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	<title>economia &#8211; News Italy News | Agenzia di stampa internazionale</title>
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	<description>Le ultime notizie in Italia ed Estero</description>
	<lastBuildDate>Thu, 04 Jun 2026 10:03:23 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Carburanti, il governo studia un bonus da 100 euro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2026 10:03:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Possibile stop al taglio generalizzato delle accise: allo studio un contributo per le famiglie con Isee fino a 15mila euro. Il governo valuta un cambio di linea sugli aiuti per i carburanti. Con la scadenza dello sconto sulle accise fissata al 6 giugno, l’ipotesi più concreta sarebbe quella di sostituire il taglio generalizzato alla pompa [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="isSelectedEnd"><strong>Possibile stop al taglio generalizzato delle accise: allo studio un contributo per le famiglie con Isee fino a 15mila euro.</strong></p>
<p class="isSelectedEnd">Il governo valuta un cambio di linea sugli aiuti per i carburanti. Con la scadenza dello sconto sulle accise fissata al 6 giugno, l’ipotesi più concreta sarebbe quella di sostituire il taglio generalizzato alla pompa con un bonus carburanti da 100 euro destinato alle famiglie con redditi più bassi.</p>
<p class="isSelectedEnd">La misura, secondo le valutazioni in corso, riguarderebbe i nuclei con Isee fino a 15mila euro. La platea stimata sarebbe di circa 1,2 milioni di famiglie. Il contributo sarebbe una tantum e verrebbe erogato attraverso la social card, già utilizzata per altri interventi contro il caro vita.</p>
<h2>Bonus carburanti da 100 euro, come potrebbe funzionare</h2>
<p class="isSelectedEnd">La scelta segnerebbe una differenza netta rispetto agli interventi adottati finora. Il taglio delle accise ha prodotto uno sconto per tutti gli automobilisti, senza distinzione di reddito. Il bonus carburanti da 100 euro, invece, sarebbe mirato a chi ha maggiori difficoltà a sostenere l’aumento dei prezzi di benzina e gasolio.</p>
<p class="isSelectedEnd">Anche il costo per lo Stato sarebbe molto diverso. Il contributo una tantum avrebbe un impatto stimato intorno ai 120 milioni di euro, contro i circa 2 miliardi necessari negli ultimi mesi per mantenere attiva la riduzione delle imposte sui carburanti. Una possibile copertura potrebbe arrivare dal maggiore gettito Iva legato proprio ai rincari alla pompa.</p>
<h2>Accise, resta l’ipotesi proroga</h2>
<p class="isSelectedEnd">La proroga dello sconto sulle accise non sarebbe però del tutto esclusa. Il governo starebbe valutando anche soluzioni intermedie, con interventi rimodulati in base all’andamento dei diversi carburanti. In questo caso gli aiuti potrebbero concentrarsi sui prodotti che hanno registrato gli aumenti più forti.</p>
<p class="isSelectedEnd">Una scelta di questo tipo richiederebbe però nuove coperture. Tra le possibilità considerate ci sarebbe anche il ricorso a fondi europei non ancora utilizzati dai ministeri, ma il margine resta da verificare.</p>
<p class="isSelectedEnd">Sul fronte europeo, intanto, Bruxelles ha aperto a una maggiore flessibilità di bilancio per gli investimenti legati alla sicurezza energetica. Le risorse, però, non potranno finanziare il taglio delle accise. Dovranno essere destinate a interventi coerenti con la transizione energetica, come rinnovabili, reti elettriche, sistemi di accumulo, incentivi per veicoli elettrici, batterie e pannelli fotovoltaici.</p>
<p>Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha accolto positivamente l’apertura della Commissione europea, sottolineando che alcune richieste italiane sono state recepite. La decisione finale sugli aiuti ai carburanti resta ora legata alle valutazioni economiche dei prossimi giorni.</p>
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		<title>Italia, 6,6 milioni rinunciano ai figli desiderati</title>
