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	<title>spese militari &#8211; News Italy News | Agenzia di stampa internazionale</title>
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	<description>Le ultime notizie in Italia ed Estero</description>
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		<title>Governo verso una corsia preferenziale per le spese militari: salta il controllo preventivo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Jul 2025 04:22:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>l Ministero della Difesa italiano si prepara a presentare un emendamento per velocizzare l’acquisto di armi e attrezzature militari, aggirando il controllo preventivo della Corte dei Conti. In alternativa, verrebbe istituita una commissione speciale incaricata di verificare la regolarità dei contratti. La proposta – che potrebbe rientrare nel decreto infrastrutture – mira a rispondere con [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="107" data-end="645">l Ministero della Difesa italiano si prepara a presentare un emendamento per velocizzare l’acquisto di armi e attrezzature militari, aggirando il controllo preventivo della Corte dei Conti. In alternativa, verrebbe istituita una commissione speciale incaricata di verificare la regolarità dei contratti. La proposta – che potrebbe rientrare nel decreto infrastrutture – mira a rispondere con maggiore prontezza alle carenze difensive del Paese, soprattutto in un contesto internazionale sempre più instabile.</p>
<p data-start="647" data-end="972">La composizione della nuova commissione includerebbe un magistrato del Consiglio di Stato, un avvocato dello Stato, rappresentanti delle forze armate e della Direzione nazionale armamenti. Inoltre, è prevista la possibilità di classificare i contratti come segreti, escludendoli così dalle ordinarie procedure di trasparenza.</p>
<p data-start="974" data-end="1415">La proposta ha generato forti critiche da parte dell’opposizione: il Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra parlano apertamente di una “mangiatoia” per gli interessi legati all’industria bellica, temendo un uso opaco delle risorse pubbliche. Di tutt’altra opinione il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che difende l’intervento come necessario per rafforzare la sicurezza nazionale e tutelare i cittadini in situazioni di emergenza.</p>
<p data-start="1417" data-end="1575" data-is-last-node="" data-is-only-node="">L’iniziativa pone l’accento su un tema delicato e sempre più centrale: la gestione delle spese per la difesa tra efficienza operativa e garanzie democratiche.</p>
<p data-start="1417" data-end="1575" data-is-last-node="" data-is-only-node="">
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		<title>La corsa al riarmo ci costerà un occhio (e anche il welfare)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Jun 2025 03:47:34 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="382" data-end="819">Benvenuti nel ventunesimo secolo, dove la “corsa al riarmo” è tornata di moda più del vinile e del tailleur pastello. E non è una questione di tendenze, ma di miliardi: la nuova direttiva della Nato impone agli stati membri di portare le spese militari al 5% del PIL entro il 2035. Per l’Italia, ciò si traduce in un piccolo dettaglio: triplicare le uscite militari annuali. Una vera e propria maratona&#8230; al portafoglio.</p>
<p data-start="821" data-end="1268">Attualmente, la nostra spesa per la difesa si aggira attorno ai 33 miliardi di euro. Ma attenzione: la “corsa al riarmo” significa correre verso quota 100 miliardi l’anno, con un’allegria contabile che nemmeno Totò avrebbe potuto prevedere. Il tutto, ovviamente, senza passare dal via (cioè senza tagli da qualche altra parte). E indovinate un po’? Quei tagli potrebbero colpire proprio sanità, scuola e welfare. Insomma, meno dottori e più droni.</p>
<p data-start="1270" data-end="1604">La corsa al riarmo, espressione usata ormai come fosse un reality show (“Chi vuol spendere di più?”), non riguarda solo tank e mitragliatrici. No, adesso si parla anche di cyber-difesa, intelligenza artificiale, sicurezza ibrida. Con una punta di romanticismo distopico: difendere la democrazia riducendo i fondi per&#8230; la democrazia.</p>
