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	<title>sanità &#8211; News Italy News | Agenzia di stampa internazionale</title>
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	<description>Le ultime notizie in Italia ed Estero</description>
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		<title>Messina (UDC): “non chiamatelo riequilibrio, è un taglio alla sanità della provincia di Taranto”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jul 2026 08:16:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[sanità]]></category>
		<category><![CDATA[emiliano essina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Intervento del consigliere UDC della Provincia di Taranto, Emiliano Messina. Ho avuto modo di leggere le recenti precisazioni formulate dalla Direzione strategica della ASL Taranto sulla riduzione del budget destinato alle attività aggiuntive necessarie per l’erogazione delle prestazioni sanitarie. Tali riduzioni vengono definite dalla stessa ASL come azioni finalizzate al riequilibrio economico e finanziario. Credo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;"><em>Intervento del consigliere UDC della Provincia di Taranto, Emiliano Messina.</em></p>
<p style="font-weight: 400;">Ho avuto modo di leggere le recenti precisazioni formulate dalla Direzione strategica della ASL Taranto sulla riduzione del budget destinato alle attività aggiuntive necessarie per l’erogazione delle prestazioni sanitarie. Tali riduzioni vengono definite dalla stessa ASL come azioni finalizzate al riequilibrio economico e finanziario.</p>
<p style="font-weight: 400;">Credo però che sia arrivato il momento di smetterla di giocare con le parole e di prendere in giro i cittadini. Ridurre di ben 4 milioni di euro le risorse destinate alle attività aggiuntive non può essere banalmente definito un riequilibrio: è, a tutti gli effetti, un taglio ai fondi indispensabili per garantire le cure ai cittadini della provincia di Taranto.</p>
<p style="font-weight: 400;">Questa decurtazione, unita alla cronica carenza di personale sanitario, produrrà inevitabilmente conseguenze gravissime sulla qualità dell’assistenza e sul numero delle prestazioni erogabili. Sarà infatti sempre più difficile garantire la copertura dei turni all’interno dei reparti e dei servizi, con il conseguente ulteriore allungamento delle liste d’attesa.</p>
<p style="font-weight: 400;">A ciò si aggiunge il concreto rischio di compromettere la piena operatività di servizi e reparti, determinando la riduzione di alcune attività sanitarie e, nei casi più gravi, l’accorpamento o addirittura la chiusura di alcune strutture. Non si tratta di allarmismo né di fantasia: è uno scenario che il nostro territorio ha già conosciuto con la chiusura degli ospedali di Mottola e Massafra, con il ridimensionamento degli ospedali San Giuseppe Moscati e di Grottaglie e con la soppressione del secondo Pronto Soccorso di Taranto. Tutto questo in un territorio nel quale le condizioni di salute della popolazione sono già pesantemente condizionate dagli effetti dell’industria siderurgica.</p>
<p style="font-weight: 400;">Ho inoltre appreso che, nelle scorse ore, l’assessore regionale Donato Pentassuglia ha depositato presso il Ministero della Salute e il Ministero dell’Economia una bozza del Piano operativo 2026-2029, contenente le strategie che la Regione Puglia intende adottare per affrontare il deficit sanitario regionale, che supera i 350 milioni di euro.</p>
<p style="font-weight: 400;">Anche in questo caso non conosciamo il contenuto del documento né quali misure siano state ipotizzate per le strutture sanitarie della provincia di Taranto. Per questo ritengo indispensabile che la Regione Puglia apra immediatamente un confronto con tutte le istituzioni e con tutte le forze politiche del territorio, affinché le scelte che riguardano la sanità jonica siano condivise e trasparenti.</p>
<p style="font-weight: 400;">Taranto ha già pagato un prezzo altissimo nel corso degli anni ed è stata penalizzata sotto molti aspetti rispetto ad altre province pugliesi. I cittadini tarantini non possono essere considerati semplici numeri né essere chiamati ancora una volta a sopportare il peso di decisioni che incidono sul loro diritto alla salute.</p>
<p style="font-weight: 400;">Per tutte queste ragioni non accetteremo ulteriori scelte che possano impoverire ancora il nostro territorio e indebolire un sistema sanitario che ha invece bisogno di essere rafforzato, non smantellato.</p>
