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	<title>lavoro &#8211; News Italy News | Agenzia di stampa internazionale</title>
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	<description>Le ultime notizie in Italia ed Estero</description>
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		<title>Caso detersivo da 2,90 euro: dipendente licenziata, poi risarcita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Mar 2026 11:26:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Si chiude con un accordo il caso della lavoratrice licenziata per un detersivo da 2,90 euro, una vicenda che nelle ultime ore ha acceso il dibattito sul rapporto tra regole aziendali, buon senso e tutela dei dipendenti. La storia arriva dalla Toscana e riguarda una dipendente di una nota catena della grande distribuzione, in servizio [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="723" data-end="1079">Si chiude con un accordo il caso della lavoratrice licenziata per un detersivo da 2,90 euro, una vicenda che nelle ultime ore ha acceso il dibattito sul rapporto tra regole aziendali, buon senso e tutela dei dipendenti. La storia arriva dalla Toscana e riguarda una dipendente di una nota catena della grande distribuzione, in servizio da circa trent’anni.</p>
<p data-start="1081" data-end="1394">Secondo quanto ricostruito, la donna aveva terminato il turno e stava facendo la propria spesa come una normale cliente. Tra i prodotti acquistati c’era anche un flacone di detersivo, regolarmente pagato alla cassa. Poco prima dell’uscita, però, una busta si è rotta e il prodotto è caduto a terra, rovesciandosi.</p>
<p data-start="1396" data-end="1797">A quel punto, sempre secondo il racconto della lavoratrice, la dipendente avrebbe avvisato subito i colleghi e il direttore del punto vendita, ricevendo l’assenso a sostituire il flacone danneggiato con un altro dello stesso valore preso dallo scaffale. Proprio quel gesto, però, avrebbe poi portato al licenziamento, provocando una vertenza di lavoro che ha attirato anche l’attenzione dei sindacati.</p>
<p data-start="1799" data-end="1869"><strong data-start="1799" data-end="1869">Il caso del detersivo da 2,90 euro si chiude con una conciliazione</strong></p>
<p data-start="1871" data-end="2158">La vicenda si è conclusa durante la prima udienza con una conciliazione tra le parti. La lavoratrice ha scelto di evitare una lunga battaglia giudiziaria e di rinunciare anche alla possibilità di un reintegro, accettando invece un risarcimento economico. L’importo non è stato reso noto.</p>
<p data-start="2160" data-end="2605">Resta però il peso pubblico di una storia che continua a far discutere. Per molti, il caso del detersivo da 2,90 euro pone una domanda precisa: fino a che punto un episodio minimo può giustificare una misura così grave come il licenziamento? È questo il punto che rende la vicenda rilevante anche per chi legge: dietro un gesto da pochi euro si apre un tema più ampio, quello dell’equilibrio tra responsabilità, proporzione e diritti sul lavoro.</p>
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		<title>Marghera, 37 licenziamenti nel settore tech: lavoratori sostituiti dall’intelligenza artificiale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Mar 2026 10:19:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Marghera torna al centro dell’attenzione per una vicenda che riapre il confronto tra innovazione e lavoro. Nella sede veneziana di una multinazionale americana del settore dei servizi finanziari digitali è stata avviata una procedura di licenziamento collettivo che riguarda 37 dipendenti, tra ingegneri e informatici. Alla base della scelta ci sarebbe un nuovo modello organizzativo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="228" data-end="700"><strong data-start="255" data-end="267">Marghera</strong> torna al centro dell’attenzione per una vicenda che riapre il confronto tra innovazione e lavoro. Nella sede veneziana di una multinazionale americana del settore dei servizi finanziari digitali è stata avviata una procedura di licenziamento collettivo che riguarda 37 dipendenti, tra ingegneri e informatici. Alla base della scelta ci sarebbe un nuovo modello organizzativo fondato sull’uso crescente dell’intelligenza artificiale.</p>