		<link>https://newsitalynews.it/italia/2026/05/25/italia-66-milioni-rinunciano-ai-figli-desiderati/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2026 06:05:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Secondo l’Istat pesano soprattutto difficoltà economiche, lavoro incerto e carichi familiari. Solo una minoranza esclude i figli per scelta personale. La rinuncia ad avere figli riguarda 6,6 milioni di persone in Italia. Non si tratta, nella maggior parte dei casi, di una scelta legata al rifiuto della genitorialità, ma di un desiderio rimasto fermo davanti [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="99" data-end="267"><strong>Secondo l’Istat pesano soprattutto difficoltà economiche, lavoro incerto e carichi familiari. Solo una minoranza esclude i figli per scelta personale.</strong></p>
<p data-start="283" data-end="603">La <strong data-start="286" data-end="313">rinuncia ad avere figli</strong> riguarda 6,6 milioni di persone in Italia. Non si tratta, nella maggior parte dei casi, di una scelta legata al rifiuto della genitorialità, ma di un desiderio rimasto fermo davanti a ostacoli concreti: redditi insufficienti, lavoro instabile, prospettive incerte e responsabilità di cura.</p>
<p data-start="605" data-end="1004">Il dato emerge dal Rapporto Istat 2026, che fotografa un Paese alle prese con una natalità ai minimi storici. Tra i 9,8 milioni di persone tra 18 e 49 anni che dichiarano di non voler avere figli in futuro, il 62,2% afferma di aver rinunciato a bambini che avrebbe desiderato. Solo il 5,5% sostiene invece che i figli non rientrano nel proprio progetto di vita.</p>
<h2 data-section-id="1aczay1" data-start="1006" data-end="1060">Rinuncia ad avere figli: il peso di lavoro e denaro</h2>
<p data-start="1062" data-end="1371">Per quasi 2,8 milioni di persone, cioè oltre quattro su dieci tra chi non intende diventare genitore o avere altri figli, il nodo principale è economico o lavorativo. Il 32,7% indica le difficoltà economiche, mentre il 9,4% richiama la mancanza di certezze occupazionali.</p>
<p data-start="1373" data-end="1700">Le motivazioni cambiano anche tra uomini e donne. Gli uomini segnalano più spesso il problema dei soldi, mentre le donne indicano con maggiore frequenza l’incertezza del lavoro. Un elemento che conferma quanto la maternità continui a essere percepita come un possibile freno nella carriera, soprattutto nelle fasce più giovani.</p>
<p data-start="1702" data-end="1933">Il quadro non riguarda solo chi non ha figli. Una parte degli intervistati dichiara di avere già raggiunto il numero di figli desiderato, ma resta ampia la quota di chi avrebbe voluto allargare la famiglia e ha scelto di non farlo.</p>
<h2 data-section-id="zkyde0" data-start="1935" data-end="1974">Una scelta condizionata dal contesto</h2>
<p data-start="1976" data-end="2212">La denatalità italiana non si spiega quindi soltanto con il cambiamento dei modelli familiari. Il rapporto Istat segnala una distanza crescente tra desiderio e possibilità reale. Casa, lavoro, reddito e servizi restano fattori decisivi.</p>
<p data-start="2214" data-end="2459">A pesare ci sono anche i carichi di cura verso i genitori anziani, un aspetto sempre più rilevante in un Paese che invecchia. La scelta di avere un figlio si inserisce così dentro equilibri familiari complessi, spesso privi di sostegni adeguati.</p>
<p data-start="2461" data-end="2758">Il risultato è un’Italia in cui molte persone non escludono i figli per convinzione, ma perché non vedono le condizioni per affrontare una nascita. È questo il punto più netto del rapporto: la natalità non dipende solo dal desiderio individuale, ma dalla stabilità che il Paese riesce a garantire.</p>