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		<title>Monaldi, Iervolino resta al suo posto: “Su Domenico mi ha tradita Oppido”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 11:26:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Campania]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
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		<category><![CDATA[Anna Iervolino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Caso Domenico: Anna Iervolino non si dimette e respinge l’ipotesi di lasciare la guida dell’Azienda ospedaliera dei Colli. La direttrice generale del Monaldi, intervenendo sulla vicenda del piccolo Domenico Caliendo, morto dopo il fallito trapianto di cuore, afferma di voler restare al suo posto per chiarire ogni passaggio e impedire che un dramma simile possa [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="656" data-end="1033"><strong data-start="656" data-end="673">Caso Domenico</strong>: Anna Iervolino non si dimette e respinge l’ipotesi di lasciare la guida dell’Azienda ospedaliera dei Colli. La direttrice generale del Monaldi, intervenendo sulla vicenda del piccolo Domenico Caliendo, morto dopo il fallito trapianto di cuore, afferma di voler restare al suo posto per chiarire ogni passaggio e impedire che un dramma simile possa ripetersi.</p>
<p data-start="1035" data-end="1564">Iervolino sostiene che eventuali responsabilità penali e civili siano personali e che tocchi alla magistratura accertarle. Sul piano gestionale, invece, rivendica di avere sempre agito cercando un equilibrio tra la tutela dei pazienti e l’interesse collettivo. Nelle sue dichiarazioni emerge anche il peso umano della vicenda. La manager racconta di avere vissuto con forte partecipazione emotiva le ore e i giorni successivi all’intervento, fino a maturare la convinzione di dover restare per affrontare le conseguenze del caso.</p>
<p data-start="1566" data-end="1980">Nel ricostruire i fatti, Iervolino spiega di avere compreso solo progressivamente la reale gravità dell’accaduto. Un primo campanello d’allarme sarebbe arrivato il 29 dicembre, dopo le dimissioni del cardiologo Giuseppe Limongelli, che conosceva la famiglia del bambino e che, secondo quanto riferito, non era stato informato dal team trapiantologico. Da quel momento, racconta, qualcosa ha iniziato a non tornare.</p>
<p data-start="1982" data-end="2622">Il giorno successivo la direttrice generale ha convocato la responsabile del percorso trapianti e il primario della cardiochirurgia pediatrica Guido Oppido, che aveva eseguito l’intervento. In quell’occasione, riferisce Iervolino, le sarebbe stato spiegato che il cuore arrivato da Bolzano era stato danneggiato da ghiaccio non idoneo. La conferma scritta sarebbe arrivata solo l’8 gennaio, quando nella relazione si parla di un organo trovato come “un blocco di ghiaccio”. È proprio su questo passaggio che la direttrice dice di essersi sentita tradita dal primario, anche sul fronte dell’obbligo di una corretta informazione ai familiari.</p>
<p data-start="2624" data-end="3022">Da allora sono partiti audit interni, verifiche e nuove ispezioni. Iervolino assicura piena collaborazione con magistratura, ispettori regionali e ministeriali. Per chi legge, il punto centrale resta uno: il caso Domenico continua ad aprire interrogativi pesanti sulla catena decisionale, sulla comunicazione interna e sui controlli in un settore delicatissimo come quello dei trapianti pediatrici.</p>
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		<title>Bimbo trapiantato con cuore danneggiato: Monaldi, “condizioni in rapido peggioramento”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Feb 2026 16:01:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Le condizioni del bimbo trapiantato con cuore danneggiato ricoverato all’ospedale Monaldi di Napoli stanno peggiorando rapidamente. È quanto emerge dal bollettino medico diffuso oggi: nelle ultime 12 ore, spiegano dall’azienda ospedaliera, il quadro clinico avrebbe registrato un ulteriore peggioramento progressivo e veloce. Nel frattempo, al Monaldi è stato definito un nuovo percorso di cura dopo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="129" data-end="454">Le condizioni del bimbo trapiantato con cuore danneggiato ricoverato all’ospedale Monaldi di Napoli stanno peggiorando rapidamente. È quanto emerge dal bollettino medico diffuso oggi: nelle ultime 12 ore, spiegano dall’azienda ospedaliera, il quadro clinico avrebbe registrato un ulteriore peggioramento progressivo e veloce.</p>
