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	<title>Lavoro &#8211; News Italy News | Agenzia di stampa internazionale</title>
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	<description>Le ultime notizie in Italia ed Estero</description>
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		<title>Morti sul lavoro in Italia, calo a febbraio 2026: 102 vittime in due mesi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Apr 2026 05:09:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le morti sul lavoro in Italia segnano una frenata nei primi due mesi del 2026. A fine febbraio le vittime complessive sono 102, contro le 138 registrate nello stesso periodo del 2025. Il calo è del 26,1% e conferma il dato positivo già emerso a gennaio, anche se con un’intensità più contenuta. I numeri arrivano [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="288" data-end="606">Le morti sul lavoro in Italia segnano una frenata nei primi due mesi del 2026. A fine febbraio le vittime complessive sono 102, contro le 138 registrate nello stesso periodo del 2025. Il calo è del 26,1% e conferma il dato positivo già emerso a gennaio, anche se con un’intensità più contenuta.</p>
<p data-start="608" data-end="947">I numeri arrivano dall’ultima indagine dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega. Nel dettaglio, i decessi avvenuti in occasione di lavoro sono 72, mentre quelli in itinere, cioè nel tragitto tra casa e lavoro, sono 30. Rispetto a un anno fa, le vittime in occasione di lavoro diminuiscono di 29 unità, quelle in itinere di 7.</p>
<p data-start="949" data-end="1389">Il dato nazionale mostra quindi un arretramento della mortalità, ma non autorizza letture ottimistiche. Il bilancio resta pesante e conferma che il tema della sicurezza continua a riguardare l’intero Paese. A sottolinearlo è anche Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio, che parla di un segnale raro negli ultimi anni: due mesi consecutivi di riduzione delle morti sul lavoro. Un’indicazione importante, ma ancora tutta da consolidare.</p>
<p data-start="1391" data-end="2001">Sul piano territoriale, il maggior numero di vittime complessive si concentra in Lombardia, Lazio, Campania, Toscana, Sicilia, Veneto e Piemonte. Guardando invece all’incidenza del rischio, cioè al rapporto tra decessi e occupati, sei regioni risultano in zona rossa: Molise, Liguria, Toscana, Campania, Sicilia e Piemonte. In zona gialla figurano Lazio, Lombardia, Veneto, Umbria e Puglia. Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Calabria e Marche rientrano invece nella fascia bianca. Abruzzo, Basilicata, Sardegna, Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta non registrano al momento vittime in occasione di lavoro.</p>
<p data-start="2003" data-end="2335">La Lombardia resta la regione con il numero più alto di decessi durante l’attività lavorativa: 13. Seguono Toscana con 9, Campania con 8, Piemonte e Lazio con 7, Sicilia e Veneto con 6. Emilia-Romagna e Liguria contano 4 vittime, la Puglia 3. Un decesso ciascuno, infine, in Molise, Umbria, Friuli-Venezia Giulia, Calabria e Marche.</p>
<h2 data-section-id="tweu07" data-start="2337" data-end="2392">Morti sul lavoro in Italia: i lavoratori più esposti</h2>
<p data-start="2394" data-end="2762">L’analisi per età evidenzia che il rischio più alto riguarda gli over 65, con un’incidenza di 12,7 morti per milione di occupati. Subito dopo compaiono i lavoratori tra 15 e 24 anni, con un’incidenza di 5,7, e la fascia 55-64 anni con 4,6. In termini assoluti, però, il gruppo più colpito è proprio quello tra 55 e 64 anni, con 26 vittime su 72 in occasione di lavoro.</p>
<p data-start="2764" data-end="3034">Un altro elemento rilevante riguarda i lavoratori stranieri. Le vittime complessive sono 30 su 102: 21 in occasione di lavoro e 9 in itinere. L’incidenza di mortalità supera di oltre tre volte quella dei lavoratori italiani: 8,1 morti per milione di occupati contro 2,4.</p>