<p data-start="702" data-end="1092">La comunicazione è arrivata ai sindacati e alle istituzioni nei giorni scorsi. Secondo quanto emerso, l’azienda considera superato il sistema costruito su team locali e soluzioni adattate ai diversi mercati nazionali. L’obiettivo sarebbe ora concentrare le attività in pochi poli globali, puntando su processi più standardizzati, replicabili e scalabili grazie all’intelligenza artificiale.</p>
<p data-start="1094" data-end="1502">I lavoratori coinvolti sono un dirigente, sette quadri e ventinove impiegati con profili altamente specializzati. La decisione, però, non viene letta soltanto come una riorganizzazione interna. Il caso di Marghera viene osservato con attenzione perché potrebbe rappresentare un segnale per tutto il comparto Ict, dove l’automazione sta assumendo un peso sempre più rilevante anche nelle mansioni qualificate.</p>
<p data-start="1504" data-end="2087">Sul territorio cresce la preoccupazione. I sindacati chiedono un confronto con l’azienda e sollecitano un tavolo istituzionale per affrontare una questione che tocca occupazione, sviluppo e regole del mercato del lavoro. I dipendenti, dal canto loro, mettono in guardia da una sostituzione totale del fattore umano: l’intelligenza artificiale accelera molti processi, ma non elimina la necessità di competenze tecniche e intervento diretto quando i sistemi si inceppano. È questo il punto che rende la vicenda di Marghera un caso destinato a far discutere ben oltre i confini locali.</p>
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		<title>Morti sul lavoro: nel 2025 oltre mille vittime in undici mesi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Jan 2026 15:42:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Da gennaio a novembre 2025 le vittime complessive legate al lavoro in Italia sono 1.010, con un aumento di 10 casi rispetto allo stesso periodo del 2024. I decessi avvenuti durante l’attività lavorativa sono 735, mentre 275 si sono verificati nel tragitto casa-lavoro. La distribuzione territoriale mostra un quadro preoccupante: più di metà delle regioni [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="75" data-end="343">Da gennaio a novembre 2025 le vittime complessive legate al lavoro in Italia sono 1.010, con un aumento di 10 casi rispetto allo stesso periodo del 2024. I decessi avvenuti durante l’attività lavorativa sono 735, mentre 275 si sono verificati nel tragitto casa-lavoro.</p>
<p data-start="345" data-end="718">La distribuzione territoriale mostra un quadro preoccupante: più di metà delle regioni rientra nelle fasce di rischio più alte. In “zona rossa” figurano Basilicata, Umbria, Puglia, Sicilia e Campania, con un’incidenza di mortalità superiore del 25% rispetto alla media nazionale. In “zona arancione” si collocano, tra le altre, Marche, Calabria, Liguria, Piemonte e Veneto.</p>
<p data-start="720" data-end="1109">Le regioni con il maggior numero di vittime in valore assoluto restano Lombardia, Veneto, Campania, Emilia-Romagna, Piemonte e Sicilia. Il settore più colpito continua a essere quello delle costruzioni, seguito da attività manifatturiere e comparto trasporti e magazzinaggio: ambiti nei quali la combinazione tra ritmi intensi, cantieri e mansioni operative espone maggiormente al rischio.</p>
<p data-start="1111" data-end="1477">Sul piano anagrafico, le fasce più vulnerabili sono quelle più mature: l’incidenza più alta riguarda gli over 65, mentre il numero maggiore di decessi si concentra tra i 55 e i 64 anni. Crescono anche le denunce di infortunio, in aumento dell’1,5% rispetto al 2024, con un volume significativo nei comparti manifatturiero, costruzioni, sanità, trasporti e commercio.</p>