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		<title>Carburanti, prezzi in forte aumento: diesel oltre 2,18 euro al litro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Apr 2026 10:18:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Secondo Codici pesa la crisi internazionale: inflazione verso il 2% e famiglie fino a 70 euro in più al mese.  Il caro carburanti torna a pesare sui bilanci delle famiglie italiane. I prezzi di benzina e diesel continuano a salire e raggiungono livelli che non si vedevano da mesi, con effetti diretti anche sull’inflazione e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="112" data-end="239"><strong>Secondo Codici pesa la crisi internazionale: inflazione verso il 2% e famiglie fino a 70 euro in più al mese. </strong></p>
<p data-start="241" data-end="493">Il caro carburanti torna a pesare sui bilanci delle famiglie italiane. I prezzi di benzina e diesel continuano a salire e raggiungono livelli che non si vedevano da mesi, con effetti diretti anche sull’inflazione e sui costi della vita.</p>
<p data-start="495" data-end="919">Gli ultimi dati diffusi da Quotidiano Energia, basati sulle rilevazioni dell’Osservatorio Prezzi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, indicano un ulteriore aumento. All’8 aprile la benzina in modalità self service è arrivata a 1,793 euro al litro, mentre il diesel ha toccato quota 2,185 euro al litro. Ancora più alti i prezzi alla pompa in modalità servita: benzina a 1,927 euro e diesel a 2,312 euro al litro.</p>
<p data-start="921" data-end="1182">L’incremento più marcato riguarda il diesel. Rispetto ai dati di inizio marzo, quando il prezzo medio era di 1,875 euro al litro, l’aumento supera il 16%. Più contenuta, ma comunque significativa, la crescita della benzina, salita del 2,5% nello stesso periodo.</p>
<h3 data-section-id="154o1om" data-start="1184" data-end="1245">Carburanti in forte aumento: pesa la crisi internazionale</h3>
<p data-start="1247" data-end="1536">Secondo l’associazione Codici, alla base di questa crescita c’è il quadro geopolitico internazionale, in particolare le tensioni in Medio Oriente. Le incertezze legate alla stabilità dell’area stanno influenzando i mercati energetici e mantengono alta la pressione sui prezzi del petrolio.</p>
<p data-start="1538" data-end="1828">La situazione resta fragile. Le recenti violazioni della tregua contribuiscono ad aumentare il rischio geopolitico e rendono improbabile un calo dei prezzi nel breve periodo. Inoltre, una volta esauriti gli effetti delle riserve strategiche, il mercato potrebbe registrare ulteriori rialzi.</p>
<h3 data-section-id="l502ap" data-start="1830" data-end="1889">Inflazione in crescita e spesa più alta per le famiglie</h3>
<p data-start="1891" data-end="2125">L’impatto dei rincari si riflette anche sull’inflazione. Le nuove stime indicano un aumento tra l’1,7% e l’1,9% nel breve periodo, superiore alle previsioni precedenti. Su base annua, il dato potrebbe collocarsi tra il 2,4% e il 2,8%.</p>
<p data-start="2127" data-end="2415">Il settore dei trasporti, che pesa fino al 15% nel paniere ISTAT, incide in modo diretto su questa dinamica. L’aumento dei carburanti si trasferisce rapidamente su altri beni e servizi, a partire dagli alimentari, per i quali si prevede un incremento tra l’1% e il 2,2% entro fine aprile.</p>
<p data-start="2417" data-end="2665">Per le famiglie il conto è già evidente. Le stime aggiornate parlano di una spesa aggiuntiva compresa tra 50 e 70 euro al mese, contro i 35-55 euro previsti in precedenza. Su base annua, l’aggravio può arrivare fino a 840 euro per nucleo familiare.</p>
<p data-start="2667" data-end="2845">Se il quadro internazionale non troverà stabilità, il rischio è che la corsa dei prezzi continui anche nei prossimi mesi, con effetti sempre più pesanti sull’economia quotidiana.</p>
<p data-start="112" data-end="239">
<p data-start="241" data-end="493">
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		<title>Decreto carburanti, il governo proroga il taglio delle accise fino al 1° maggio</title>