<p data-start="3036" data-end="3274">Tra le donne, invece, i dati mostrano una riduzione netta. Le lavoratrici decedute nel 2026 sono 8, sette in meno rispetto all’anno precedente. Di queste, 5 hanno perso la vita mentre stavano lavorando e 3 durante il tragitto casa-lavoro.</p>
<h2 data-section-id="1hkw7fp" data-start="3276" data-end="3326">I settori più colpiti e l’aumento delle denunce</h2>
<p data-start="3328" data-end="3597">I comparti in cui si concentra il maggior numero di infortuni mortali sono Trasporti e Magazzinaggio, Attività Manifatturiere e Costruzioni. Non è un caso che siano anche tra i settori con una maggiore esposizione al rischio operativo e con una forte presenza maschile.</p>
<p data-start="3599" data-end="3940">Sul fronte generale degli infortuni, però, le denunce non scendono. A fine febbraio 2026 sono 91.912, in lieve aumento rispetto alle 89.556 dello stesso periodo del 2025, con una crescita del 2,6%. Il numero più alto di denunce si registra nelle Attività Manifatturiere, seguite da Sanità, Costruzioni, Trasporto e Magazzinaggio e Commercio.</p>
<p data-start="3942" data-end="4100">Il giovedì è il giorno della settimana in cui si sono concentrati più infortuni mortali, con il 22,2% del totale. Seguono lunedì e venerdì, entrambi al 19,4%.</p>
<p data-start="4102" data-end="4408">Il quadro, in sintesi, restituisce due segnali opposti. Da una parte cala il numero delle vittime, dall’altra cresce leggermente il totale delle denunce di infortunio. È su questo equilibrio fragile che si misureranno i prossimi mesi: meno morti, sì, ma con un livello di attenzione che non può abbassarsi.</p>
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		<title>Caso detersivo da 2,90 euro: dipendente licenziata, poi risarcita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Mar 2026 11:26:44 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si chiude con un accordo il caso della lavoratrice licenziata per un detersivo da 2,90 euro, una vicenda che nelle ultime ore ha acceso il dibattito sul rapporto tra regole aziendali, buon senso e tutela dei dipendenti. La storia arriva dalla Toscana e riguarda una dipendente di una nota catena della grande distribuzione, in servizio [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="723" data-end="1079">Si chiude con un accordo il caso della lavoratrice licenziata per un detersivo da 2,90 euro, una vicenda che nelle ultime ore ha acceso il dibattito sul rapporto tra regole aziendali, buon senso e tutela dei dipendenti. La storia arriva dalla Toscana e riguarda una dipendente di una nota catena della grande distribuzione, in servizio da circa trent’anni.</p>
<p data-start="1081" data-end="1394">Secondo quanto ricostruito, la donna aveva terminato il turno e stava facendo la propria spesa come una normale cliente. Tra i prodotti acquistati c’era anche un flacone di detersivo, regolarmente pagato alla cassa. Poco prima dell’uscita, però, una busta si è rotta e il prodotto è caduto a terra, rovesciandosi.</p>
<p data-start="1396" data-end="1797">A quel punto, sempre secondo il racconto della lavoratrice, la dipendente avrebbe avvisato subito i colleghi e il direttore del punto vendita, ricevendo l’assenso a sostituire il flacone danneggiato con un altro dello stesso valore preso dallo scaffale. Proprio quel gesto, però, avrebbe poi portato al licenziamento, provocando una vertenza di lavoro che ha attirato anche l’attenzione dei sindacati.</p>
<p data-start="1799" data-end="1869"><strong data-start="1799" data-end="1869">Il caso del detersivo da 2,90 euro si chiude con una conciliazione</strong></p>
<p data-start="1871" data-end="2158">La vicenda si è conclusa durante la prima udienza con una conciliazione tra le parti. La lavoratrice ha scelto di evitare una lunga battaglia giudiziaria e di rinunciare anche alla possibilità di un reintegro, accettando invece un risarcimento economico. L’importo non è stato reso noto.</p>