<p data-start="1479" data-end="1891">Tra le donne aumenta soprattutto la quota di decessi in itinere. Resta inoltre marcato il divario che riguarda i lavoratori stranieri, per i quali il rischio di morte risulta più che doppio rispetto agli italiani. Anche l’andamento settimanale evidenzia una concentrazione maggiore di eventi mortali il lunedì e il venerdì, giorni spesso legati a ripartenze, chiusure di consegne e carichi di lavoro più elevati.</p>
<p data-start="1893" data-end="2082" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Il dato complessivo, al netto di classifiche e percentuali, conferma un’emergenza che continua a riproporsi e che richiede controlli, prevenzione e investimenti strutturali sulla sicurezza.</p>
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		<title>Italia, stipendi lontani: Nord e Sud divisi da un solco profondo</title>
		<link>https://newsitalynews.it/regioni/2025/11/27/italia-stipendi-lontani-nord-e-sud-divisi-da-un-solco-profondo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Nov 2025 10:09:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L’Italia continua a muoversi a ritmi diversi quando si parla di retribuzioni. Al Nord gli stipendi restano sensibilmente più alti, con la Lombardia che guida la classifica e supera i 30mila euro lordi l’anno. All’estremo opposto, regioni come Calabria, Sicilia e Campania faticano a raggiungere valori che sfiorano appena la metà. Una disparità che non [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="82" data-end="559">L’Italia continua a muoversi a ritmi diversi quando si parla di retribuzioni. Al Nord gli stipendi restano sensibilmente più alti, con la Lombardia che guida la classifica e supera i 30mila euro lordi l’anno. All’estremo opposto, regioni come Calabria, Sicilia e Campania faticano a raggiungere valori che sfiorano appena la metà. Una disparità che non riguarda soltanto l’economia locale, ma incide sulle reali possibilità di crescita professionale e sulla qualità della vita.</p>
<p data-start="561" data-end="913">A complicare ulteriormente lo scenario interviene il divario di genere: le lavoratrici percepiscono mediamente molto meno dei loro colleghi uomini, complice la diffusione del part-time che rallenta percorsi di carriera e contributi. Il risultato è una forbice che si allarga non solo tra territori, ma anche all’interno degli stessi ambienti di lavoro.</p>
<p data-start="915" data-end="1189">Segnali incoraggianti arrivano dai contratti a tempo indeterminato, in aumento soprattutto nei settori più strutturati. Tuttavia, nel Mezzogiorno il lavoro stabile resta ancora minoritario, sostituito da forme contrattuali più fragili che alimentano precarietà e incertezza.</p>
<p data-start="1191" data-end="1582" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Il quadro complessivo racconta un Paese che cresce, ma non in modo uniforme. Per colmare il divario salariale servono interventi concreti: incentivi alla formazione, sostegno ai territori più deboli e politiche in grado di rendere il mercato del lavoro più equo e competitivo. Perché senza un riequilibrio reale, l’Italia continuerà a procedere con una parte del Paese costretta a inseguire.</p>
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		<title>Verso il 2050: pensione a 69 anni e un’Italia sempre più anziana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Oct 2025 13:55:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Secondo le ultime stime dell’Istat e della Ragioneria Generale dello Stato, il requisito per la pensione di vecchiaia nel 2050 salirà a 68 anni e 11 mesi, avvicinandosi rapidamente alla soglia dei 70 anni. In parallelo, la partecipazione degli over 55 al mercato del lavoro continuerà a crescere, segno di un Paese dove l’età anagrafica [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="365" data-end="768">Secondo le ultime stime dell’Istat e della Ragioneria Generale dello Stato, il requisito per la pensione di vecchiaia nel 2050 salirà a <strong data-start="501" data-end="522">68 anni e 11 mesi</strong>, avvicinandosi rapidamente alla soglia dei 70 anni. In parallelo, la partecipazione degli over 55 al mercato del lavoro continuerà a crescere, segno di un Paese dove l’età anagrafica non coincide più con il ritiro dalle attività professionali.</p>
