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	<title>università &#8211; News Italy News | Agenzia di stampa internazionale</title>
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	<description>Le ultime notizie in Italia ed Estero</description>
	<lastBuildDate>Thu, 30 Apr 2026 10:39:27 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Stanze in affitto, Bari tra i rincari record: +59% in sei anni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 May 2026 05:35:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Milano resta la città più cara d’Italia, ma il Sud guida gli aumenti dei canoni nelle principali città universitarie Il caro stanze in affitto colpisce sempre di più studenti universitari e giovani lavoratori. Negli ultimi sei anni i canoni delle singole sono cresciuti in modo netto nei principali poli accademici italiani, con Bari tra le [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="96" data-end="216"><strong data-start="96" data-end="216">Milano resta la città più cara d’Italia, ma il Sud guida gli aumenti dei canoni nelle principali città universitarie</strong></p>
<p data-start="218" data-end="517">Il caro stanze in affitto colpisce sempre di più studenti universitari e giovani lavoratori. Negli ultimi sei anni i canoni delle singole sono cresciuti in modo netto nei principali poli accademici italiani, con Bari tra le città dove l’aumento è stato più pesante: +59% tra marzo 2020 e marzo 2026.</p>
<p data-start="519" data-end="877">Il dato emerge dall’analisi di Immobiliare.it Insights, che ha confrontato l’andamento dei prezzi delle stanze nelle città universitarie italiane. La crescita dei canoni, in molti casi, ha superato quella dei monolocali, rendendo più difficile anche la soluzione abitativa tradizionalmente considerata più accessibile per chi studia o lavora lontano da casa.</p>
<h2 data-section-id="17lyy05" data-start="879" data-end="938">Bari guida il caro stanze in affitto tra i grandi atenei</h2>
<p data-start="940" data-end="1199">Nelle città che ospitano i dieci maggiori atenei statali, con oltre 40mila iscritti, il prezzo medio delle stanze è aumentato del 41% in sei anni. È un incremento superiore di circa dieci punti rispetto a quello registrato dai monolocali nello stesso periodo.</p>
<p data-start="1201" data-end="1545">Bari registra il rincaro più alto, con un +59%. Subito dopo c’è Palermo, dove l’aumento arriva al 55%. Seguono Padova e Firenze, entrambe al +46%, e Torino con il +45%. A Roma la crescita è stata del 40%, mentre Bologna, Napoli e Milano restano nella fascia tra il 30% e il 40%. Più contenuto il dato di Pisa, dove l’incremento si ferma al 16%.</p>
<p data-start="1547" data-end="1738">Il quadro conferma una pressione crescente sui mercati locali, soprattutto nelle città dove la domanda di alloggi per studenti resta alta e l’offerta disponibile non riesce a tenere il passo.</p>
<h2 data-section-id="1tabltg" data-start="1740" data-end="1793">Milano resta la più cara, Bari pesa sulle famiglie</h2>
<p data-start="1795" data-end="2049">Nonostante i rincari più forti si concentrino nel Mezzogiorno, Milano resta la città più costosa per affittare una stanza singola. A marzo 2026 il canone medio è di 729 euro al mese. Seguono Firenze con 625 euro, Roma con 609 euro e Bologna con 599 euro.</p>
<p data-start="2051" data-end="2192">Padova chiude la top 5 con 490 euro mensili, molto distante dalle prime quattro ma comunque su livelli elevati per molti studenti fuori sede.</p>
<p data-start="2194" data-end="2408">All’estremo opposto si trovano Messina e Catania, entrambe con una media di 284 euro al mese. Sono le uniche città considerate dall’analisi in cui il prezzo resta sotto i 300 euro. Seguono Perugia, Palermo e Udine.</p>
<p data-start="2410" data-end="2783">Il caso di Bari resta particolarmente rilevante: il capoluogo pugliese non è tra le città più care in valore assoluto, ma il ritmo dell’aumento segnala una trasformazione rapida del mercato. Per le famiglie, soprattutto in una regione con redditi medi inferiori rispetto al Nord, il peso dell’affitto può diventare un ostacolo concreto alla scelta universitaria fuori sede.</p>
<p data-start="2785" data-end="3108">La crescita dei canoni conferma la necessità di politiche abitative più mirate, dall’aumento dei posti letto per studenti al recupero di immobili da destinare alla locazione sostenibile. Senza interventi, il rischio è che studiare lontano da casa diventi una possibilità sempre più legata alla capacità economica familiare.</p>