<p data-start="456" data-end="882">Nel frattempo, al Monaldi è stato definito un nuovo percorso di cura dopo un confronto tra il pool dei medici, il medico di fiducia indicato dalla famiglia, la madre del piccolo e il suo legale. La linea condivisa punta a evitare terapie non più utili alla condizione clinica del bambino, con l’obiettivo di ridurre la sofferenza e mettere al centro la dignità del paziente, scongiurando il rischio di accanimento terapeutico.</p>
<p data-start="884" data-end="1227">L’ospedale riferisce che, in accordo con la famiglia, al piccolo saranno garantite esclusivamente terapie strettamente salvavita. Gli altri interventi verranno progressivamente ridotti secondo una logica di de-escalation, sospendendo le cure considerate sproporzionate o non più necessarie. La scelta, viene chiarito, non riguarda l’eutanasia.</p>
<p data-start="1229" data-end="1575">Resta centrale la questione dell’Ecmo, il supporto meccanico che ossigena il sangue e sostiene la funzione cardiaca. Secondo quanto viene riferito da fonti ospedaliere, il macchinario non verrà disattivato perché la sua interruzione comporterebbe un rischio immediato di morte. Verranno invece eliminate altre terapie ritenute non indispensabili.</p>
<p data-start="1577" data-end="2008">La vicenda è iniziata due mesi fa con il trapianto di cuore eseguito a Napoli. Subito dopo l’intervento, però, sarebbero emerse gravi complicazioni: l’organo trapiantato risulta danneggiato e non in grado di garantire un’autonoma funzionalità. Per questo, il bambino è stato collegato all’Ecmo, diventato il sostegno vitale fondamentale mentre le condizioni restavano critiche e il quadro clinico si aggravava nelle ore successive.</p>
<p data-start="2010" data-end="2496">In questi giorni la famiglia ha chiesto chiarezza sulle responsabilità e sulle condizioni dell’organo trapiantato. I medici, intanto, avrebbero escluso la possibilità di un secondo trapianto, spiegando che le condizioni del piccolo non consentono un nuovo intervento tanto invasivo. Nelle ultime ore, anche su richiesta dei familiari, è stato avviato un percorso orientato ad alleviare le sofferenze, con la sospensione delle terapie non più utili e il mantenimento di quelle salvavita.</p>
<p data-start="2498" data-end="2852">Per i lettori, la notizia segna un passaggio delicato: la definizione di una pianificazione condivisa delle cure in un quadro clinico che, secondo il bollettino, continua a peggiorare rapidamente. Un percorso che prova a tenere insieme medicina, responsabilità e tutela della persona, mentre l’Ecmo resta l’unico supporto immediato alla vita del bambino.</p>
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		<title>Bari, presidi salvavita scollegati alla madre: 47enne ai domiciliari</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Jan 2026 11:06:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A Bari un uomo di 47 anni è finito agli arresti domiciliari con l’accusa di tentato omicidio nei confronti della madre, malata oncologica e seguita da un servizio di assistenza domiciliare. Secondo la ricostruzione investigativa, l’uomo – unico convivente della donna – avrebbe scollegato ausili e dispositivi sanitari indispensabili per mantenerla in vita, mettendola in [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="82" data-end="469">A Bari un uomo di 47 anni è finito agli arresti domiciliari con l’accusa di tentato omicidio nei confronti della madre, malata oncologica e seguita da un servizio di assistenza domiciliare. Secondo la ricostruzione investigativa, l’uomo – unico convivente della donna – avrebbe scollegato ausili e dispositivi sanitari indispensabili per mantenerla in vita, mettendola in serio pericolo.</p>
<p data-start="471" data-end="821">L’episodio risale al 15 dicembre: a far scattare l’allarme è stata un’infermiera che si recava nell’abitazione per le cure. Arrivata in casa, si sarebbe accorta che tubi e sondini risultavano staccati e avrebbe immediatamente contattato i soccorsi. La donna è stata quindi trasportata d’urgenza all’ospedale Di Venere per ricevere le cure necessarie.</p>