<p data-start="770" data-end="1070">L’Italia, dunque, si prepara a una rivoluzione demografica: nel 2050 <strong data-start="839" data-end="875">un cittadino su tre sarà over 65</strong>, mentre la popolazione in età lavorativa (15-64 anni) scenderà sotto il 55%. Le culle sempre più vuote e le carriere sempre più lunghe ridisegneranno il tessuto sociale ed economico del Paese.</p>
<p data-start="1072" data-end="1425">La speranza di vita, intanto, continua a salire: <strong data-start="1121" data-end="1169">84,3 anni per gli uomini e 87,8 per le donne</strong>, secondo le proiezioni. Ma vivere di più non significa necessariamente vivere meglio. La vera sfida sarà garantire condizioni di salute e lavoro sostenibili, evitando che l’allungamento della vita si traduca in un’estensione forzata dell’età lavorativa.</p>
<p data-start="1427" data-end="1715">L’Italia del 2050 rischia così di essere un Paese dove l’esperienza sarà un valore, ma anche un peso per un sistema previdenziale già sotto pressione. <strong data-start="1578" data-end="1600">Pensione a 69 anni</strong> non sarà solo un numero, ma il simbolo di un equilibrio difficile tra longevità, produttività e diritti sociali.</p>
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		<title>Morti sul lavoro, un bilancio che l’Italia non può più ignorare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Oct 2025 05:57:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In Italia, nei primi otto mesi del 2025, si contano 681 morti sul lavoro. Di queste, 493 sono avvenute durante l’attività lavorativa e 188 in itinere, ossia nel tragitto casa-lavoro. Le regioni più colpite restano Lombardia, Veneto, Campania e Sicilia, con i cantieri edili in testa tra i settori più pericolosi, seguiti da manifattura, trasporti [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="79" data-end="444">In Italia, nei primi otto mesi del 2025, si contano <strong data-start="131" data-end="155">681 morti sul lavoro</strong>. Di queste, 493 sono avvenute durante l’attività lavorativa e 188 in itinere, ossia nel tragitto casa-lavoro. Le regioni più colpite restano Lombardia, Veneto, Campania e Sicilia, con i cantieri edili in testa tra i settori più pericolosi, seguiti da manifattura, trasporti e commercio.</p>
<p data-start="446" data-end="799">I dati rivelano un fenomeno che colpisce in particolare i lavoratori over 65 e gli stranieri, esposti a un rischio mortale più che doppio rispetto agli italiani. Le donne non sono escluse: 58 le vittime dall’inizio dell’anno. Preoccupante anche la distribuzione settimanale: il lunedì si conferma il giorno più a rischio, seguito da venerdì e giovedì.</p>
<p data-start="801" data-end="1085">Alcune aree del Paese, come Basilicata, Umbria, Campania, Sicilia e Calabria, finiscono in “zona rossa” per l’elevata incidenza degli incidenti. Eppure, nonostante la gravità della situazione, il numero complessivo delle denunce di infortunio risulta in lieve calo rispetto al 2024.</p>
<p data-start="1087" data-end="1376" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Il quadro è chiaro: la stabilità dei numeri non è un segnale positivo, ma l’ennesima conferma che la sicurezza continua a essere sottovalutata. Finché la prevenzione resterà un costo e non un investimento, l’Italia sarà costretta a fare i conti con un bilancio che non dovrebbe esistere.</p>
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		<title>Italia, la crescita che non basta: dietro i record occupazionali un Paese che si impoverisce lavorando</title>
		<link>https://newsitalynews.it/economia/2025/10/09/italia-la-crescita-che-non-basta-dietro-i-record-occupazionali-un-paese-che-si-impoverisce-lavorando/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Salvatore Perillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Oct 2025 10:13:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[#EconomiaItaliana]]></category>
		<category><![CDATA[#SalariReali]]></category>
