La Francia rivuole la Statua della Libertà. O almeno, questo è il desiderio espresso dall’eurodeputato Raphaël Glucksmann, che ha lanciato un accorato appello agli americani per riavere indietro il celebre monumento. Una richiesta che, con la proverbiale diplomazia a stelle e strisce, ha ricevuto una risposta che più tagliente non si può: “Se non fosse per noi, oggi parlereste tedesco”. Firmato: Casa Bianca.
La frase, attribuita alla portavoce Karoline Leavitt, è un chiaro richiamo al ruolo degli Stati Uniti nella Seconda Guerra Mondiale, un promemoria che sembra sottolineare che certi debiti storici non si saldano con una semplice richiesta di restituzione. Insomma, Parigi può tenersi la Torre Eiffel, ma la Statua della Libertà rimane dove sta.
Nel frattempo, mentre tra Washington e l’Europa si consuma questa schermaglia simbolica, le tensioni si spostano anche sul fronte economico. Il Wall Street Journal lancia l’allarme: la guerra dei dazi voluta da Donald Trump rischia di trasformarsi in un bagno di sangue economico da 9.500 miliardi di dollari. L’idea di proteggere i prodotti americani con barriere doganali potrebbe, secondo il quotidiano finanziario, avere un effetto boomerang devastante sui prezzi e sul commercio globale.
E se il rischio di un’economia blindata non bastasse, la Casa Bianca ha deciso di riaccendere i motori delle centrali a carbone con effetto immediato. Una scelta che sa di ritorno al passato, ma che viene giustificata come necessaria per garantire l’indipendenza energetica del Paese. Mentre il mondo spinge per le energie rinnovabili, l’America sembra voler rispolverare il carbone, come se fosse un vecchio vinile da rimettere sul giradischi.
Ma le controversie non finiscono qui. Il governo USA sta difendendo con le unghie e con i denti l’utilizzo dell’Alien Enemies Act del 1798 – sì, avete letto bene, una legge vecchia di oltre due secoli – per deportare i membri della gang venezuelana Tren De Aragua, ora classificata come organizzazione terroristica. La Casa Bianca assicura di essere nei limiti della legge e promette battaglia legale.
Insomma, tra statua contesa, guerra commerciale e carbone vintage, gli Stati Uniti dimostrano ancora una volta di non avere paura di andare controcorrente. Ma la vera domanda resta: la Francia si accontenterà di una replica della Statua della Libertà, o tenterà un colpo di mano diplomatico?