		<link>https://newsitalynews.it/economia/2026/04/04/decreto-carburanti-il-governo-proroga-il-taglio-delle-accise-fino-al-1-maggio/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Apr 2026 05:59:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Consiglio dei ministri approva l’estensione della misura per contenere i rincari di benzina e gasolio. Stanziati 500 milioni, con nuovi interventi anche per agricoltura ed export. Il governo ha deciso di prolungare fino al 1° maggio il taglio delle accise sui carburanti. Il via libera è arrivato venerdì 3 aprile dal Consiglio dei ministri, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://newsitalynews.it/economia/2026/04/04/decreto-carburanti-il-governo-proroga-il-taglio-delle-accise-fino-al-1-maggio/">Decreto carburanti, il governo proroga il taglio delle accise fino al 1° maggio</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://newsitalynews.it">News Italy News | Agenzia di stampa internazionale</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il Consiglio dei ministri approva l’estensione della misura per contenere i rincari di benzina e gasolio. Stanziati 500 milioni, con nuovi interventi anche per agricoltura ed export.</strong></p>
<p data-start="477" data-end="941">Il governo ha deciso di prolungare fino al 1° maggio il taglio delle accise sui carburanti. Il via libera è arrivato venerdì 3 aprile dal Consiglio dei ministri, che ha approvato un nuovo decreto per estendere una misura già introdotta a metà marzo e in scadenza il 7 aprile. L’obiettivo resta lo stesso: limitare gli effetti del rialzo dei prezzi di benzina e gasolio su famiglie, imprese e trasporti.</p>
<p data-start="943" data-end="1611">A spiegare la copertura del provvedimento è stato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, al termine della riunione a Palazzo Chigi. Le risorse messe sul tavolo ammontano a 500 milioni di euro. Di questi, 200 milioni derivano dall’aumento del gettito Iva legato proprio alla crescita dei prezzi, mentre altri 300 milioni arrivano da fondi Ets non ancora utilizzati. Il ministro ha anche precisato che il decreto contiene un intervento mirato per le aziende agricole, un sostegno tramite Simest per le imprese che lavorano con l’export e il recepimento dell’accordo raggiunto con associazioni e categorie su Transizione 5.0.</p>
<p data-start="1613" data-end="2177">Il primo decreto carburanti, approvato dal governo il 18 marzo, aveva previsto per venti giorni una riduzione della tassazione su benzina, gasolio e Gpl. Secondo il comunicato ufficiale di Palazzo Chigi, l’effetto atteso era un calo di circa 25 centesimi al litro per benzina e diesel e di circa 12 centesimi al chilo per il Gpl. La nuova decisione prolunga quindi una misura tampone, adottata in una fase in cui l’esecutivo continua a collegare i rincari alle tensioni internazionali e all’instabilità sui mercati energetici.</p>
<p data-start="2179" data-end="2728"><strong data-start="2179" data-end="2245">Decreto carburanti, perché il governo ha scelto la proroga</strong><br data-start="2245" data-end="2248" />La scelta dell’esecutivo arriva mentre i prezzi alla pompa restano elevati. Secondo gli ultimi dati diffusi dal Mimit il 3 aprile, il prezzo medio nazionale in modalità self service è di 1,763 euro al litro per la benzina e di 2,096 euro al litro per il gasolio. In autostrada i valori salgono rispettivamente a 1,822 e 2,137 euro al litro. Numeri che spiegano perché il governo abbia deciso di non interrompere subito il taglio delle accise.</p>
<p data-start="2730" data-end="3267">Giorgetti ha collegato la proroga anche al quadro geopolitico. Durante la conferenza stampa ha parlato delle possibili ricadute economiche della guerra in Iran, osservando che gli sviluppi internazionali potrebbero avere effetti sia sulla politica monetaria sia su quella fiscale. In sostanza, il messaggio dell’esecutivo è che il decreto serve a coprire l’emergenza immediata, ma che eventuali altre misure dipenderanno dall’andamento della crisi e dai prezzi dell’energia nelle prossime settimane.</p>