<p data-start="823" data-end="1070">Agli operatori intervenuti, il figlio avrebbe riferito di voler “rimettersi alla volontà di Dio”. La vicenda è approdata davanti al gip Giuseppe Montemurro: durante l’interrogatorio di garanzia, l’uomo si è avvalso della facoltà di non rispondere.</p>
<p data-start="1072" data-end="1391">In un primo momento era stata disposta nei suoi confronti una misura cautelare meno restrittiva, con divieto di avvicinamento e applicazione del braccialetto elettronico. Tuttavia, il 47enne si sarebbe rifiutato di indossare il dispositivo e, per questo motivo, la misura è stata sostituita con gli arresti domiciliari.</p>
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		<title>Senigallia, muore paziente oncologico dopo ore di attesa al pronto soccorso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Jan 2026 11:10:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A Senigallia è morto Franco Amoroso, 60 anni, malato oncologico, la cui immagine sdraiato a terra nella sala d’attesa del pronto soccorso era diventata virale nei giorni scorsi. L’uomo, alle prese con una recidiva di tumore al colon, aveva raggiunto l’ospedale per il forte dolore. Secondo quanto ricostruito, avrebbe atteso a lungo una barella e, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="441" data-end="852">A Senigallia è morto Franco Amoroso, 60 anni, malato oncologico, la cui immagine sdraiato a terra nella sala d’attesa del pronto soccorso era diventata virale nei giorni scorsi. L’uomo, alle prese con una recidiva di tumore al colon, aveva raggiunto l’ospedale per il forte dolore. Secondo quanto ricostruito, avrebbe atteso a lungo una barella e, non riuscendo più a restare seduto, si era steso sul pavimento.</p>
<p data-start="854" data-end="1150">Il caso ha sollevato nuove polemiche sulle condizioni dei pronto soccorso e sulla carenza di personale, tema richiamato anche dai familiari. La moglie ha riferito che gli operatori erano impegnati senza sosta e che la situazione, in quelle ore, sarebbe stata particolarmente difficile da gestire.</p>
<p data-start="1152" data-end="1584">Dopo la diffusione della foto e le reazioni dell’opinione pubblica, l’Azienda sanitaria territoriale (Ast) di Ancona ha comunicato l’avvio di verifiche interne per chiarire le circostanze dell’accaduto e comprendere perché il paziente sia stato costretto a rimanere a terra. L’azienda sanitaria ha parlato di un episodio di “straordinaria gravità” e ha assicurato l’analisi dei fatti per accertare eventuali criticità organizzative.</p>
<p data-start="1586" data-end="1857">La vicenda, oltre al dolore per la morte di Amoroso, riporta al centro il tema dell’assistenza in emergenza e dei tempi di attesa, soprattutto per i pazienti fragili, chiedendo risposte concrete su risorse, personale e gestione dei flussi nei reparti di primo intervento.</p>
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		<title>Ambulanze in ritardo, l’allarme che divide l’Italia sanitaria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Nov 2025 10:59:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Agenas riaccende i riflettori sul sistema di emergenza italiano, evidenziando come in molte zone del Paese l’arrivo dei soccorsi superi ampiamente i tempi previsti dalle linee guida. In 41 Asl su 110, infatti, le ambulanze impiegano oltre 20 minuti per raggiungere il paziente, contro i 18 stabiliti come soglia massima nazionale. La situazione più critica [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="67" data-end="562">Agenas riaccende i riflettori sul sistema di emergenza italiano, evidenziando come in molte zone del Paese l’arrivo dei soccorsi superi ampiamente i tempi previsti dalle linee guida. In 41 Asl su 110, infatti, le ambulanze impiegano oltre 20 minuti per raggiungere il paziente, contro i 18 stabiliti come soglia massima nazionale. La situazione più critica riguarda Vibo Valentia, dove il tempo medio di intervento tocca i 35 minuti, seguita da altre realtà calabresi che superano i 30 minuti.</p>
<p data-start="564" data-end="894">Non mancano però esempi virtuosi: nelle province di Trieste e Gorizia, la Giuliano Isontina si distingue con una media di 12 minuti, mentre Piacenza, Chiavari, Reggio Emilia, Parma e Genova si attestano sui 13 minuti. Il rapporto mette in luce un’Italia sanitaria frammentata, con performance molto diverse da regione a regione.</p>