<p data-start="2160" data-end="2605">Resta però il peso pubblico di una storia che continua a far discutere. Per molti, il caso del detersivo da 2,90 euro pone una domanda precisa: fino a che punto un episodio minimo può giustificare una misura così grave come il licenziamento? È questo il punto che rende la vicenda rilevante anche per chi legge: dietro un gesto da pochi euro si apre un tema più ampio, quello dell’equilibrio tra responsabilità, proporzione e diritti sul lavoro.</p>
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		<title>Primo figlio a 31 anni: le italiane sono le mamme più anziane d’Europa</title>
		<link>https://newsitalynews.it/economia/2026/03/14/primo-figlio-a-31-anni-le-italiane-sono-le-mamme-piu-anziane-deuropa/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 06:25:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le italiane sono le mamme più anziane d’Europa quando nasce il primo figlio. Secondo gli ultimi dati Eurostat, in Italia l’età media alla prima maternità ha raggiunto i 31,9 anni, un valore tra i più alti dell’Unione Europea e simbolo di un cambiamento profondo nella società e nelle scelte familiari. Perché le italiane diventano mamme [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="136" data-end="441">Le italiane sono le mamme più anziane d’Europa quando nasce il primo figlio. Secondo gli ultimi dati Eurostat, in Italia l’età media alla prima maternità ha raggiunto i <strong data-start="305" data-end="318">31,9 anni</strong>, un valore tra i più alti dell’Unione Europea e simbolo di un cambiamento profondo nella società e nelle scelte familiari.</p>
<h2 data-section-id="2ri9z5" data-start="443" data-end="497">Perché le italiane diventano mamme sempre più tardi</h2>
<p data-start="499" data-end="885">Il dato sulle <strong data-start="513" data-end="543">mamme più anziane d’Europa</strong> non è casuale. Dietro questo primato ci sono fattori economici, sociali e culturali che spingono molte donne a rimandare la maternità. La ricerca di stabilità lavorativa, una sicurezza economica ancora fragile e la difficoltà di conciliare carriera e famiglia fanno sì che avere un figlio diventi sempre più una scelta pianificata nel tempo.</p>
<p data-start="887" data-end="1173">Negli ultimi decenni il cambiamento è evidente. L’età media al parto in Italia è passata dai <strong data-start="980" data-end="1019">29,1 anni del 1991 ai 31,6 del 2023</strong>, mentre cresce la quota di donne che diventano madri dopo i 35 anni. Oggi oltre <strong data-start="1100" data-end="1120">una donna su tre</strong> affronta la prima maternità in questa fascia di età.</p>
<p data-start="1175" data-end="1448">A pesare sono anche la carenza di servizi per l’infanzia, come i posti negli asili nido, e il persistente divario retributivo tra uomini e donne. Anche quando l’occupazione femminile cresce, la maternità continua a rappresentare un passaggio delicato per molte lavoratrici.</p>
<p data-start="1450" data-end="1767">Il fenomeno non riguarda solo l’Italia. Eurostat segnala un calo della fertilità in tutta l’Unione Europea, segno di un cambiamento culturale più ampio. Tuttavia nel nostro Paese il rinvio della maternità è più marcato e contribuisce ad alimentare la crisi demografica che da anni preoccupa istituzioni ed economisti.</p>
<p data-start="1769" data-end="1976">
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		<title>Morti sul lavoro a gennaio 2026: 34 vittime in Italia, calo del 43,3%</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 06:25:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
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		<category><![CDATA[gennaio 2026]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le morti sul lavoro a gennaio 2026 sono state 34 in tutta Italia. Il dato segna un calo del 43,3% rispetto allo stesso mese del 2025, con 26 decessi in meno, ma il quadro resta ancora preoccupante per diversi territori e settori produttivi. Secondo l’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega, 28 vittime sono morte [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="87" data-end="494">Le <strong data-start="117" data-end="152">morti sul lavoro a gennaio 2026</strong> sono state 34 in tutta Italia. Il dato segna un calo del 43,3% rispetto allo stesso mese del 2025, con 26 decessi in meno, ma il quadro resta ancora preoccupante per diversi territori e settori produttivi. Secondo l’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega, 28 vittime sono morte in occasione di lavoro e 6 nel tragitto casa-lavoro.</p>
