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	<title>carburante aereo &#8211; News Italy News | Agenzia di stampa internazionale</title>
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	<description>Le ultime notizie in Italia ed Estero</description>
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		<title>Lufthansa cancella 20mila voli: estate più incerta per chi parte</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 09:29:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La compagnia tedesca riduce i collegamenti tra maggio e ottobre 2026 per contenere il consumo di carburante. Tagliati soprattutto i voli a corto raggio da Monaco e Francoforte. Le vacanze estive rischiano di diventare più complicate per migliaia di passeggeri europei. Lufthansa ha annunciato la cancellazione di oltre 20mila voli già programmati tra maggio e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="110" data-end="304"><strong>La compagnia tedesca riduce i collegamenti tra maggio e ottobre 2026 per contenere il consumo di carburante. Tagliati soprattutto i voli a corto raggio da Monaco e Francoforte.</strong></p>
<p data-start="306" data-end="636">Le vacanze estive rischiano di diventare più complicate per migliaia di passeggeri europei. Lufthansa ha annunciato la cancellazione di oltre 20mila voli già programmati tra maggio e ottobre 2026, con l’obiettivo di ridurre il consumo di carburante in una fase segnata dall’aumento del prezzo del jet-fuel.</p>
<p data-start="638" data-end="1032">La decisione riguarda in particolare i collegamenti a corto raggio e, secondo quanto comunicato dalla compagnia, servirà a risparmiare almeno 40mila tonnellate metriche di carburante per aerei. Una parte consistente dei tagli scatterà con la soppressione di circa 120 voli al giorno, concentrati soprattutto sulle rotte considerate meno redditizie in partenza dagli hub di Monaco e Francoforte.</p>
<p data-start="1034" data-end="1442">Il nodo è il costo del carburante, cresciuto pesantemente dall’inizio della crisi in Medio Oriente e delle tensioni nell’area dello Stretto di Hormuz, passaggio strategico per i flussi energetici mondiali. Per le compagnie aeree europee il problema è doppio: da una parte il rincaro del cherosene, dall’altra il timore che la disponibilità del carburante possa diventare più fragile nelle prossime settimane.</p>
<h3 data-section-id="17m7a9d" data-start="1444" data-end="1505">Lufthansa cancella 20mila voli per risparmiare carburante</h3>
<p data-start="1507" data-end="1852">Nel primo paragrafo della sua comunicazione, Lufthansa ha spiegato che la scelta punta a garantire stabilità operativa durante l’estate, concentrando il carburante disponibile sui voli più richiesti e più redditizi. In sostanza, meno collegamenti secondari e maggiore copertura sulle tratte ritenute essenziali per reggere la stagione turistica.</p>
<p data-start="1854" data-end="2169">La compagnia non ha ancora diffuso il quadro completo del piano estivo. Il dettaglio delle modifiche dovrebbe arrivare all’inizio di maggio. Per ora il gruppo ha parlato di una fornitura di carburante “ampiamente stabile”, ma senza escludere ulteriori aggiustamenti se il contesto internazionale dovesse peggiorare.</p>
<p data-start="2171" data-end="2695">Tra gli elementi da osservare c’è anche il ruolo delle società del gruppo. Secondo quanto emerso finora, i voli soppressi sarebbero in gran parte riconducibili a CityLine, la divisione regionale che Lufthansa aveva già deciso di chiudere in anticipo rispetto alla scadenza prevista. Resta però aperta la questione delle altre compagnie controllate o collegate al gruppo, come Air Dolomiti, Swiss, Austrian Airlines e Ita Airways, che potrebbero essere coinvolte se la pressione sui costi e sulle forniture dovesse aumentare.</p>
<h3 data-section-id="6f3uqz" data-start="2697" data-end="2745">Effetti sui passeggeri e timori per l’estate</h3>
<p data-start="2747" data-end="3147">Per chi viaggia, il risultato più immediato è una minore disponibilità di posti, soprattutto sulle tratte brevi europee. Questo può tradursi in meno opzioni di partenza, riprotezioni su altri voli e possibili rincari dei biglietti, già sotto pressione da settimane. Le rotte più richieste verranno tutelate, ma quelle meno profittevoli rischiano di sparire dal tabellone per tutta la stagione estiva.</p>
<p data-start="3149" data-end="3555">La questione non riguarda solo Lufthansa. A Bruxelles il tema è arrivato sul tavolo dei ministri dei Trasporti dell’Unione europea, riuniti per valutare misure capaci di evitare una crisi del jet-fuel nel continente. Tra le ipotesi allo studio ci sono acquisti comuni di carburante, un maggiore ricorso a forniture provenienti dagli Stati Uniti e, in caso di necessità, l’utilizzo delle scorte d’emergenza.</p>
<p data-start="3557" data-end="3918">Anche altri vettori si stanno muovendo nella stessa direzione. Delta Air Lines ha già annunciato tagli alle rotte meno redditizie per contenere i costi, mentre diverse compagnie asiatiche hanno ridotto i collegamenti o introdotto supplementi carburante. EasyJet e Virgin Atlantic, intanto, hanno segnalato le difficoltà legate all’aumento delle spese operative.</p>
<p data-start="3920" data-end="4304">Il segnale, quindi, è chiaro: la pressione sul trasporto aereo sta crescendo e l’estate 2026 potrebbe essere segnata da una rete meno ampia e da costi più alti. Per i passeggeri, soprattutto quelli che hanno in programma vacanze o spostamenti internazionali, il consiglio è monitorare con attenzione le prenotazioni e verificare eventuali variazioni dei voli nelle prossime settimane.</p>
