La vicenda della famiglia nel bosco di Palmoli, nel Chietino, torna al centro dell’attenzione. Dopo settimane di silenzio, Nathan Trevallion, il padre britannico dei tre bambini allontanati dal casolare nel bosco, ha raccontato come vivono oggi i figli nella struttura protetta di Vasto, dove si trovano dal 20 novembre insieme alla madre.
Secondo quanto riferito, i bambini – due gemelli di sei anni e una bambina di otto – avrebbero mostrato segnali evidenti di disagio. “Sono cambiati”, ha spiegato il padre, sottolineando che durante gli incontri settimanali di un’ora li vede più agitati e nervosi rispetto a prima. Descrive una difficoltà a concentrarsi, uno stato di ansia costante e un aumento della conflittualità tra fratelli: comportamenti che, a suo dire, non erano presenti quando vivevano nel casolare di Palmoli.
Il punto centrale, racconta Trevallion, è la domanda che i piccoli ripetono continuamente: “Quando possiamo tornare a casa?”. Per il padre quella richiesta racchiude tutto: i figli vorrebbero tornare alla loro vita precedente, circondati dalla natura e dagli animali, anche se la famiglia si dice pronta a rispettare le indicazioni che saranno imposte per garantire la tutela dei minori.
La storia, però, resta legata alle valutazioni del Tribunale dei minori de L’Aquila, che ha disposto una perizia psicologica sui genitori e sugli stessi bambini. Il percorso di accertamento inizierà il 23 gennaio e servirà a valutare se la coppia possa esercitare pienamente la responsabilità genitoriale, dopo la sospensione decisa nei mesi scorsi.
Nel frattempo, la famiglia nel bosco continua a dividere l’opinione pubblica tra chi vede nella scelta di vita “neorurale” una forma di libertà e chi, invece, teme che l’isolamento possa incidere sul benessere e sullo sviluppo dei più piccoli. Intanto, però, resta un dato umano che pesa più di ogni dibattito: i bambini chiedono di tornare a casa e il padre sostiene che il loro disagio sia aumentato dopo l’allontanamento.