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		<title>Gemelli con padri diversi in Colombia: caso rarissimo dopo il test del Dna</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2026 09:44:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Una donna ha scoperto, due anni dopo il parto, che i figli gemelli eterozigoti hanno la stessa madre ma due padri diversi. L’esame è stato ripetuto per confermare il risultato. Una donna in Colombia ha scoperto che i suoi gemelli hanno padri diversi dopo essersi rivolta a un laboratorio universitario per un test di paternità. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="110" data-end="290"><strong data-start="110" data-end="290">Una donna ha scoperto, due anni dopo il parto, che i figli gemelli eterozigoti hanno la stessa madre ma due padri diversi. L’esame è stato ripetuto per confermare il risultato.</strong></p>
<p data-start="292" data-end="683">Una donna in Colombia ha scoperto che i suoi gemelli hanno padri diversi dopo essersi rivolta a un laboratorio universitario per un test di paternità. I bambini, nati dallo stesso parto e dalla stessa madre, sono gemelli eterozigoti. Il risultato dell’esame ha però mostrato una particolarità estremamente rara: solo uno dei due figli era compatibile con il Dna dell’uomo sottoposto al test.</p>
<p data-start="685" data-end="1060">La vicenda è stata ricostruita dal laboratorio di Genetica e Identificazione delle popolazioni dell’Università Nazionale della Colombia. La donna si è presentata due anni dopo la nascita dei figli per chiarire la paternità. I tecnici hanno eseguito le analisi previste, ma il primo esito ha sorpreso il personale sanitario al punto da rendere necessario un secondo controllo.</p>
<p data-start="1062" data-end="1191">Anche la ripetizione del test ha confermato lo stesso dato: i due bambini condividono la madre, ma non lo stesso padre biologico.</p>
<h2 data-section-id="gusi2f" data-start="1193" data-end="1247">Che cosa significa superfecundazione eteropaternale</h2>
<p data-start="1249" data-end="1528">Il fenomeno è noto come <strong data-start="1273" data-end="1309">superfecundazione eteropaternale</strong>. Può verificarsi quando, nello stesso ciclo ovulatorio, due ovuli diversi vengono fecondati da spermatozoi di uomini differenti. Il risultato è la nascita di gemelli eterozigoti con patrimonio genetico paterno diverso.</p>
<p data-start="1530" data-end="1743">Si tratta di una condizione documentata in pochissimi casi a livello internazionale. Secondo quanto riferito dagli esperti colombiani, episodi simili sarebbero stati registrati solo una ventina di volte nel mondo.</p>
<h2 data-section-id="1ctw72g" data-start="1745" data-end="1774">Il ruolo del test genetico</h2>
<p data-start="1776" data-end="1998">Per verificare la paternità, il laboratorio ha analizzato specifiche porzioni del Dna chiamate marcatori microsatellitari. In pratica, vengono confrontati diversi punti genetici della madre, dei figli e del presunto padre.</p>
<p data-start="2000" data-end="2260">Nel caso colombiano sono stati esaminati 17 marcatori. Il Dna dell’uomo è risultato compatibile con quello di uno dei due bambini, ma non con quello dell’altro. Questo ha permesso agli specialisti di stabilire che i gemelli avevano due padri biologici diversi.</p>
<p data-start="2262" data-end="2512">Il direttore del laboratorio, William Usaquén, ha spiegato che in 26 anni di attività non aveva mai incontrato un caso simile. La rarità dell’evento ha spinto il team a procedere con particolare cautela, ripetendo l’esame prima di confermare l’esito.</p>
<p data-start="2514" data-end="2763">La vicenda resta un caso scientifico insolito, utile anche a spiegare quanto i test genetici possano rivelare situazioni familiari complesse e inattese. Non sono stati diffusi dettagli sull’identità della madre, dei bambini o degli uomini coinvolti.</p>
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		<title>Feste di laurea, giro di vite nelle città universitarie: stop a uova, farina e fuochi d’artificio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Apr 2026 09:23:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Da Padova a Bari aumentano divieti e regole per i festeggiamenti dei neolaureati. Comuni e atenei puntano su decoro urbano, meno rifiuti e celebrazioni a basso impatto. Le feste di laurea cambiano volto nelle principali città universitarie italiane. Sempre più Comuni e atenei stanno introducendo regole precise per limitare gli eccessi che da anni accompagnano [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Da Padova a Bari aumentano divieti e regole per i festeggiamenti dei neolaureati. Comuni e atenei puntano su decoro urbano, meno rifiuti e celebrazioni a basso impatto.</strong></p>