<p data-start="1606" data-end="1931">Il governo Meloni, con una mossa degna del prestigiatore Houdini, è già riuscito a far quadrare il 2% attuale attraverso ingegneria contabile: pensioni militari rientrate nella Difesa, costi della Guardia Costiera riciclati tra le spese strategiche. Ma arrivare al 5% sarà un’altra musica. Una marcia militare, più che altro.</p>
<p data-start="1933" data-end="2167">E mentre Tajani assicura che “ce la faremo”, il conto inizia a materializzarsi per le famiglie italiane: 650 euro in più a testa all’anno, 2.600 euro per una famiglia media. Un bel contributo alla causa&#8230; ma quale causa, esattamente?</p>
<p data-start="2169" data-end="2546">Nel frattempo, altri paesi europei stanno già raschiando il fondo del barile. La Germania sospende le regole sul debito, la Francia mette le mani nei risparmi privati, l’Estonia si lancia nel deficit più spinto. L’Italia cosa farà? Aumentare le tasse, tagliare il welfare o far crescere ancora il debito? Il dilemma è servito, insieme a un bel contorno di incertezza economica.</p>
<p data-start="2548" data-end="2719">La corsa al riarmo è quindi partita. Ma in questa staffetta mondiale, resta una domanda sospesa nell’aria: chi, alla fine, taglierà il traguardo&#8230; e chi pagherà il conto?</p>
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		<title>La Nato e i conti che non tornano: chi paga davvero per la difesa?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Mar 2025 03:18:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Quando si parla di difesa e sicurezza, la Nato rappresenta un punto di riferimento per i suoi 32 Paesi membri. Ma chi paga davvero il conto? La regola generale prevede che ogni Stato contribuisca con almeno il 2% del proprio PIL, ma nella pratica non tutti rispettano l’impegno. L&#8217;Italia sotto la soglia: chi spende di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="362" data-end="642">Quando si parla di difesa e sicurezza, la Nato rappresenta un punto di riferimento per i suoi 32 Paesi membri. Ma chi paga davvero il conto? La regola generale prevede che ogni Stato contribuisca con almeno il 2% del proprio PIL, ma nella pratica non tutti rispettano l’impegno.</p>
<h3 data-start="644" data-end="695">L&#8217;Italia sotto la soglia: chi spende di meno?</h3>
<p data-start="697" data-end="1151">Nel 2024 l’Italia ha destinato l’1,49% del PIL alle spese Nato per la difesa, pari a circa 31,9 miliardi di euro. Un aumento rispetto all&#8217;anno precedente, ma comunque insufficiente a raggiungere l&#8217;obiettivo stabilito. E non siamo gli unici a restare indietro. Tra gli altri &#8220;ritardatari&#8221; troviamo Spagna (1,28%), Belgio (1,30%), Lussemburgo (1,29%) e Canada (1,37%). In tutto, sono otto i Paesi che ancora non raggiungono il 2% richiesto dall&#8217;Alleanza.</p>
<h3 data-start="1153" data-end="1175">Chi paga di più?</h3>
<p data-start="1177" data-end="1535">Se alcuni stringono la cinghia, altri non badano a spese. La Polonia è in testa con un investimento record del 4,12% del PIL. Seguono l’Estonia (3,43%), gli Stati Uniti (3,38%) e la Grecia (3,08%). Anche la Germania ha deciso di rafforzare la propria posizione, superando per la prima volta la soglia del 2% e stanziando oltre 90 miliardi di euro nel 2024.</p>
<h3 data-start="1537" data-end="1584">Gli Stati Uniti e il ruolo dei contributi</h3>
<p data-start="1586" data-end="1916">Spesso si pensa che siano gli Stati Uniti a finanziare la Nato più di tutti. In valore assoluto è vero, ma se si guarda il rapporto con il PIL, altri Paesi spendono percentualmente di più. È importante ricordare che i contributi alla Nato non sono solo economici: ogni Stato fornisce anche supporto operativo e risorse militari.</p>
<h3 data-start="1918" data-end="1935"></h3>
<p data-start="1937" data-end="2192">Le spese Nato per la difesa restano un tema caldo. Mentre alcuni Paesi aumentano gli investimenti, altri, come l&#8217;Italia, restano sotto la soglia del 2%. Il dibattito è aperto: bisogna spendere di più o rivedere il sistema di finanziamento dell&#8217;Alleanza?</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://newsitalynews.it/economia/2025/03/16/la-nato-e-i-conti-che-non-tornano-chi-paga-davvero-per-la-difesa/">La Nato e i conti che non tornano: chi paga davvero per la difesa?</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://newsitalynews.it">News Italy News | Agenzia di stampa internazionale</a>.</p>
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