<p data-start="3269" data-end="3776"><strong data-start="3269" data-end="3320">Le reazioni politiche e i prossimi passaggi</strong><br data-start="3320" data-end="3323" />Anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha definito la proroga una misura necessaria in una fase delicata, sottolineando che il governo continuerà a seguire con attenzione l’evoluzione del quadro internazionale per difendere famiglie, imprese e lavoro. La linea dell’esecutivo, quindi, è quella di mantenere aperta la possibilità di nuovi interventi se la pressione sui costi energetici dovesse continuare.</p>
<p data-start="3778" data-end="4288">Resta da capire quale sarà l’effetto reale della proroga sui prezzi finali. Negli ultimi giorni il mercato ha già assorbito parte del beneficio fiscale e il calo teorico alla pompa non sempre si è trasferito in modo pieno sui listini. Per questo il decreto conserva anche una funzione politica: dare un segnale immediato di intervento, in attesa di capire se il rincaro dei carburanti sarà temporaneo o se costringerà il governo a misure più strutturali dopo il 1° maggio.</p>
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		<title>Tassi Bce al 2%: Lagarde avverte sui prezzi, mercati già guardano ad aprile</title>
		<link>https://newsitalynews.it/economia/2026/03/20/tassi-bce-al-2-lagarde-avverte-sui-prezzi-mercati-gia-guardano-ad-aprile/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 15:16:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Bce lascia i tassi al 2%, ma il messaggio che arriva da Francoforte è tutt’altro che rassicurante. La Banca centrale europea sceglie per ora di non intervenire, però avverte che resterà pronta a reagire se lo shock energetico legato all’escalation in Iran dovesse spingere ancora più in alto l’inflazione. È questo il punto che [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="518" data-end="964">La <strong data-start="521" data-end="549">Bce lascia i tassi al 2%</strong>, ma il messaggio che arriva da Francoforte è tutt’altro che rassicurante. La Banca centrale europea sceglie per ora di non intervenire, però avverte che resterà pronta a reagire se lo shock energetico legato all’escalation in Iran dovesse spingere ancora più in alto l’inflazione. È questo il punto che conta per famiglie, imprese e mercati: i tassi non si muovono oggi, ma una stretta ad aprile non è più esclusa.</p>
<p data-start="966" data-end="1296">Christine Lagarde ha spiegato che la Bce è “determinata” a riportare i prezzi verso il target del 2%, pur senza impegnarsi su un percorso già scritto dei tassi. Il tono resta prudente, ma per gli operatori il segnale è chiaro: nel 2026 potrebbero arrivare almeno due rialzi da 25 punti base, con il primo già nel prossimo meeting.</p>
<h2 data-section-id="5shjw6" data-start="1298" data-end="1339">Bce tassi al 2%: pesa lo shock energia</h2>
<p data-start="1341" data-end="1702">Le nuove stime sono il dato più pesante. Nello scenario base, la crescita dell’Eurozona nel 2026 scende allo 0,9%, mentre l’inflazione sale al 2,6%. Ma se la guerra dovesse provocare un’interruzione prolungata di petrolio e gas, il quadro peggiorerebbe bruscamente: Pil dell’area euro fermo allo 0,4% e inflazione media al 4,4%, con picchi mensili fino al 6,3%.</p>
<p data-start="1704" data-end="2115">Per l’Italia, come per la Germania, il rischio è evidente perché le economie più esposte ai costi energetici potrebbero subire contraccolpi più forti. I mercati già si stanno muovendo su questa ipotesi: l’euro è risalito, mentre i rendimenti dei titoli di Stato restano elevati rispetto ai livelli di fine febbraio. Per i cittadini significa una prospettiva ancora incerta su mutui, prestiti e costo della vita.</p>