<p data-start="331" data-end="763">Le feste di laurea cambiano volto nelle principali città universitarie italiane. Sempre più Comuni e atenei stanno introducendo regole precise per limitare gli eccessi che da anni accompagnano i festeggiamenti dei neodottori: niente lanci di uova e farina, stop ai fuochi d’artificio, divieti su spray, fumogeni, bottiglie di vetro e altri materiali che possono sporcare o creare disagi negli spazi pubblici.</p>
<p data-start="765" data-end="1139">La linea è chiara: festeggiare sì, ma senza trasformare piazze, cortili universitari e strade del centro in aree da ripulire per ore. Il tema non riguarda solo l’ordine pubblico, ma anche il decoro urbano e la sostenibilità ambientale. Per questo motivo molte amministrazioni stanno scegliendo la strada delle ordinanze comunali o di regolamenti condivisi con le università.</p>
<p data-start="1141" data-end="1473">Padova è tra le città che stanno spingendo di più su questa impostazione. Il messaggio è semplice: celebrare il traguardo accademico con moderazione e rispetto per la città. Un’impostazione che si ritrova anche in altri centri universitari, dal Nord al Sud, dove i festeggiamenti vengono sempre più incanalati dentro regole precise.</p>
<h2 data-section-id="1fhx7eg" data-start="1475" data-end="1544">Feste di laurea senza eccessi, le regole nelle città universitarie</h2>
<p data-start="1546" data-end="2066">A Venezia il fenomeno è particolarmente visibile, anche per il numero di laureati che si ritrovano in piazza San Marco. Qui Ca’ Foscari ha vietato bombolette spray, trombette da stadio, fumogeni, bottiglie di vetro, coriandoli e perfino alcuni comportamenti ritenuti incompatibili con la tutela del centro storico. Alle indicazioni dell’università si è aggiunto anche un decalogo promosso dai commercianti della piazza, con l’obiettivo di ridurre rumore, rifiuti e danni in un’area delicata e ad alta presenza turistica.</p>
<p data-start="2068" data-end="2419">A Bari si lavora invece a un regolamento plastic free condiviso tra Comune e università, con l’obiettivo di ridurre l’impatto ambientale delle celebrazioni. Nella zona di piazza Battisti, tra l’ateneo e la facoltà di Giurisprudenza, i controlli sarebbero già stati rafforzati, anche per contrastare l’uso di materiali vietati durante i festeggiamenti.</p>
<p data-start="2421" data-end="2791">A Varese l’Università dell’Insubria ha scelto una linea ancora più rigida, vietando non solo il materiale pirotecnico ma anche cori e canzoni. A Torino, invece, il Politecnico ha cercato una soluzione diversa: sostituire i tradizionali coriandoli con bolle di sapone in contenitori di bioplastica e promuovere feste più sobrie, con iniziative semplici e meno impattanti.</p>
<p data-start="2793" data-end="3224">Provvedimenti simili si registrano anche nelle Marche, dove sono state eliminate le trombette, e a Verona, dove l’attenzione si concentra soprattutto sulla gestione dei rifiuti e sulla mobilità sostenibile: cartoni da smaltire separatamente, uso di borracce e stoviglie riciclabili, invito a preferire car pooling e mezzi pubblici. A Parma, come in altre città, resta il divieto di appendere volantini e manifesti su muri e alberi.</p>
<h2 data-section-id="n47uwe" data-start="3226" data-end="3275">Decoro e sostenibilità al centro della stretta</h2>
<p data-start="3277" data-end="3637">Dietro queste decisioni c’è una tendenza ormai evidente. Le amministrazioni locali e gli atenei stanno cercando di conciliare il diritto alla festa con la tutela degli spazi pubblici. Le scene abituali di residui di farina, bottiglie, plastica e cartelli lasciati in strada dopo i brindisi non vengono più considerate un effetto inevitabile delle celebrazioni.</p>
<p data-start="3639" data-end="3936">Il cambiamento riguarda anche il linguaggio. In diverse città i divieti sono accompagnati da campagne che invitano a festeggiare con misura, evitando schiamazzi e comportamenti fuori luogo. L’obiettivo è spostare il senso della festa: meno eccessi, meno rifiuti, più attenzione al contesto urbano.</p>