		<category><![CDATA[ISFOA]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Secondo l’ultima analisi dell’Osservatorio ISFOA su dati OCSE, il mercato del lavoro italiano mostra segnali positivi solo in apparenza: salari reali in caduta, giovani esclusi, produttività ferma e un futuro demografico che minaccia la sostenibilità del sistema. L’ultimo rapporto OCSE sul lavoro fotografa un’Italia che si muove, sì, ma in salita.I numeri dell’occupazione sembrano incoraggianti: [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="451" data-end="716"><em><strong>Secondo l’ultima analisi dell’Osservatorio ISFOA su dati OCSE, il mercato del lavoro italiano mostra segnali positivi solo in apparenza: salari reali in caduta, giovani esclusi, produttività ferma e un futuro demografico che minaccia la sostenibilità del sistema.</strong></em></p>
<p data-start="744" data-end="1099">L’ultimo rapporto OCSE sul lavoro fotografa un’Italia che si muove, sì, ma in salita.<br data-start="829" data-end="832" />I numeri dell’occupazione sembrano incoraggianti: disoccupazione in calo, occupazione ai massimi storici, inattività in discesa. Ma sotto la superficie, avverte l’<strong data-start="995" data-end="1017">Osservatorio ISFOA</strong>, continuano a ribollire fragilità strutturali che minano la tenuta del sistema.</p>
<p data-start="1101" data-end="1586">Il mercato del lavoro “corre” solo sulla carta. I <strong data-start="1151" data-end="1167">salari reali</strong>, al netto dell’inflazione, <strong data-start="1195" data-end="1244">valgono oggi il 7,5% in meno rispetto al 2021</strong>, segnando il peggior dato tra tutte le principali economie avanzate. Un crollo che erode il potere d’acquisto delle famiglie e smonta le narrazioni ottimistiche legate agli aumenti nominali derivanti dai rinnovi contrattuali. Troppo poco, troppo tardi: <strong data-start="1500" data-end="1586">un lavoratore su tre nel settore privato è ancora coperto da un contratto scaduto.</strong></p>
<p data-start="1588" data-end="2057">Nel frattempo, la forbice con il resto dell’area OCSE si allarga. Mentre altrove i salari reali cominciano a risalire dopo la fiammata inflazionistica post-pandemia, in Italia la ripresa è lenta e incerta. Per il biennio <strong data-start="1813" data-end="1826">2025-2026</strong> l’OCSE stima una crescita dei salari nominali del <strong data-start="1877" data-end="1894">+2,6% e +2,2%</strong>, valori che consentiranno – forse – appena di pareggiare un’inflazione attesa rispettivamente al <strong data-start="1992" data-end="2000">2,2%</strong> e <strong data-start="2003" data-end="2011">1,8%</strong>. Un pareggio, nella migliore delle ipotesi.</p>
<p data-start="2059" data-end="2591">Eppure, i dati occupazionali sembrano da record: <strong data-start="2108" data-end="2134">disoccupazione al 6,5%</strong>, pur restando sopra la media OCSE del 4,9%, e <strong data-start="2181" data-end="2220">crescita dell’occupazione dell’1,7%</strong> nell’ultimo anno. Ma si tratta di una crescita che parla soprattutto la lingua degli <strong data-start="2308" data-end="2319">over 55</strong>, mentre i giovani restano ai margini. Il tasso di occupazione complessivo, <strong data-start="2397" data-end="2406">62,9%</strong>, resta ben al di sotto della media OCSE (<strong data-start="2448" data-end="2457">70,4%</strong>). Un divario che fotografa un’Italia ancora incapace di includere <strong data-start="2526" data-end="2558">donne, giovani e Mezzogiorno</strong> nel proprio sviluppo produttivo.</p>
<p data-start="2593" data-end="3034">Il dato più allarmante, tuttavia, arriva dal fronte demografico: da qui al <strong data-start="2670" data-end="2678">2060</strong>, la popolazione in età lavorativa <strong data-start="2713" data-end="2733">crollerà del 34%</strong>, mentre l’indice di dipendenza degli anziani – il numero di pensionati per ogni persona in età da lavoro – <strong data-start="2841" data-end="2866">salirà da 0,41 a 0,76</strong>, ovvero <strong data-start="2875" data-end="2910">un anziano ogni 1,3 lavoratori. </strong>Un equilibrio insostenibile, che fa tremare i conti pubblici e rende urgente una riflessione sul modello pensionistico.</p>