<p data-start="896" data-end="1090">Anche i pronto soccorso vivono difficoltà importanti: in strutture come Tor Vergata e Sant’Andrea a Roma o l’Aou di Cagliari, più di un paziente su cinque resta in osservazione oltre otto ore.</p>
<p data-start="1092" data-end="1481">Accanto alle criticità, emergono anche segnali positivi. Gli screening oncologici mostrano una ripresa, con l’Asl di Asti in testa per adesione allo screening della mammella (82,5%), mentre Bari, Catanzaro e Cosenza registrano i risultati più bassi. Buoni i dati dell’assistenza domiciliare in Polesine, Molise e Teramo, in netto contrasto con le difficoltà di Catanzaro, Gallura e Bari.</p>
<p data-start="1483" data-end="1755" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Il quadro complessivo conferma una forte disomogeneità territoriale: eccellenze e ritardi convivono in un sistema che necessita di interventi strutturali, soprattutto sul fronte dei soccorsi, dove la tempestività resta un obiettivo ancora lontano in troppe aree del Paese.</p>
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		<title>Sanità in affanno: organici ridotti nei Pronto soccorso entro il 2026</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Nov 2025 15:45:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A partire dal 2026 molti Pronto soccorso italiani rischiano di ritrovarsi con metà del personale medico necessario. È quanto indica una recente rilevazione della Società Italiana di Medicina d’Emergenza Urgenza, che ha analizzato cinquanta strutture rappresentative del sistema nazionale. I dati riflettono una criticità ormai strutturale: solo una minoranza dei reparti riuscirà a garantire oltre [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="89" data-end="379">A partire dal 2026 molti Pronto soccorso italiani rischiano di ritrovarsi con metà del personale medico necessario. È quanto indica una recente rilevazione della Società Italiana di Medicina d’Emergenza Urgenza, che ha analizzato cinquanta strutture rappresentative del sistema nazionale.</p>
<p data-start="381" data-end="776">I dati riflettono una criticità ormai strutturale: solo una minoranza dei reparti riuscirà a garantire oltre il 75% dell’organico previsto, mentre una fetta consistente lavorerà con coperture insufficienti. Alla base della crisi pesano la scadenza dei contratti attivati durante l’emergenza pandemica, la difficoltà nel reclutare nuovi professionisti e l’aumento di dimissioni e pensionamenti.</p>
<p data-start="778" data-end="1159">Il presidente di Simeu, Alessandro Riccardi, ha evidenziato come la tenuta del sistema dell’emergenza sia messa alla prova da carichi di lavoro elevati e da condizioni che scoraggiano la permanenza nei reparti. Le soluzioni temporanee, come il ricorso a prestazioni aggiuntive o a operatori esterni, potrebbero tamponare solo nell’immediato, senza offrire garanzie per il futuro.</p>
<p data-start="1161" data-end="1380" data-is-last-node="" data-is-only-node="">L’indagine invita le istituzioni a definire un percorso strutturale di rilancio e potenziamento della medicina d’urgenza, prima che la carenza di personale diventi un ostacolo insormontabile per la tutela dei cittadini.</p>
<p data-start="89" data-end="379">
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		<title>UDC Puglia: “Taranto ha bisogno di un secondo pronto soccorso, non delle solite promesse elettorali”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Nov 2025 10:14:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Puglia]]></category>
		<category><![CDATA[sanità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nota congiunta dell’on. Gianfranco Chiarelli, Commissario Regionale UDC Puglia e candidato alle elezioni regionali, e del dott. Emiliano Messina, Responsabile Regionale del Dipartimento Sanità del partito: sovraffollamento, lunghe attese e personale allo stremo richiedono una nuova programmazione sanitaria. Una città di quasi duecentomila abitanti, un solo Pronto Soccorso. È questa la realtà con cui Taranto [&#8230;]</p>
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<em><strong>Nota congiunta dell’on. Gianfranco Chiarelli, Commissario Regionale UDC Puglia e candidato alle elezioni regionali, e del dott. Emiliano Messina, Responsabile Regionale del Dipartimento Sanità del partito: sovraffollamento, lunghe attese e personale allo stremo richiedono una nuova programmazione sanitaria.</strong></em>