<p data-start="496" data-end="892">A pesare di più sono Lombardia, Veneto, Campania, Liguria, Piemonte, Lazio e Sicilia, le regioni con il maggior numero di vittime complessive. Sul fronte del rischio, però, la situazione più critica riguarda Liguria, Sicilia, Friuli-Venezia Giulia e Marche, inserite in zona rossa perché con un’incidenza superiore del 25% rispetto alla media nazionale. La Puglia, invece, rientra in zona bianca.</p>
<p data-start="894" data-end="1318">L’analisi mette in luce anche i profili più esposti. Tra le fasce d’età, l’incidenza più alta si registra tra gli over 65, seguiti dai lavoratori tra 55 e 64 anni. In termini numerici, proprio quest’ultima fascia conta il maggior numero di vittime. Resta alto anche il divario che riguarda i lavoratori stranieri: sono 8 i decessi registrati e il loro rischio mortale risulta più che doppio rispetto a quello degli italiani.</p>
<p data-start="1320" data-end="1640">I settori più colpiti a gennaio 2026 sono le attività manifatturiere e il comparto trasporti e magazzinaggio. Intanto le denunce complessive di infortunio salgono leggermente a 41.905, contro le 41.800 dello scorso anno. Il calo delle vittime è un segnale importante, ma non basta ancora a parlare di emergenza superata.</p>
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		<title>Marghera, 37 licenziamenti nel settore tech: lavoratori sostituiti dall’intelligenza artificiale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Mar 2026 10:19:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
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		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
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		<category><![CDATA[Marghera]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Marghera torna al centro dell’attenzione per una vicenda che riapre il confronto tra innovazione e lavoro. Nella sede veneziana di una multinazionale americana del settore dei servizi finanziari digitali è stata avviata una procedura di licenziamento collettivo che riguarda 37 dipendenti, tra ingegneri e informatici. Alla base della scelta ci sarebbe un nuovo modello organizzativo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="228" data-end="700"><strong data-start="255" data-end="267">Marghera</strong> torna al centro dell’attenzione per una vicenda che riapre il confronto tra innovazione e lavoro. Nella sede veneziana di una multinazionale americana del settore dei servizi finanziari digitali è stata avviata una procedura di licenziamento collettivo che riguarda 37 dipendenti, tra ingegneri e informatici. Alla base della scelta ci sarebbe un nuovo modello organizzativo fondato sull’uso crescente dell’intelligenza artificiale.</p>
<p data-start="702" data-end="1092">La comunicazione è arrivata ai sindacati e alle istituzioni nei giorni scorsi. Secondo quanto emerso, l’azienda considera superato il sistema costruito su team locali e soluzioni adattate ai diversi mercati nazionali. L’obiettivo sarebbe ora concentrare le attività in pochi poli globali, puntando su processi più standardizzati, replicabili e scalabili grazie all’intelligenza artificiale.</p>
<p data-start="1094" data-end="1502">I lavoratori coinvolti sono un dirigente, sette quadri e ventinove impiegati con profili altamente specializzati. La decisione, però, non viene letta soltanto come una riorganizzazione interna. Il caso di Marghera viene osservato con attenzione perché potrebbe rappresentare un segnale per tutto il comparto Ict, dove l’automazione sta assumendo un peso sempre più rilevante anche nelle mansioni qualificate.</p>