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		<title>Italia, spread in calo: cosa cambia davvero per investitori e conti pubblici</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Dec 2025 10:55:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Negli ultimi mesi lo spread tra Btp e Bund tedeschi è sceso ai livelli più bassi dal 2009, segnale di un clima finanziario più favorevole verso l’Italia. La combinazione di stabilità politica, giudizi positivi delle agenzie di rating e difficoltà della Francia ha migliorato la percezione del rischio Paese. Le recenti promozioni di Moody’s, S&#38;P, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="96" data-end="405">Negli ultimi mesi lo spread tra Btp e Bund tedeschi è sceso ai livelli più bassi dal 2009, segnale di un clima finanziario più favorevole verso l’Italia. La combinazione di stabilità politica, giudizi positivi delle agenzie di rating e difficoltà della Francia ha migliorato la percezione del rischio Paese.</p>
<p data-start="407" data-end="848">Le recenti promozioni di Moody’s, S&amp;P, Fitch e Dbrs hanno rafforzato la fiducia dei mercati, contribuendo alla crescita delle quotazioni dei Btp e alla diminuzione dei rendimenti, soprattutto sulle scadenze medio-lunghe. In particolare, il confronto con la Francia ha giocato un ruolo determinante: mentre Parigi affronta tensioni politiche e rialzi dello spread, i titoli italiani vengono considerati un’alternativa stabile e competitiva.</p>
<p data-start="850" data-end="1127">Per gli investitori, il calo del differenziale si traduce in un aumento del valore dei titoli già in portafoglio e in prospettive di ulteriore rafforzamento, soprattutto sulle durate lunghe. L’inflazione contenuta rende inoltre i rendimenti reali dei Btp ancora interessanti.</p>
<p data-start="1129" data-end="1517">Anche per lo Stato gli effetti sono significativi: il minor costo del debito potrebbe generare un risparmio di oltre 17 miliardi di euro nei prossimi anni, risorse utili per ridurre il deficit o finanziare nuove misure. Restano tuttavia alcune criticità, come il debito pubblico elevato e le ingenti emissioni previste, che richiederanno attenzione e continuità nelle politiche fiscali.</p>
<p data-start="1519" data-end="1724" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Gli analisti mantengono un cauto ottimismo: lo spread potrebbe ancora restringersi, ma la sua stabilità dipenderà dalla capacità del Paese di preservare equilibrio politico e disciplina nei conti pubblici.</p>
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		<title>Italia, stipendi lontani: Nord e Sud divisi da un solco profondo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Nov 2025 10:09:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L’Italia continua a muoversi a ritmi diversi quando si parla di retribuzioni. Al Nord gli stipendi restano sensibilmente più alti, con la Lombardia che guida la classifica e supera i 30mila euro lordi l’anno. All’estremo opposto, regioni come Calabria, Sicilia e Campania faticano a raggiungere valori che sfiorano appena la metà. Una disparità che non [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="82" data-end="559">L’Italia continua a muoversi a ritmi diversi quando si parla di retribuzioni. Al Nord gli stipendi restano sensibilmente più alti, con la Lombardia che guida la classifica e supera i 30mila euro lordi l’anno. All’estremo opposto, regioni come Calabria, Sicilia e Campania faticano a raggiungere valori che sfiorano appena la metà. Una disparità che non riguarda soltanto l’economia locale, ma incide sulle reali possibilità di crescita professionale e sulla qualità della vita.</p>
<p data-start="561" data-end="913">A complicare ulteriormente lo scenario interviene il divario di genere: le lavoratrici percepiscono mediamente molto meno dei loro colleghi uomini, complice la diffusione del part-time che rallenta percorsi di carriera e contributi. Il risultato è una forbice che si allarga non solo tra territori, ma anche all’interno degli stessi ambienti di lavoro.</p>
<p data-start="915" data-end="1189">Segnali incoraggianti arrivano dai contratti a tempo indeterminato, in aumento soprattutto nei settori più strutturati. Tuttavia, nel Mezzogiorno il lavoro stabile resta ancora minoritario, sostituito da forme contrattuali più fragili che alimentano precarietà e incertezza.</p>