<p data-start="4311" data-end="4330">
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		<title>Chiusura di Hormuz, estate a rischio per i voli in Europa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Apr 2026 05:10:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’ultimo carico di jet fuel dal Golfo arriverà a Rotterdam il 9 aprile. Scorte in calo, prezzi in aumento e compagnie aeree già al lavoro su tagli e rincari. L’Europa si prepara a un’estate complicata sul fronte del trasporto aereo. La chiusura dello Stretto di Hormuz, legata alla guerra in Iran, rischia infatti di interrompere [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="103" data-end="278"><strong>L’ultimo carico di jet fuel dal Golfo arriverà a Rotterdam il 9 aprile. Scorte in calo, prezzi in aumento e compagnie aeree già al lavoro su tagli e rincari.</strong></p>
<p data-start="303" data-end="800">L’Europa si prepara a un’estate complicata sul fronte del trasporto aereo. La chiusura dello Stretto di Hormuz, legata alla guerra in Iran, rischia infatti di interrompere una parte decisiva delle forniture di carburante per gli aerei. Il segnale più concreto è già in viaggio: la petroliera <em data-start="595" data-end="609">Rong Lin Wan</em>, diretta a Rotterdam con arrivo previsto il 9 aprile, trasporta quello che viene indicato come l’ultimo carico di jet fuel partito dal Golfo Persico prima dello stop del corridoio marittimo.</p>
<p data-start="802" data-end="1133">Il nodo è semplice: una quota rilevante del cherosene usato negli aeroporti europei dipende dalle raffinerie dell’area di Hormuz. Se i flussi non ripartiranno in tempi brevi, le compagnie dovranno fare i conti con una disponibilità ridotta proprio alla vigilia della stagione estiva, quando la domanda di voli cresce in modo netto.</p>
<p data-start="1135" data-end="1602">Secondo le stime riportate nelle ultime ore, tra la fine di aprile e l’inizio di maggio il mercato europeo potrebbe ritrovarsi con volumi di carburante sensibilmente inferiori alla norma. Gli operatori stanno cercando di guadagnare tempo utilizzando parte delle riserve e rinviando alcuni interventi di manutenzione nelle raffinerie previsti per la primavera. Una misura tampone che però potrebbe non bastare, soprattutto se la situazione nel Golfo dovesse protrarsi.</p>
<h2 data-section-id="jwqkzd" data-start="1604" data-end="1665">Chiusura di Hormuz: scorte in calo e rotte sotto pressione</h2>
<p data-start="1667" data-end="2128">I numeri già mostrano un mercato in tensione. L’import europeo di jet fuel è sceso a 420 mila barili al giorno, con una flessione del 40% rispetto alla settimana precedente. Si tratta del livello più basso dal 2022, anno in cui la guerra in Ucraina aveva già messo sotto stress il sistema energetico del continente. Anche nell’area Amsterdam-Rotterdam-Anversa, snodo strategico per la distribuzione dei carburanti, le scorte risultano sotto la media stagionale.</p>
<p data-start="2130" data-end="2524">Le conseguenze potrebbero farsi sentire soprattutto tra giugno e settembre. In questa finestra le compagnie potrebbero ridurre le frequenze giornaliere, tagliare alcune rotte meno redditizie e concentrare i rifornimenti sugli aeroporti principali. Le difficoltà maggiori rischiano di emergere negli scali turistici, nelle isole e nelle destinazioni che dipendono da una logistica più complessa.</p>
<p data-start="2526" data-end="2746">Un primo segnale è già arrivato dal mercato: Volotea ha annunciato un taglio dell’1% dei voli. Non è ancora una sforbiciata estesa, ma indica che le compagnie stanno iniziando a prepararsi a uno scenario meno favorevole.</p>
<h2 data-section-id="1a23y94" data-start="2748" data-end="2798">Le compagnie aeree studiano rincari e riduzioni</h2>
<p data-start="2800" data-end="3225">Tra i manager che hanno lanciato l’allarme c’è Michael O’Leary, amministratore delegato di Ryanair. La sua valutazione è legata soprattutto ai tempi del conflitto: se la guerra si chiudesse rapidamente e Hormuz riaprisse entro metà o fine aprile, il sistema potrebbe assorbire il colpo. In caso contrario, una quota delle forniture potrebbe saltare tra maggio e giugno, con effetti più evidenti nei mesi centrali dell’estate.</p>
<p data-start="3227" data-end="3702">Lo scenario che prende forma è quindi doppio: meno posti disponibili e tariffe più alte. O’Leary stima un possibile aumento dei prezzi dei biglietti superiore al 3% nel periodo estivo. Anche Lufthansa si muove in una logica prudenziale. La compagnia tedesca valuta di lasciare a terra fino a 40 aerei nella stagione estiva, mentre il vertice del gruppo ha già messo in conto che l’aumento del costo del carburante finirà per riflettersi sulle tariffe applicate ai passeggeri.</p>
<p data-start="3704" data-end="4105">L’impatto non sarà uguale per tutti i Paesi. A soffrire di più saranno quelli che dipendono maggiormente dall’importazione di jet fuel. L’Italia rientra tra i mercati esposti: nel 2025 ha prodotto 674 mila barili al giorno a fronte di consumi intorno a 1,3 milioni, quindi circa metà del fabbisogno è stata coperta dall’estero. La dipendenza è ancora più forte in Polonia, Grecia, Spagna e Portogallo.</p>
<p data-start="4107" data-end="4424">Per il momento non si parla di blocco generalizzato dei voli, ma di una fase di forte pressione sulla catena di approvvigionamento. Molto dipenderà dalla durata della crisi e dalla riapertura dello Stretto di Hormuz. Fino ad allora, per chi vola in estate, il rischio concreto è trovare meno scelta e prezzi più alti.</p>
<p data-start="280" data-end="301">
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