<p data-start="1504" data-end="2087">Sul territorio cresce la preoccupazione. I sindacati chiedono un confronto con l’azienda e sollecitano un tavolo istituzionale per affrontare una questione che tocca occupazione, sviluppo e regole del mercato del lavoro. I dipendenti, dal canto loro, mettono in guardia da una sostituzione totale del fattore umano: l’intelligenza artificiale accelera molti processi, ma non elimina la necessità di competenze tecniche e intervento diretto quando i sistemi si inceppano. È questo il punto che rende la vicenda di Marghera un caso destinato a far discutere ben oltre i confini locali.</p>
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		<title>Scuola, 50,3 milioni per la formazione ATA: firmato il decreto di Valditara</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Mar 2026 11:11:23 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La formazione ATA entra per la prima volta in modo organico tra le priorità del sistema scolastico italiano. Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha firmato il decreto che stanzia 50,3 milioni di euro per la formazione in servizio del personale amministrativo, tecnico e ausiliario delle scuole. Una misura che punta a rafforzare [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="93" data-end="581">La formazione ATA entra per la prima volta in modo organico tra le priorità del sistema scolastico italiano. Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha firmato il decreto che stanzia 50,3 milioni di euro per la formazione in servizio del personale amministrativo, tecnico e ausiliario delle scuole. Una misura che punta a rafforzare competenze e valorizzazione professionale di una componente essenziale nella vita quotidiana degli istituti.</p>
<p data-start="583" data-end="1049">Secondo quanto comunicato dal Ministero, le risorse saranno assegnate alle scuole polo, che avranno il compito di organizzare i percorsi formativi. L’obiettivo è sostenere in modo strutturato il personale ATA, riconoscendone il ruolo nell’efficienza amministrativa, tecnica e organizzativa delle scuole. Per Valditara si tratta di “una misura concreta di attenzione specifica” e della prima iniziativa varata “in modo organico” per la formazione di questo personale.</p>
<p data-start="1051" data-end="1581">Il provvedimento si inserisce in una strategia più ampia che, nelle parole del ministro, punta alla valorizzazione di tutto il personale della scuola. Nello stesso quadro rientrano l’estensione della Carta del docente ai supplenti, l’utilizzo della card anche per le spese di trasporto e lo stanziamento di ulteriori 281 milioni destinati alla formazione e all’aggiornamento dei docenti, oltre che all’acquisto di dispositivi digitali e materiali didattici da concedere in comodato d’uso al personale scolastico, compresi gli ATA.</p>
<p data-start="1583" data-end="2106"><strong data-start="1583" data-end="1628">Formazione ATA, cosa cambia per le scuole</strong><br data-start="1628" data-end="1631" />Il nuovo stanziamento da 50,3 milioni per la formazione ATA rappresenta un passaggio significativo perché riconosce in modo diretto il valore del personale amministrativo, tecnico e ausiliario. Per le scuole significa poter contare su percorsi dedicati, pensati per accrescere competenze e qualità del servizio. Per chi lavora ogni giorno negli istituti, il decreto segna invece un nuovo investimento sulla professionalità e sul ruolo strategico svolto nel sistema educativo.</p>