<p data-start="3036" data-end="3591">L’OCSE avverte: <strong data-start="3052" data-end="3094">alzare l’età pensionabile non basterà.</strong><br data-start="3094" data-end="3097" />Servono politiche di <strong data-start="3118" data-end="3150">occupabilità a lungo termine</strong>, <strong data-start="3152" data-end="3175">formazione continua</strong>, <strong data-start="3177" data-end="3218">transizioni graduali al pensionamento</strong> e una cultura del lavoro che valorizzi anche la maturità professionale. Oggi, solo il <strong data-start="3307" data-end="3351">9,9% degli italiani tra i 50 e i 69 anni</strong> continua a lavorare dopo il pensionamento, contro il <strong data-start="3405" data-end="3439">22,4% della media europea OCSE</strong>. Un segnale di rigidità del mercato e, forse, di un modello culturale che vede il lavoro in età avanzata più come un fallimento che come una risorsa.</p>
<p data-start="3593" data-end="4057">Infine, la vera zavorra strutturale: la <strong data-start="3633" data-end="3649">produttività</strong>.<br data-start="3650" data-end="3653" />Se continuerà a crescere al ritmo anemico degli ultimi vent’anni (<strong data-start="3719" data-end="3735">+0,31% annuo</strong>), il <strong data-start="3741" data-end="3759">PIL pro capite</strong> italiano rischia di <strong data-start="3780" data-end="3813">scendere dello 0,67% all’anno</strong>. Non basta lavorare di più: bisogna <strong data-start="3852" data-end="3872">lavorare meglio. </strong>E questo richiede <strong data-start="3893" data-end="3916">investimenti mirati</strong>, <strong data-start="3918" data-end="3947">infrastrutture efficienti</strong>, <strong data-start="3949" data-end="3976">innovazione tecnologica</strong>, ma soprattutto <strong data-start="3993" data-end="4057">capitale umano motivato, formato e adeguatamente retribuito.</strong></p>
<p data-start="4059" data-end="4359">Dietro le cifre rassicuranti di un’occupazione in crescita si nasconde dunque un Paese che <strong data-start="4150" data-end="4163">invecchia</strong>, <strong data-start="4165" data-end="4200">non valorizza il proprio lavoro</strong> e rischia di <strong data-start="4214" data-end="4245">impoverirsi anche lavorando</strong>. Un Paese che tutela chi è già uscito dal mondo produttivo e fatica, invece, a premiare chi prova a entrarvi.</p>
<p data-start="4361" data-end="4508">L’Italia non ha bisogno soltanto di più occupati. Ha bisogno di un lavoro che torni <strong data-start="4447" data-end="4459">a valere</strong> — economicamente, socialmente e culturalmente.</p>
<p data-start="4361" data-end="4508"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone  wp-image-18059" src="https://newsitalynews.it/wp-content/uploads/2025/10/I.S.F.O.A.-Hoschule-fur-Sozialwissenschaften-und-Management-proprio-per-questo-motivo-ha-cercato-di-rafforzare-il-proprio-ruolo-ed-intervento-istituzionale-accademico-creando-appositi-percorsi-di-1-300x169.jpg" alt="" width="659" height="371" srcset="https://newsitalynews.it/wp-content/uploads/2025/10/I.S.F.O.A.-Hoschule-fur-Sozialwissenschaften-und-Management-proprio-per-questo-motivo-ha-cercato-di-rafforzare-il-proprio-ruolo-ed-intervento-istituzionale-accademico-creando-appositi-percorsi-di-1-300x169.jpg 300w, https://newsitalynews.it/wp-content/uploads/2025/10/I.S.F.O.A.-Hoschule-fur-Sozialwissenschaften-und-Management-proprio-per-questo-motivo-ha-cercato-di-rafforzare-il-proprio-ruolo-ed-intervento-istituzionale-accademico-creando-appositi-percorsi-di-1-1024x576.jpg 1024w, https://newsitalynews.it/wp-content/uploads/2025/10/I.S.F.O.A.-Hoschule-fur-Sozialwissenschaften-und-Management-proprio-per-questo-motivo-ha-cercato-di-rafforzare-il-proprio-ruolo-ed-intervento-istituzionale-accademico-creando-appositi-percorsi-di-1-768x432.jpg 768w, https://newsitalynews.it/wp-content/uploads/2025/10/I.S.F.O.A.