.

Competitività Ue, cosa si muove e chi manca

Non tutti i leader sono presenti. Il premier spagnolo Pedro Sanchez è assente e ha fatto sapere di preferire soluzioni come il debito comune e una clausola “buy european”. È una distanza politica che evidenzia come, dietro la parola “competitività”, restino aperte questioni di metodo e di strumenti: quali risorse mobilitare, come orientare gli acquisti pubblici, quale spazio concedere a scelte comuni sul piano finanziario.

L’atterraggio del vertice, ora, è tutto nelle conseguenze concrete. Se il 2026 deve davvero diventare l’anno della competitività Ue, la partita per imprese e cittadini si giocherà sulla capacità dell’Europa di ridurre i tempi delle decisioni e di indicare obiettivi misurabili. Per chi vive e lavora nell’Unione, il punto è semplice: capire se dalle dichiarazioni arriveranno misure in grado di sostenere crescita e sviluppo, senza ulteriori rinvii.

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