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		<title>INPS, stop ai bollettini: contributi colf e badanti si pagano solo online con pagoPA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Feb 2026 11:14:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Colf, badanti e baby-sitter entrano definitivamente nell’era digitale. L’INPS ha annunciato lo stop all’invio dei bollettini cartacei per il pagamento dei contributi colf e badanti: da quest’anno i versamenti potranno essere effettuati esclusivamente attraverso canali digitali collegati alla piattaforma pagoPA. È una svolta che incide direttamente sulle famiglie datrici di lavoro e sulle scadenze trimestrali [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="131" data-end="588">Colf, badanti e baby-sitter entrano definitivamente nell’era digitale. L’INPS ha annunciato lo stop all’invio dei bollettini cartacei per il <strong data-start="272" data-end="315">pagamento dei contributi colf e badanti</strong>: da quest’anno i versamenti potranno essere effettuati esclusivamente attraverso canali digitali collegati alla piattaforma pagoPA. È una svolta che incide direttamente sulle famiglie datrici di lavoro e sulle scadenze trimestrali dei contributi, che restano obbligatorie.</p>
<p data-start="590" data-end="998">La decisione si inserisce nel percorso di dematerializzazione e digitalizzazione dei servizi della Pubblica amministrazione, con l’obiettivo di rendere i pagamenti più tracciabili, sicuri e sempre disponibili. Per chi finora riceveva a casa i modelli di pagamento, cambia il modo di organizzarsi: niente più attese della posta e nessun rischio di smarrimento dei bollettini, con ricevute consultabili online.</p>
<h2 data-start="1000" data-end="1063">3) Contributi colf e badanti: cosa cambia davvero nel 2026</h2>
<p data-start="1064" data-end="1391">Lo stop ai bollettini riguarda i datori di lavoro domestico con meno di 76 anni che in passato avevano richiesto la spedizione postale dei modelli. L’unica eccezione, prevista come misura temporanea di accompagnamento, riguarda chi ha <strong data-start="1299" data-end="1316">76 anni o più</strong>: per il solo 2026 continuerà a ricevere la comunicazione cartacea annuale.</p>
<p data-start="1393" data-end="1631">Dal 2027, però, anche questa fascia dovrà adeguarsi ai nuovi sistemi online. L’obiettivo dichiarato è favorire un passaggio graduale verso strumenti ritenuti più semplici e accessibili, evitando interruzioni nel versamento dei contributi.</p>
<p data-start="1633" data-end="2222">Per pagare, il punto di accesso principale resta il sito ufficiale dell’INPS, nella sezione “Portale dei Pagamenti – Lavoratori Domestici”. Da qui il datore di lavoro può effettuare il pagamento online con carta di credito o debito, pagare tramite conto corrente, utilizzare gli strumenti previsti dal circuito pagoPA, consultare e ristampare le ricevute dei versamenti già effettuati. In alternativa, è possibile generare e stampare l’avviso pagoPA e pagare presso banche, uffici postali, tabaccai e altri prestatori di servizi di pagamento aderenti, usando il codice avviso o il QR code.</p>
<p data-start="2224" data-end="2562">I pagamenti possono passare anche da home banking, tramite CBILL per gli istituti che lo prevedono, oppure da smartphone con l’App INPS Mobile e con l’App IO. Per professionisti e intermediari abilitati è disponibile una funzione dedicata per l’emissione massiva degli avvisi pagoPA, utile a chi gestisce più rapporti di lavoro domestico.</p>
<p data-start="2564" data-end="2821">Resta attivo anche il Contact center multicanale dell’INPS, con assistenza informativa e operativa. L’Istituto ha precisato che durante le chiamate non verranno mai richiesti pagamenti, credenziali personali o dati bancari, per ridurre il rischio di truffe.</p>
<p data-start="2823" data-end="3180">In concreto, per le famiglie datrici di lavoro il cambio di abitudini è netto, ma porta con sé un vantaggio immediato: pagamenti più trasparenti, riduzione degli errori e accesso ai servizi in qualunque momento. E per chi ha un rapporto di lavoro domestico in corso, la regola resta la stessa: contributi da versare regolarmente, ora con strumenti digitali.</p>