-Hoschule-fur-Sozialwissenschaften-und-Management-proprio-per-questo-motivo-ha-cercato-di-rafforzare-il-proprio-ruolo-ed-intervento-istituzionale-accademico-creando-appositi-percorsi-di-1-1536x864.jpg 1536w, https://newsitalynews.it/wp-content/uploads/2025/10/I.S.F.O.A.-Hoschule-fur-Sozialwissenschaften-und-Management-proprio-per-questo-motivo-ha-cercato-di-rafforzare-il-proprio-ruolo-ed-intervento-istituzionale-accademico-creando-appositi-percorsi-di-1-150x84.jpg 150w, https://newsitalynews.it/wp-content/uploads/2025/10/I.S.F.O.A.-Hoschule-fur-Sozialwissenschaften-und-Management-proprio-per-questo-motivo-ha-cercato-di-rafforzare-il-proprio-ruolo-ed-intervento-istituzionale-accademico-creando-appositi-percorsi-di-1-696x392.jpg 696w, https://newsitalynews.it/wp-content/uploads/2025/10/I.S.F.O.A.-Hoschule-fur-Sozialwissenschaften-und-Management-proprio-per-questo-motivo-ha-cercato-di-rafforzare-il-proprio-ruolo-ed-intervento-istituzionale-accademico-creando-appositi-percorsi-di-1-1068x601.jpg 1068w, https://newsitalynews.it/wp-content/uploads/2025/10/I.S.F.O.A.-Hoschule-fur-Sozialwissenschaften-und-Management-proprio-per-questo-motivo-ha-cercato-di-rafforzare-il-proprio-ruolo-ed-intervento-istituzionale-accademico-creando-appositi-percorsi-di-1.jpg 1920w" sizes="(max-width: 659px) 100vw, 659px" /></p>
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		<title>Lavoro e intelligenza artificiale: tra crescita e timori in Italia</title>
		<link>https://newsitalynews.it/economia/2025/07/25/lavoro-e-intelligenza-artificiale-tra-crescita-e-timori-in-italia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Jul 2025 03:22:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Un nuovo studio del Boston Consulting Group fotografa la diffusione crescente dell’intelligenza artificiale nel mondo del lavoro. In Italia, il 68% dei lavoratori utilizza regolarmente strumenti di intelligenza artificiale generativa durante la settimana lavorativa, un dato che segue l’andamento di altri Paesi europei come Germania e Regno Unito. Tuttavia, il 36% teme che la propria [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="114" data-end="640">Un nuovo studio del Boston Consulting Group fotografa la diffusione crescente dell’intelligenza artificiale nel mondo del lavoro. In Italia, il 68% dei lavoratori utilizza regolarmente strumenti di intelligenza artificiale generativa durante la settimana lavorativa, un dato che segue l’andamento di altri Paesi europei come Germania e Regno Unito. Tuttavia, il 36% teme che la propria occupazione possa essere sostituita da queste tecnologie, una preoccupazione inferiore rispetto ad altre nazioni, ma comunque significativa.</p>
<p data-start="642" data-end="974">Il report evidenzia differenze sostanziali nell’adozione della tecnologia tra ruoli aziendali: i dirigenti sono gli utenti più assidui, mentre il personale operativo fatica a ricevere formazione e supporto adeguati. A livello globale solo il 25% dei lavoratori meno qualificati si sente realmente preparato all’utilizzo della GenAI.</p>
<p data-start="976" data-end="1292" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Gli esperti sottolineano la necessità di strategie aziendali che non si limitino all’adozione di strumenti digitali, ma che investano nella formazione e nel coinvolgimento attivo del personale a tutti i livelli, per evitare che l’innovazione tecnologica accentui ulteriormente le disuguaglianze nel mondo del lavoro.</p>
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		<title>Sempre più italiani scelgono di lavorare dopo la pensione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Jul 2025 03:22:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