<p data-start="3938" data-end="4178">Il risultato è una nuova stagione per i festeggiamenti di laurea. Le corone d’alloro e i brindisi restano, ma dentro un quadro più controllato. Per i neolaureati il messaggio è ormai netto: la festa è legittima, purché non pesi sulla città.</p>
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		<title>Medicina, polemiche sul semestre filtro: studenti pronti al ricorso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Nov 2025 15:41:46 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[istruzione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il debutto del nuovo semestre filtro per l’accesso a Medicina ha scatenato un acceso confronto tra studenti e ministero. Mentre migliaia di candidati denunciano irregolarità, errori nelle procedure e disorganizzazione nei vari atenei, l’Unione degli Universitari annuncia la preparazione di un ricorso collettivo per chiedere l’ammissione in soprannumero e la revisione dell’intero sistema. Secondo le [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="246" data-end="636">Il debutto del nuovo semestre filtro per l’accesso a Medicina ha scatenato un acceso confronto tra studenti e ministero. Mentre migliaia di candidati denunciano irregolarità, errori nelle procedure e disorganizzazione nei vari atenei, l’Unione degli Universitari annuncia la preparazione di un ricorso collettivo per chiedere l’ammissione in soprannumero e la revisione dell’intero sistema.</p>
<p data-start="638" data-end="1029">Secondo le associazioni studentesche, le segnalazioni di anomalie sarebbero state numerose e diffuse su diversi canali, tanto da spingere a raccogliere documenti e testimonianze per costruire un dossier da presentare nelle sedi opportune. Per gli studenti, il semestre filtro non solo non risolve i problemi del vecchio test d’ingresso, ma ne introduce di nuovi, creando ulteriori disparità.</p>
<p data-start="1031" data-end="1479">Dal ministero arriva invece una lettura opposta. La ministra Bernini difende l’organizzazione, sottolineando come la prova sia stata sostenuta regolarmente dalla maggior parte dei candidati. Riconosce la presenza di alcuni “furbetti” che avrebbero tentato di aggirare le regole, ma assicura che si procederà a identificare e annullare le prove irregolari. Per il dicastero, il meccanismo rimane valido e rappresenta un passo avanti nella selezione.</p>
<p data-start="1481" data-end="1820">Il clima resta però di forte tensione: da un lato migliaia di studenti che chiedono più trasparenza e l’abolizione del numero chiuso sotto ogni forma, dall’altro un ministero deciso a difendere la riforma appena avviata. E mentre si attendono i risultati ufficiali, la battaglia tra aule universitarie e istituzioni sembra appena iniziata.</p>
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		<title>Chiarelli (UDC): “Vent’anni di fallimenti del centrosinistra sull’istruzione: giovani pugliesi abbandonati e Taranto condannata alla dipendenza da Bari”</title>
		<link>https://newsitalynews.it/senza-categoria/2025/11/06/chiarelli-udc-ventanni-di-fallimenti-del-centrosinistra-sullistruzione-giovani-pugliesi-abbandonati-e-taranto-condannata-alla-dipendenza-da-bari/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Salvatore Perillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Nov 2025 15:07:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il commissario regionale dell’UDC e candidato al Consiglio regionale denuncia il crollo del sistema formativo pugliese e l’assenza di una vera autonomia universitaria per Taranto. La fuga dei giovani pugliesi verso le università di altre regioni italiane è, per Gianfranco Chiarelli, il simbolo più evidente del fallimento politico del centrosinistra: «La Puglia è la regione [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Il commissario regionale dell’UDC e candidato al Consiglio regionale denuncia il crollo del sistema formativo pugliese e l’assenza di una vera autonomia universitaria per Taranto.</em></strong></p>
<p>La fuga dei giovani pugliesi verso le università di altre regioni italiane è, per Gianfranco Chiarelli, il simbolo più evidente del fallimento politico del centrosinistra: «La Puglia è la regione italiana con il più alto numero di studenti costretti a lasciare la propria terra per iscriversi a un’università. Oltre 40mila giovani pugliesi studiano fuori regione. È un’emorragia silenziosa ma devastante, che racconta un ventennio di incapacità e disinteresse da parte dei governi regionali di centrosinistra. E oggi &#8211; sottolinea Chiarelli &#8211; il risultato è sotto gli occhi di tutti: la Puglia perde i suoi figli migliori, le famiglie si indebitano per garantire loro un futuro, e i territori si svuotano».</p>