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		<title>Sciopero Ita Airways ed Easyjet 26 febbraio: stop voli per 24 ore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Feb 2026 11:11:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Lo sciopero Ita Airways ed Easyjet del 26 febbraio rischia di paralizzare il traffico aereo per un’intera giornata. I sindacati hanno proclamato 24 ore di stop nazionale, con possibili disagi per migliaia di viaggiatori in partenza dagli aeroporti italiani. La mobilitazione è prevista per giovedì 26 febbraio e coinvolgerà il personale delle due compagnie. Sono [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="113" data-end="370">Lo sciopero Ita Airways ed Easyjet del 26 febbraio rischia di paralizzare il traffico aereo per un’intera giornata. I sindacati hanno proclamato 24 ore di stop nazionale, con possibili disagi per migliaia di viaggiatori in partenza dagli aeroporti italiani.</p>
<p data-start="372" data-end="708">La mobilitazione è prevista per giovedì 26 febbraio e coinvolgerà il personale delle due compagnie. Sono annunciati presidi dalle 10 alle 16 negli aeroporti di Roma Fiumicino, Milano Linate e Napoli. A renderlo noto sono Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Ugl Trasporto Aereo e Anpac, che parlano di trattative senza risultati concreti.</p>
<h2 data-start="710" data-end="770">Sciopero Ita Airways ed Easyjet: perché si fermano i voli</h2>
<p data-start="772" data-end="1080">Alla base dello sciopero Ita Airways ed Easyjet c’è il mancato rinnovo dei contratti collettivi nazionali. Per Ita Airways il contratto risulta scaduto a dicembre 2024. Secondo le organizzazioni sindacali, l’attuale impianto contrattuale sarebbe inadeguato sia sul piano salariale sia su quello delle tutele.</p>
<p data-start="1082" data-end="1405">I sindacati sottolineano come, negli ultimi anni, l’azienda sia cresciuta e il traffico negli aeroporti italiani abbia superato i livelli pre-Covid, mentre l’inflazione avrebbe eroso il potere d’acquisto dei lavoratori. Da qui la richiesta di un rinnovo con “concreti riconoscimenti” in linea con le piattaforme presentate.</p>
<p data-start="1407" data-end="1711">Situazione analoga per Easyjet. Il contratto collettivo di piloti e assistenti di volo è scaduto a settembre dello scorso anno. Le sigle parlano di uno stallo nel confronto e di un peggioramento delle relazioni industriali, oltre a criticità operative e organizzative legate alla programmazione dei voli.</p>
<p data-start="1713" data-end="1952">Le organizzazioni sindacali dichiarano la disponibilità al dialogo, ma chiedono alle due compagnie “atti concreti e tempi certi” per arrivare ad accordi ritenuti equi. In assenza di sviluppi, non escludono ulteriori iniziative di protesta.</p>
<p data-start="1954" data-end="2223">Per i passeggeri la giornata di giovedì potrebbe tradursi in cancellazioni o ritardi. Il consiglio è di verificare lo stato del proprio volo sui canali ufficiali delle compagnie e degli aeroporti prima di recarsi in aeroporto, valutando eventuali soluzioni alternative.</p>
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		<title>Morti sul lavoro: nel 2025 oltre mille vittime in undici mesi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Jan 2026 15:42:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Da gennaio a novembre 2025 le vittime complessive legate al lavoro in Italia sono 1.010, con un aumento di 10 casi rispetto allo stesso periodo del 2024. I decessi avvenuti durante l’attività lavorativa sono 735, mentre 275 si sono verificati nel tragitto casa-lavoro. La distribuzione territoriale mostra un quadro preoccupante: più di metà delle regioni [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="75" data-end="343">Da gennaio a novembre 2025 le vittime complessive legate al lavoro in Italia sono 1.010, con un aumento di 10 casi rispetto allo stesso periodo del 2024. I decessi avvenuti durante l’attività lavorativa sono 735, mentre 275 si sono verificati nel tragitto casa-lavoro.</p>
<p data-start="345" data-end="718">La distribuzione territoriale mostra un quadro preoccupante: più di metà delle regioni rientra nelle fasce di rischio più alte. In “zona rossa” figurano Basilicata, Umbria, Puglia, Sicilia e Campania, con un’incidenza di mortalità superiore del 25% rispetto alla media nazionale. In “zona arancione” si collocano, tra le altre, Marche, Calabria, Liguria, Piemonte e Veneto.</p>