 

Una città di quasi duecentomila abitanti, un solo Pronto Soccorso. È questa la realtà con cui Taranto deve fare i conti ogni giorno, e che ormai non può più essere ignorata. Le immagini di barelle nei corridoi, pazienti costretti ad attendere per ore e personale sanitario allo stremo sono diventate purtroppo una costante del sistema di emergenza-urgenza cittadino. Taranto non dispone oggi di un numero sufficiente di presidi per far fronte alle esigenze reali della popolazione.

 

Chiunque viva la città conosce bene il senso di impotenza che accompagna un accesso al Pronto Soccorso. Quella che è vissuta come un’urgenza può trasformarsi in una lunga attesa, superiore alle volte anche alle dodici ore, mentre i medici e gli infermieri cercano di gestire decine di casi contemporaneamente, spesso privi di adeguato supporto logistico. In un contesto del genere, il rischio di errori aumenta, la tensione cresce e la qualità dell’assistenza inevitabilmente si riduce.

 

«A Taranto &#8211; denuncia <strong>il dott. Emiliano Messina</strong>, responsabile regionale del Dipartimento Sanità dell’UDC Puglia &#8211; il pronto soccorso vive una condizione di sovraffollamento cronico, che ormai si trascina da anni senza risposte strutturali. I pazienti arrivano spesso anche da comuni limitrofi, perché non esistono alternative operative. Si tratta di una situazione inaccettabile per una città di queste dimensioni: chi entra in pronto soccorso deve poter contare su tempi certi e su un’assistenza dignitosa. Le lunghe attese compromettono non solo la sicurezza dei pazienti ma anche la serenità e l’efficienza degli operatori, che lavorano sotto una pressione costante, in condizioni che possono portare allo stress e, nei casi più estremi, al burnout. Chi deve prendere decisioni salvavita non può essere lasciato solo in un contesto di emergenza continua».

 

Secondo Chiarelli e Messina, è arrivato il momento di «riconoscere che <strong>un solo pronto Soccorso non basta</strong> più» e di avviare «una pianificazione sanitaria coraggiosa, che metta finalmente Taranto al centro della programmazione regionale, non come territorio periferico ma come città che merita pari dignità rispetto agli altri capoluoghi pugliesi».