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		<category><![CDATA[economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In Italia si registra una crescita costante del fenomeno dei pensionati che continuano a lavorare anche dopo il raggiungimento dell’età pensionabile. Secondo gli ultimi dati Eurostat, circa il 9,4% dei pensionati italiani prosegue un’attività lavorativa, un dato leggermente sotto la media europea del 13%, ma comunque significativo. Le motivazioni principali sono la necessità economica e [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://newsitalynews.it/economia/2025/07/19/sempre-piu-italiani-scelgono-di-lavorare-dopo-la-pensione/">Sempre più italiani scelgono di lavorare dopo la pensione</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://newsitalynews.it">News Italy News | Agenzia di stampa internazionale</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="72" data-end="639">In Italia si registra una crescita costante del fenomeno dei pensionati che continuano a lavorare anche dopo il raggiungimento dell’età pensionabile. Secondo gli ultimi dati Eurostat, circa il 9,4% dei pensionati italiani prosegue un’attività lavorativa, un dato leggermente sotto la media europea del 13%, ma comunque significativo. Le motivazioni principali sono la necessità economica e il desiderio di rimanere attivi e produttivi. Le recenti riforme favoriscono questa scelta, semplificando il cumulo tra reddito da lavoro e pensione.</p>
<p data-start="641" data-end="1062" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Il quadro demografico italiano, caratterizzato da un forte invecchiamento della popolazione, contribuisce a rendere questa tendenza sempre più rilevante. Oltre il 31% degli italiani ha più di 60 anni e cresce la presenza di lavoratori “senior” nel mercato del lavoro. Il fenomeno si sta trasformando in un’opportunità per valorizzare l’esperienza degli anziani e garantire maggiore sostenibilità al sistema previdenziale.</p>
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		<title>Brugherio saluta la Candy: lo stabilimento diventa hub logistico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Jul 2025 04:43:16 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[imprese]]></category>
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		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Marilena Rizzo]]></category>
		<category><![CDATA[trasformazione industriale]]></category>
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		<category><![CDATA[ultimissime Brugherio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo ottant’anni di storia produttiva, lo stabilimento Candy di Brugherio cessa ufficialmente l’attività manifatturiera. Il marchio, di proprietà del gruppo cinese Haier dal 2018, avvia la trasformazione del sito in un centro logistico europeo. A cambiare non è solo la destinazione d’uso dello storico stabilimento, ma anche il destino di decine di lavoratori. Tra loro [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="82" data-end="474">Dopo ottant’anni di storia produttiva, lo stabilimento Candy di Brugherio cessa ufficialmente l’attività manifatturiera. Il marchio, di proprietà del gruppo cinese Haier dal 2018, avvia la trasformazione del sito in un centro logistico europeo. A cambiare non è solo la destinazione d’uso dello storico stabilimento, ma anche il destino di decine di lavoratori.</p>
<p data-start="476" data-end="749">Tra loro Marilena Rizzo, originaria di Matera e dipendente da oltre vent’anni, racconta un’esperienza fatta di crescita, appartenenza e trasformazioni. &#8220;La fabbrica era come una seconda famiglia&#8221;, dice, riflettendo con lucidità sul futuro: “Il cambiamento non mi spaventa”.</p>
<p data-start="751" data-end="1066">Il nuovo hub logistico impiegherà circa 110 dei 160 dipendenti e si occuperà di ricezione, stoccaggio, confezionamento e spedizione di componenti e prodotti rigenerati. La riconversione industriale, finanziata con un investimento da 8,3 milioni di euro, punta a garantire continuità occupazionale e sostenibilità.</p>
<p data-start="1068" data-end="1306" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Resta centrale il ruolo del marchio Candy nella strategia europea di Haier, che ne celebra l’80° anniversario con l’impegno a mantenerne vivi il valore e il legame con il territorio. Brugherio cambia volto, ma conserva memoria e identità.</p>
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