<p>Al centro della denuncia, l’assenza di un’università autonoma a Taranto, promessa più volte e mai realizzata: «È inaccettabile che dopo anni di promesse da parte dei politici di centro-sinistra, Taranto non abbia ancora ottenuto una vera autonomia universitaria. È l’ennesimo proclama politico di una classe dirigente che parla di sviluppo ma mantiene tutto sotto il controllo di Bari, impedendo a Taranto di crescere. Hanno propagandato “decentramento” e “autonomia”, ma nei fatti hanno costruito una Puglia a una sola velocità, con Bari che accentra risorse e potere e il resto della regione è ridotto a mera periferia amministrativa».</p>
<p>Chiarelli richiama poi l’attenzione sul peso economico e sociale che le famiglie pugliesi sopportano a causa dell’assenza di un sistema universitario diffuso e competitivo: «Intanto, le famiglie pugliesi pagano il prezzo più alto. Mandare un figlio a studiare fuori regione significa affrontare costi insostenibili per affitti, trasporti e spese quotidiane. Significa sacrificare stipendi e risparmi, spesso senza la possibilità di vedere quei ragazzi tornare. Perché chi parte, nella maggior parte dei casi, non torna più. E così perdiamo ogni anno migliaia di giovani, un capitale umano prezioso che va ad arricchire altre regioni mentre la Puglia si impoverisce».</p>
<p>Il commissario regionale dell’UDC non risparmia accuse alla lunga gestione politica del centrosinistra: «Questa è la Puglia di Michele Emiliano e Nichi Vendola, una regione guidata per vent’anni da una politica che ha pensato solo al consenso e mai alla programmazione, che ha disperso risorse europee senza una visione strategica. Decaro parla di una Puglia “attrattiva per gli investimenti”. Ma attrattiva per chi? Per Bari, e solo per Bari. Perché nel resto della regione le imprese chiudono, i giovani emigrano, i servizi arretrano. Taranto ne è l’esempio più evidente: è stata tradita e marginalizzata, ridotta a semplice appendice di un capoluogo di regione che assorbe tutto».</p>
<p>Per Chiarelli, è tempo di cambiare rotta: «Se la Puglia vuole davvero essere attrattiva, deve restituire dignità e potere ai suoi territori. Serve una vera autonomia universitaria, con sedi indipendenti, risorse proprie e una governance locale in grado di progettare corsi di laurea legati all’industria, all’ambiente, all’innovazione e alla transizione energetica. Serve un piano regionale per la permanenza dei giovani, con incentivi a chi sceglie di studiare e lavorare qui, borse di studio adeguate e politiche abitative per gli studenti. L’UDC porterà in Consiglio regionale una proposta chiara: fermare l’esodo dei giovani, valorizzare i poli universitari del territorio, creare un sistema formativo diffuso e competitivo, che offra qualità, prospettive. Il centrosinistra ha avuto vent’anni per farlo. Hanno fallito. Ora tocca a noi restituire dignità e opportunità ai pugliesi».</p>
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		<title>Università, stop ai test d’ingresso per Medicina: cosa cambia davvero?</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Mar 2025 02:49:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La Camera ha dato il via libera alla riforma che elimina i test d’ingresso per Medicina. Gli studenti potranno iscriversi liberamente al primo anno, ma la selezione avverrà alla fine del primo semestre, in base agli esami sostenuti. Il ministro Anna Maria Bernini ha parlato di una svolta epocale, sottolineando che finalmente si supera il [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="78" data-end="312">La Camera ha dato il via libera alla riforma che elimina i test d’ingresso per Medicina. Gli studenti potranno iscriversi liberamente al primo anno, ma la selezione avverrà alla fine del primo semestre, in base agli esami sostenuti.</p>
<p data-start="314" data-end="574">Il ministro Anna Maria Bernini ha parlato di una svolta epocale, sottolineando che finalmente si supera il numero chiuso. Tuttavia, le opposizioni denunciano un bluff, sostenendo che il sistema non cambia nella sostanza: la selezione resta, solo posticipata.</p>