 

Una posizione condivisa e rafforzata dalle parole dell’on. <strong>Gianfranco Chiarelli</strong>, commissario regionale dell’UDC Puglia e candidato alle prossime elezioni regionali con la lista UDC-Lega-Nuovo PSI a sostegno del Presidente Lobuono, che punta il dito contro la mancanza di visione della giunta uscente: «È ormai un dato incontrovertibile &#8211; afferma Chiarelli &#8211; che Taranto abbia bisogno di un secondo Pronto Soccorso. Così come è incontrovertibile che il secondo presidio sia stato chiuso proprio dal governo di Michele Emiliano, lo stesso che oggi, a ridosso della campagna elettorale, ne promette la riapertura. È necessario dire la verità ai cittadini: la realtà è che la rete dell’emergenza-urgenza è al collasso e che servono risposte serie, pianificate e finanziate in modo adeguato».

 

L’on. Chiarelli richiama inoltre l’attenzione sul rispetto delle norme nazionali: «L’istituzione di un nuovo pronto soccorso &#8211; spiega &#8211; non può prescindere dai dettami del decreto ministeriale n. 70, che impone la presenza, a supporto, di un ospedale di base dotato delle principali discipline ad alta fruibilità territoriale come medicina generale, chirurgia generale e ortopedia. Per questo, la proposta di aprire un nuovo punto di emergenza deve necessariamente accompagnarsi alla programmazione di un ospedale completo, in grado di garantire sicurezza clinica, personale qualificato e reparti di riferimento. Diversamente, si rischia di costruire un contenitore senza struttura, che non risolve ma aggrava i problemi».

 

Il commissario regionale dell’UDC invita a guardare oltre le logiche di consenso: «Serve una visione d’insieme, che valorizzi il personale sanitario, oggi demotivato da anni di precarietà e carichi di lavoro insostenibili. Il nuovo governo regionale dovrà occuparsi della sanità tarantina con serietà e una gestione efficiente delle risorse».

 

La conclusione è un appello congiunto, rivolto non solo alla politica ma all’intera comunità: «abbiamo il dovere &#8211; dichiarano Chiarelli e Messina &#8211; di tutelare i pazienti e i lavoratori. Taranto non può più essere lasciata sola da una politica che ha pensato alla soddisfazione di piccole esigenze invece che al bene della collettività. Dopo un ventennio che ha disatteso ogni aspettativa, è tempo di voltare pagina e dare fiducia a chi ha la competenza e la volontà di ricostruire davvero un sistema sanitario efficiente e vicino alle persone».

