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lunedì, 23 Febbraio 2026

Indagine sulla morte di Domenico: 45 giorni senza Heart Team dopo il trapianto fallito

NAPOLI – Il caso del bimbo del Monaldi torna al centro dell’attenzione giudiziaria. La Procura di Napoli ha avviato un’indagine sulla morte di Domenico, il bambino di due anni ricoverato all’ospedale Monaldi, mentre la famiglia sostiene che “senza ritardi e omissioni si poteva salvare”. Dai documenti clinici e dalle ricostruzioni disponibili emergono punti ancora oscuri, a partire da un “buco” di 45 giorni prima di una valutazione collegiale completa.

Domenico, secondo quanto ricostruito, è stato sottoposto a trapianto di cuore il 23 dicembre. L’intervento non è andato come previsto. Per mantenerlo in vita è stato collegato all’Ecmo, la circolazione extracorporea, in attesa di una possibile nuova opzione terapeutica.

L’elemento che pesa di più nella vicenda è l’ipotesi di un danno all’organo destinato al piccolo. Il cuore, riferiscono le ricostruzioni, sarebbe stato compromesso durante il trasporto perché “congelato” per errore: al ghiaccio usato per la conservazione sarebbe stato aggiunto ghiaccio secco, con conseguenze irreversibili sul tessuto cardiaco. L’espianto era avvenuto a Bolzano, con la presenza in sala di una cardiochirurga e di un assistente del Monaldi, come da prassi per questo tipo di procedure.

Bimbo del Monaldi, il nodo dei 45 giorni e la finestra terapeutica

Dopo il trapianto fallito del 23 dicembre, la prima riunione ufficiale dell’Heart Team per una valutazione delle condizioni di Domenico sarebbe stata convocata solo il 6 febbraio, cioè 45 giorni dopo. A quella prima riunione, secondo quanto riferito dal medico legale indicato dalla famiglia, avrebbero partecipato soltanto i medici curanti. L’11 febbraio il confronto sarebbe stato esteso ad altri specialisti del Monaldi. Il 18 febbraio sarebbero arrivati esperti da altri centri trapianti italiani, che avrebbero escluso un secondo trapianto, stimando molto basse le possibilità di riuscita.

Per la famiglia, quel lungo intervallo avrebbe inciso in modo decisivo. Il legale della famiglia richiama il tema dei tempi massimi indicati in letteratura per la permanenza su Ecmo e sostiene che la durata dell’assistenza extracorporea avrebbe ristretto lo spazio per alternative, tra cui l’ipotesi di un supporto meccanico come il Berlin Heart, citato come possibile opzione nel corso della vicenda.

I documenti mancanti e le verifiche sulla sequenza dell’intervento

Un altro punto che alimenta domande riguarda la documentazione sanitaria. L’avvocato della famiglia riferisce di aver riscontrato l’assenza di una parte considerata rilevante: il diario di perfusione, cioè la tracciatura della circolazione extracorporea che potrebbe aiutare a stabilire tempi e passaggi con precisione. Le fasi dell’intervento, viene sostenuto, risultano descritte in ordine cronologico ma senza minutaggio dettagliato, un elemento che potrebbe diventare decisivo nella ricostruzione tecnica.

Chi ha maneggiato il ghiaccio secco e quali protocolli valgono

Resta aperto anche il tema delle responsabilità operative durante espianto e trasporto. Da un audit non reso pubblico, secondo quanto riportato, il ghiaccio secco sarebbe stato maneggiato da personale di sala dell’ospedale di Bolzano. Ma la questione si intreccia con i protocolli: ogni dettaglio della catena di trapianto richiede attribuzioni chiare e verificabili, e sarà la Procura a stabilire ruoli, procedure e passaggi effettivamente seguiti.

Il comportamento in sala operatoria e la domanda chiave

Tra i punti su cui si concentreranno gli accertamenti c’è la scelta del cardiochirurgo che ha eseguito il trapianto, già tra gli indagati, secondo le ricostruzioni. La Procura dovrà chiarire se si dovesse attendere l’arrivo della box con l’organo donato, verificarne le condizioni e solo dopo procedere alla rimozione del cuore di Domenico, oppure se le decisioni siano state assunte nel rispetto dei protocolli. È una delle domande che pesano di più, perché riguarda la sequenza degli eventi in un momento in cui ogni minuto può cambiare l’esito.

Autopsia e prossimi passi: cosa cambia per i lettori

L’autopsia sul corpo di Domenico, con particolare attenzione al cuore, viene indicata come un passaggio cruciale dell’inchiesta. Nelle prossime ore la Procura dovrebbe nominare un pool di consulenti per l’esame irripetibile. Anche la famiglia si prepara a partecipare con propri consulenti, affiancando al medico legale ulteriori competenze specialistiche.

Per i lettori, il punto è concreto: questa vicenda mette sotto i riflettori i tempi di risposta, la completezza della documentazione e il rispetto delle procedure in una delle aree più delicate della medicina. L’indagine dovrà stabilire se ci siano stati errori, ritardi o omissioni, e se esistesse davvero una possibilità diversa per evitare l’esito tragico.

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