<p data-start="576" data-end="907">La riforma prevede anche una graduatoria nazionale basata sui crediti ottenuti, con la possibilità per gli studenti di scegliere la sede in base alla loro posizione e ai posti disponibili. L’obiettivo dichiarato è quello di formare 30mila medici in più nei prossimi sette anni, per rispondere alla carenza di personale sanitario.</p>
<p data-start="909" data-end="1079" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Resta da vedere se questa nuova impostazione migliorerà davvero l’accesso alla facoltà o se si rivelerà solo un cambio di metodo che lascia irrisolti i problemi di fondo.</p>
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		<title>Sanità: dal Sud al Nord 3,7 miliardi per i “viaggi della speranza”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Mar 2025 03:15:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Un’Italia divisa nella sanità. Secondo uno studio condotto dalle Università di Pisa, Bari, Roma Tre e Bocconi, tra il 2002 e il 2019 i cittadini del Sud hanno speso 3,7 miliardi di euro per ricevere cure nelle strutture sanitarie del Nord. A pesare, l’inefficienza del Servizio Sanitario Nazionale (SSN), incapace di garantire un’assistenza uniforme. Le [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="74" data-end="438">Un’Italia divisa nella sanità. Secondo uno studio condotto dalle Università di <strong data-start="153" data-end="187">Pisa, Bari, Roma Tre e Bocconi</strong>, tra il 2002 e il 2019 i cittadini del Sud hanno speso <strong data-start="243" data-end="267">3,7 miliardi di euro</strong> per ricevere cure nelle strutture sanitarie del Nord. A pesare, l’inefficienza del <strong data-start="351" data-end="389">Servizio Sanitario Nazionale (SSN)</strong>, incapace di garantire un’assistenza uniforme.</p>
<p data-start="440" data-end="751">Le regioni più colpite sono <strong data-start="468" data-end="499">Calabria, Campania e Puglia</strong>, da cui i pazienti si spostano soprattutto verso <strong data-start="549" data-end="587">Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto</strong>. Il segretario della <strong data-start="609" data-end="642">UGL Salute, Gianluca Giuliano</strong>, ha definito questa situazione “mortificante”, sollecitando la politica a garantire cure adeguate ovunque.</p>
<p data-start="753" data-end="967">Uniformare il sistema sanitario è una sfida che non può più essere rimandata. Senza interventi concreti, il divario tra Nord e Sud continuerà ad aumentare, lasciando intere fasce di popolazione senza alternative.</p>
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		<title>Università, studiare al Nord costa quasi il 30% in più</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Feb 2025 03:58:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Frequentare l’università al Nord può costare fino al 30% in più rispetto al Sud. Non solo per le tasse universitarie, che oscillano tra 1.000 e 4.000 euro annui, ma soprattutto per il costo della vita, che pesa sugli studenti fuori sede. Secondo i dati più recenti, le tasse medie si attestano sui 2.594 euro annui, [&#8230;]</p>
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<p>Frequentare l’università al Nord può costare fino al <strong>30% in più</strong> rispetto al Sud. Non solo per le <strong>tasse universitarie</strong>, che oscillano tra <strong>1.000 e 4.000 euro annui</strong>, ma soprattutto per il <strong>costo della vita</strong>, che pesa sugli studenti fuori sede.</p>
<p>Secondo i dati più recenti, le tasse medie si attestano sui <strong>2.594 euro annui</strong>, con un divario netto tra Nord e Sud dovuto ai <strong>maggiori investimenti negli atenei settentrionali</strong>. Tuttavia, la spesa più onerosa è legata agli <strong>affitti nelle città universitarie</strong>, dove un posto letto può arrivare a <strong>800 euro al mese</strong>, contro cifre sensibilmente più basse in altre aree del Paese.</p>
<p>Anche la scelta della facoltà incide sulle spese: i corsi di <strong>ingegneria, medicina e biotecnologie</strong> risultano più costosi delle discipline umanistiche, a causa della necessità di laboratori e materiali specializzati.</p>
<p>Per contenere il divario economico, negli ultimi anni sono state ampliate le <strong>borse di studio e le agevolazioni per gli studenti meritevoli e le famiglie con redditi medio-bassi</strong>. Il <strong>Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR)</strong> prevede inoltre fondi per <strong>studentati pubblici e contributi per l’affitto</strong>, nel tentativo di garantire un’istruzione accessibile a tutti.</p>