<p data-start="1191" data-end="1582" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Il quadro complessivo racconta un Paese che cresce, ma non in modo uniforme. Per colmare il divario salariale servono interventi concreti: incentivi alla formazione, sostegno ai territori più deboli e politiche in grado di rendere il mercato del lavoro più equo e competitivo. Perché senza un riequilibrio reale, l’Italia continuerà a procedere con una parte del Paese costretta a inseguire.</p>
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		<title>Valanga di emendamenti sulla manovra: Parlamento al lavoro sulla selezione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Nov 2025 06:32:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il Parlamento si ritrova a gestire un numero record di proposte di modifica alla manovra economica: circa 5.500 emendamenti, presentati da maggioranza e opposizioni. Solo la maggioranza ne ha depositati circa 1.600, con Forza Italia in testa, seguita da Fratelli d’Italia, Lega e Noi Moderati. Le opposizioni, invece, contribuiscono con oltre 3.800 proposte. Entro il [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="90" data-end="448">Il Parlamento si ritrova a gestire un numero record di proposte di modifica alla manovra economica: circa 5.500 emendamenti, presentati da maggioranza e opposizioni. Solo la maggioranza ne ha depositati circa 1.600, con Forza Italia in testa, seguita da Fratelli d’Italia, Lega e Noi Moderati. Le opposizioni, invece, contribuiscono con oltre 3.800 proposte.</p>
<p data-start="450" data-end="605">Entro il 18 novembre verrà effettuata una selezione rigorosa: solo 414 emendamenti, i cosiddetti “segnalati”, potranno proseguire il percorso parlamentare.</p>
<p data-start="607" data-end="973">Tra le modifiche più rilevanti avanzate dalla maggioranza spicca quella di Forza Italia, che punta a bloccare l’aumento della cedolare secca sugli affitti brevi, mantenendo l’aliquota al 21% per un immobile e al 26% per due. La Lega propone invece un ulteriore incremento dell’Irap per banche e assicurazioni, destinando il gettito aggiuntivo alle forze dell’ordine.</p>
<p data-start="975" data-end="1153">Sul fronte opposto, Alleanza Verdi e Sinistra rilancia il tema della patrimoniale sulle grandi ricchezze, con un’aliquota dell’1,3% per patrimoni superiori a due milioni di euro.</p>
<p data-start="1155" data-end="1388">Non manca la polemica politica: Antonio Misiani (PD) sottolinea come la maggioranza, nel giro di due anni, sia passata da zero emendamenti a un numero elevatissimo, criticando quella che definisce un’apparente perdita di compattezza.</p>
<p data-start="1390" data-end="1627" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Il clima è dunque teso: mentre la commissione Bilancio si prepara alla selezione finale, la mole di proposte conferma quanto il confronto sulla legge di bilancio sia diventato uno dei terreni politici più delicati e combattuti dell’anno.</p>
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		<title>L’ipotesi di una tassa sull’oro entra nel confronto sulla Manovra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Nov 2025 11:47:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il confronto politico sulla Manovra si concentra sulle coperture necessarie ad ampliare i margini d’intervento del Parlamento. Tra le ipotesi al vaglio della maggioranza sta prendendo corpo una rivalutazione agevolata dell’oro da investimento, una procedura che permetterebbe ai privati di aggiornare il valore di monete e lingotti pagando un’aliquota ridotta. L’obiettivo è favorire l’emersione delle [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="242" data-end="729">Il confronto politico sulla Manovra si concentra sulle coperture necessarie ad ampliare i margini d’intervento del Parlamento. Tra le ipotesi al vaglio della maggioranza sta prendendo corpo una rivalutazione agevolata dell’oro da investimento, una procedura che permetterebbe ai privati di aggiornare il valore di monete e lingotti pagando un’aliquota ridotta. L’obiettivo è favorire l’emersione delle quantità detenute e generare un gettito stimato che potrebbe superare i due miliardi.</p>