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		<title>Sanità in tilt a Novara: la denuncia di una giovane a rischio embolia</title>
		<link>https://newsitalynews.it/cronaca/2025/11/10/sanita-in-tilt-a-novara-la-denuncia-di-una-giovane-a-rischio-embolia/</link>
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		<pubDate>Mon, 10 Nov 2025 11:35:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A Novara, la sanità a Novara torna al centro delle polemiche dopo la denuncia di Denise, 36 anni, affetta da una rara patologia che la espone a gravi rischi, tra cui l’embolia polmonare. Da quasi due mesi tenta invano di prenotare una visita urgente nel sistema pubblico, ma i posti sembrano spariti nel nulla. La [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="362" data-end="678">A Novara, la <strong data-start="375" data-end="394">sanità a Novara</strong> torna al centro delle polemiche dopo la denuncia di Denise, 36 anni, affetta da una rara patologia che la espone a gravi rischi, tra cui l’embolia polmonare. Da quasi due mesi tenta invano di prenotare una visita urgente nel sistema pubblico, ma i posti sembrano spariti nel nulla.</p>
<p data-start="680" data-end="1075">La situazione si fa ancora più surreale quando la donna scopre che, nello stesso ospedale, la prestazione è immediatamente disponibile&#8230; ma solo a pagamento. “Il giorno dopo c’era posto, ma solo privatamente”, racconta con amarezza. Un paradosso che riaccende il dibattito sul doppio binario tra sanità pubblica e privata, dove chi ha risorse si cura, e chi non le ha resta in lista d’attesa.</p>
<p data-start="1077" data-end="1345">Denise, che convive con una malattia rara e sintomi gravi come gonfiore improvviso e difficoltà respiratorie, vive ogni notte con l’angoscia di non farcela.<em> “Quando ti dicono che potresti morire nel sonno, dormire diventa un rischio”,</em> spiega con lucidità disarmante.</p>
<p data-start="1347" data-end="1646">Il suo caso non è isolato: rappresenta il malessere diffuso di un sistema sanitario sempre più affaticato, dove i tempi di attesa si allungano e la burocrazia pesa più della cura. La <strong data-start="1530" data-end="1549">sanità a Novara</strong>, un tempo punto di riferimento, oggi mostra tutte le crepe di un servizio pubblico in affanno.</p>
<p data-start="1648" data-end="1766">Serve una risposta concreta, non l’ennesima promessa. Perché la salute, a differenza dei bilanci, non può attendere.</p>
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		<title>Allarme Aifa: in dieci anni raddoppia l’uso di psicofarmaci tra bambini e adolescenti</title>
		<link>https://newsitalynews.it/societa/2025/11/10/allarme-aifa-in-dieci-anni-raddoppia-luso-di-psicofarmaci-tra-bambini-e-adolescenti/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Nov 2025 11:24:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L’Agenzia Italiana del Farmaco lancia un segnale chiaro: l’uso di psicofarmaci tra bambini e adolescenti in Italia è più che raddoppiato nell’ultimo decennio. Il Rapporto OsMed 2024 evidenzia un incremento delle prescrizioni per disturbi legati alla salute mentale in età pediatrica, in particolare tra i 12 e i 17 anni, dove la prevalenza d’uso supera [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://newsitalynews.it/societa/2025/11/10/allarme-aifa-in-dieci-anni-raddoppia-luso-di-psicofarmaci-tra-bambini-e-adolescenti/">Allarme Aifa: in dieci anni raddoppia l’uso di psicofarmaci tra bambini e adolescenti</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://newsitalynews.it">News Italy News | Agenzia di stampa internazionale</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="432" data-end="800">L’Agenzia Italiana del Farmaco lancia un segnale chiaro: l’<strong data-start="491" data-end="540">uso di psicofarmaci tra bambini e adolescenti</strong> in Italia è più che raddoppiato nell’ultimo decennio. Il <strong data-start="598" data-end="621">Rapporto OsMed 2024</strong> evidenzia un incremento delle prescrizioni per disturbi legati alla salute mentale in età pediatrica, in particolare tra i 12 e i 17 anni, dove la prevalenza d’uso supera l’1%.</p>
<p data-start="802" data-end="1223">Nel 2024, circa <strong data-start="818" data-end="843">4,6 milioni di minori</strong> hanno ricevuto almeno una prescrizione farmaceutica. Gli antinfettivi restano i più diffusi, ma cresce sensibilmente il ricorso a farmaci del sistema nervoso centrale come antidepressivi, antipsicotici e psicostimolanti. L’aumento, spiega l’Aifa, è legato anche agli effetti a lungo termine della pandemia, che ha inciso profondamente sul benessere psicologico dei più giovani.</p>
<p data-start="1225" data-end="1594">Nonostante il raddoppio, l’Italia resta tra i Paesi europei con i livelli più bassi di consumo: lo 0,57% dei minori assume psicofarmaci, contro l’1,6% della Francia e oltre il 24% degli Stati Uniti. Un dato che solleva interrogativi sulla crescente medicalizzazione dei disagi giovanili, ma che al tempo stesso mostra una certa cautela del sistema sanitario italiano.</p>
<p data-start="1596" data-end="1888">L’Aifa invita a non abbassare la guardia, sottolineando l’importanza di un monitoraggio costante e di un corretto equilibrio tra terapia farmacologica e supporto psicologico. Dietro ogni ricetta, ricorda il Rapporto, c’è una storia individuale che merita ascolto, non solo una cura chimica.</p>
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