Le condizioni del bimbo trapiantato con cuore danneggiato ricoverato all’ospedale Monaldi di Napoli stanno peggiorando rapidamente. È quanto emerge dal bollettino medico diffuso oggi: nelle ultime 12 ore, spiegano dall’azienda ospedaliera, il quadro clinico avrebbe registrato un ulteriore peggioramento progressivo e veloce.
Nel frattempo, al Monaldi è stato definito un nuovo percorso di cura dopo un confronto tra il pool dei medici, il medico di fiducia indicato dalla famiglia, la madre del piccolo e il suo legale. La linea condivisa punta a evitare terapie non più utili alla condizione clinica del bambino, con l’obiettivo di ridurre la sofferenza e mettere al centro la dignità del paziente, scongiurando il rischio di accanimento terapeutico.
L’ospedale riferisce che, in accordo con la famiglia, al piccolo saranno garantite esclusivamente terapie strettamente salvavita. Gli altri interventi verranno progressivamente ridotti secondo una logica di de-escalation, sospendendo le cure considerate sproporzionate o non più necessarie. La scelta, viene chiarito, non riguarda l’eutanasia.
Resta centrale la questione dell’Ecmo, il supporto meccanico che ossigena il sangue e sostiene la funzione cardiaca. Secondo quanto viene riferito da fonti ospedaliere, il macchinario non verrà disattivato perché la sua interruzione comporterebbe un rischio immediato di morte. Verranno invece eliminate altre terapie ritenute non indispensabili.
La vicenda è iniziata due mesi fa con il trapianto di cuore eseguito a Napoli. Subito dopo l’intervento, però, sarebbero emerse gravi complicazioni: l’organo trapiantato risulta danneggiato e non in grado di garantire un’autonoma funzionalità. Per questo, il bambino è stato collegato all’Ecmo, diventato il sostegno vitale fondamentale mentre le condizioni restavano critiche e il quadro clinico si aggravava nelle ore successive.
In questi giorni la famiglia ha chiesto chiarezza sulle responsabilità e sulle condizioni dell’organo trapiantato. I medici, intanto, avrebbero escluso la possibilità di un secondo trapianto, spiegando che le condizioni del piccolo non consentono un nuovo intervento tanto invasivo. Nelle ultime ore, anche su richiesta dei familiari, è stato avviato un percorso orientato ad alleviare le sofferenze, con la sospensione delle terapie non più utili e il mantenimento di quelle salvavita.
Per i lettori, la notizia segna un passaggio delicato: la definizione di una pianificazione condivisa delle cure in un quadro clinico che, secondo il bollettino, continua a peggiorare rapidamente. Un percorso che prova a tenere insieme medicina, responsabilità e tutela della persona, mentre l’Ecmo resta l’unico supporto immediato alla vita del bambino.