<p data-start="731" data-end="1025">La misura si affiancherebbe alle altre modifiche in preparazione: dai possibili dazi sui pacchi extra Ue anticipabili al 2026, alle correzioni su affitti brevi, Irap e dividendi. Intanto prosegue la selezione degli emendamenti, con centinaia di proposte già segnalate dai gruppi di maggioranza.</p>
<p data-start="1027" data-end="1577">Sul piano politico restano aperti diversi nodi. Forza Italia e Lega insistono per evitare l’aumento della tassazione sugli affitti brevi, mentre la maggioranza valuta interventi anche su pensioni, partecipazione dei lavoratori e incentivi per la transizione tecnologica. Le opposizioni criticano l’impianto complessivo della Manovra e mettono al centro il tema del lavoro. Da parte dei sindacati è previsto uno sciopero dei dipendenti della giustizia. Nel frattempo Bruxelles ha dato il via libera all’ultima revisione del Pnrr richiesta dall’Italia.</p>
<p data-start="1579" data-end="1746" data-is-last-node="" data-is-only-node="">La discussione entrerà nel vivo la prossima settimana, quando la maggioranza dovrà scegliere le misure da portare avanti per rifinire il testo della legge di bilancio.</p>
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		<title>Bankitalia: i tassi sui mutui casa continuano a salire</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Nov 2025 11:37:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A settembre i tassi sui mutui casa segnano un nuovo aumento. Secondo i dati diffusi da Bankitalia, il Taeg medio sui nuovi prestiti immobiliari ha raggiunto il 3,71%, in crescita rispetto al 3,67% di agosto e al 3,61% di luglio. Un trend costante che conferma come l’accesso al credito per l’acquisto di una casa sia [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="70" data-end="445">A settembre i <strong data-start="84" data-end="108">tassi sui mutui casa</strong> segnano un nuovo aumento. Secondo i dati diffusi da <strong data-start="161" data-end="175">Bankitalia</strong>, il Taeg medio sui nuovi prestiti immobiliari ha raggiunto il <strong data-start="238" data-end="247">3,71%</strong>, in crescita rispetto al 3,67% di agosto e al 3,61% di luglio. Un trend costante che conferma come l’accesso al credito per l’acquisto di una casa sia sempre più oneroso per le famiglie italiane.</p>
<p data-start="447" data-end="893">Il <strong data-start="450" data-end="470">costo del denaro</strong> resta alto e i benefici dei recenti rallentamenti dell’inflazione non si sono ancora riflessi sui finanziamenti. Anche il credito al consumo si mantiene su livelli elevati, con un Taeg del <strong data-start="660" data-end="670">10,24%</strong>, mentre i prestiti alle imprese non finanziarie si attestano al <strong data-start="735" data-end="744">3,38%</strong>. In controtendenza, i tassi riconosciuti sui depositi bancari restano fermi allo <strong data-start="826" data-end="835">0,63%</strong>, segno di una scarsa remunerazione per i risparmiatori.</p>
<p data-start="895" data-end="1240">Gli analisti sottolineano che la fase attuale è influenzata dalle politiche monetarie europee e che servirà ancora tempo prima di vedere un’inversione di tendenza. Intanto, chi ha stipulato mutui a tasso variabile continua a fare i conti con rate più pesanti, mentre chi ha optato per il tasso fisso può considerarsi al riparo, almeno per ora.</p>
<p data-start="1242" data-end="1475">Il mercato immobiliare, già rallentato dall’incertezza economica, risente inevitabilmente di questa dinamica: acquistare casa oggi costa di più, non solo per i prezzi degli immobili ma anche per il finanziamento necessario a farlo.</p>
<p data-start="1477" data-end="1615">La fotografia di Bankitalia racconta quindi un Paese dove la casa resta un obiettivo importante, ma sempre più difficile da raggiungere.</p>
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