<p>Tuttavia, la differenza di costo tra Nord e Sud resta significativa, spingendo sempre più studenti e famiglie a valutare con attenzione la scelta dell’ateneo anche in base agli aspetti economici.</p>
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		<title>Università del Sud a rischio: il crollo demografico spaventa gli atenei</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Feb 2025 07:44:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il calo demografico sta mettendo a dura prova le università del Sud, già penalizzate dalla costante fuga di studenti verso il Nord. Secondo un rapporto di Talents Venture, il numero di giovani tra i 18 e i 21 anni si ridurrà drasticamente nei prossimi anni, con regioni come Puglia, Basilicata e Sardegna che entro il [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il calo demografico sta mettendo a dura prova le università del Sud, già penalizzate dalla costante fuga di studenti verso il Nord. Secondo un rapporto di Talents Venture, il numero di giovani tra i 18 e i 21 anni si ridurrà drasticamente nei prossimi anni, con regioni come Puglia, Basilicata e Sardegna che entro il 2040 vedranno un calo del 30% della popolazione universitaria.</p>
<p>Meno iscritti significa meno finanziamenti e il rischio concreto di corsi tagliati o interi dipartimenti chiusi. La situazione potrebbe portare alcune università meridionali a sopravvivere con pochi studenti locali, perdendo competitività e attrattiva. La soluzione dovrebbe passare da politiche nazionali capaci di riequilibrare le opportunità e incentivare gli studenti a restare. Ma se nulla cambierà, il futuro degli atenei del Mezzogiorno potrebbe essere segnato.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://newsitalynews.it/cronaca/2025/02/08/universita-del-sud-a-rischio-il-crollo-demografico-spaventa-gli-atenei/">Università del Sud a rischio: il crollo demografico spaventa gli atenei</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://newsitalynews.it">News Italy News | Agenzia di stampa internazionale</a>.</p>
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		<title>Riforma di Medicina: test d’ingresso abolito, selezione sulla base degli esami del primo semestre</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Oct 2024 01:45:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Dal 2025 cambiano le regole per l’accesso alla Facoltà di Medicina: il temuto test d’ingresso sarà abolito, sostituito da un semestre ad accesso libero. Alla fine del semestre, gli esami sostenuti saranno utilizzati per formare una graduatoria nazionale, da cui dipenderà la prosecuzione del percorso di studi. I posti disponibili saranno 25mila, contro i 20mila [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://newsitalynews.it/italia/2024/10/17/riforma-di-medicina-test-dingresso-abolito-selezione-sulla-base-degli-esami-del-primo-semestre/">Riforma di Medicina: test d’ingresso abolito, selezione sulla base degli esami del primo semestre</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://newsitalynews.it">News Italy News | Agenzia di stampa internazionale</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dal 2025 cambiano le regole per l’accesso alla Facoltà di Medicina: il temuto test d’ingresso sarà abolito, sostituito da un semestre ad accesso libero. Alla fine del semestre, gli esami sostenuti saranno utilizzati per formare una graduatoria nazionale, da cui dipenderà la prosecuzione del percorso di studi. I posti disponibili saranno 25mila, contro i 20mila attuali. La riforma, considerata un &#8220;passo storico&#8221; dal Ministro Anna Maria Bernini, punta a garantire una selezione più equa e una maggiore preparazione per i futuri medici, rispondendo alla crescente domanda di professionisti nel settore sanitario.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://newsitalynews.it/italia/2024/10/17/riforma-di-medicina-test-dingresso-abolito-selezione-sulla-base-degli-esami-del-primo-semestre/">Riforma di Medicina: test d’ingresso abolito, selezione sulla base degli esami del primo semestre</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://newsitalynews.it">News Italy News | Agenzia di stampa internazionale</a>.</p>
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