<p data-start="720" data-end="1109">Le regioni con il maggior numero di vittime in valore assoluto restano Lombardia, Veneto, Campania, Emilia-Romagna, Piemonte e Sicilia. Il settore più colpito continua a essere quello delle costruzioni, seguito da attività manifatturiere e comparto trasporti e magazzinaggio: ambiti nei quali la combinazione tra ritmi intensi, cantieri e mansioni operative espone maggiormente al rischio.</p>
<p data-start="1111" data-end="1477">Sul piano anagrafico, le fasce più vulnerabili sono quelle più mature: l’incidenza più alta riguarda gli over 65, mentre il numero maggiore di decessi si concentra tra i 55 e i 64 anni. Crescono anche le denunce di infortunio, in aumento dell’1,5% rispetto al 2024, con un volume significativo nei comparti manifatturiero, costruzioni, sanità, trasporti e commercio.</p>
<p data-start="1479" data-end="1891">Tra le donne aumenta soprattutto la quota di decessi in itinere. Resta inoltre marcato il divario che riguarda i lavoratori stranieri, per i quali il rischio di morte risulta più che doppio rispetto agli italiani. Anche l’andamento settimanale evidenzia una concentrazione maggiore di eventi mortali il lunedì e il venerdì, giorni spesso legati a ripartenze, chiusure di consegne e carichi di lavoro più elevati.</p>
<p data-start="1893" data-end="2082" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Il dato complessivo, al netto di classifiche e percentuali, conferma un’emergenza che continua a riproporsi e che richiede controlli, prevenzione e investimenti strutturali sulla sicurezza.</p>
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		<title>Genova, tensione al corteo dei lavoratori ex Ilva</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Dec 2025 16:15:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il corteo dei lavoratori dell’ex Ilva di Cornigliano ha attraversato Genova con toni accesi, raggiungendo la Prefettura dove la situazione è rapidamente degenerata. Gli operai, esasperati dall’incertezza sul proprio futuro professionale, si sono trovati davanti un blocco delle forze dell’ordine. Ne è nato un confronto teso: griglie metalliche colpite con i caschi, fumogeni, petardi e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="65" data-end="543">Il corteo dei lavoratori dell’ex Ilva di Cornigliano ha attraversato Genova con toni accesi, raggiungendo la Prefettura dove la situazione è rapidamente degenerata. Gli operai, esasperati dall’incertezza sul proprio futuro professionale, si sono trovati davanti un blocco delle forze dell’ordine. Ne è nato un confronto teso: griglie metalliche colpite con i caschi, fumogeni, petardi e uova lanciati verso gli agenti, che hanno risposto con lacrimogeni per disperdere la folla.</p>
<p data-start="545" data-end="848">In piazza erano presenti anche mezzi da lavoro, portati simbolicamente dagli operai per ricordare che il vero obiettivo della protesta rimane la continuità produttiva. Il timore condiviso è quello di vedere dissolversi definitivamente il destino dello stabilimento genovese e dei suoi 1100 dipendenti.</p>
<p data-start="850" data-end="1264">“Vogliamo solo lavorare” è stato il coro che ha accompagnato tutta la manifestazione, una frase semplice che racchiude anni di incertezze e promesse mancate. La sindaca Silvia Salis ha incontrato i lavoratori sul posto, annunciando un confronto con il ministro Urso fissato per il 5 dicembre a Roma, considerato un appuntamento decisivo per comprendere quali prospettive attendano gli stabilimenti del Nord Italia.</p>
<p data-start="1266" data-end="1495" data-is-last-node="" data-is-only-node="">La giornata si è chiusa con un clima ancora teso e nessuna risposta definitiva, ma con una consapevolezza sempre più chiara: i lavoratori non sono intenzionati a rimanere in silenzio mentre il loro futuro scivola nell’incertezza.</p>
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